giovedì 29 aprile 2010

Ancora Bandha (scioperi) in Nepal



Prachanda si fa sentire ancora. La situazione in Nepal non è affatto rosea. Ancora una volta viene richiesto l’inserimento degli ex guerriglieri nell’esercito regolare. Questa volta il capro espiatorio sono le scuole private. Soprattutto in città, sono numerose le scuole di natura privata che offrono un livello di istruzione che potremmo definire “superiore” alla media. Consci dell’eccezionalità del servizio, gli istituti hanno alzato e rette (di circa il 30 %) e ovviamente i maoisti sono intervenuti. Paladini della buona istruzione al “giusto prezzo”? Non direi. Comunque il rischio è, ancora una volta, quello di far cadere il governo.
Per il momento sono previsti scioperi ad oltranza a partire da sabato 1 maggio: che data simbolica! Ancora più simbolica se si considera che proprio un anno fa, il 4 maggio, Prachanda si dimetteva dal governo perché il presidente Ram Baran Yadav, timoroso del troppo potere dei maoisti, si rifiutava di integrare gli ex ribelli nell’esercito.
Quello delle scuole è ovviamente un pretesto, anche se valido, per lamentare situazioni per più cogenti: la mancata costituzione e il processo di pace in lenta evoluzione. Il partito comunista unificato (maoista) del Nepal (Ucpn-m) appare determinato, come al solito!
Gli ex ribelli, che hanno la maggioranza in parlamento, chiedono un governo di unità nazionale in grado di rispettare la scadenza del 28 maggio, data entro la quale deve essere completata la nuova costituzione
Lo sciopero in nepal, il bandha, è ben diverso da quello che conosciamo noi. Si ferma tutto..tutto..tutto: attività commerciali, servizi, ospedali, trasporti. La differenza, rispetto alle moderne democrazie occidentali, sta nel fatto che spesso e volentieri chi vi aderisc in un certo senso è “costretto” a farlo.
La capitale è in subbuglio. Tra nuvole di polvere che attendono il monsone, si preparano circa 400000 persone. Qualcuno mi dice che saranno di più, qualcuno di meno.
Gli amici nepalesi, anche lontani dalla capitale, si dicono preoccupati.

giovedì 15 aprile 2010

Trekking in nepal: guida esperta


A tutti gli italiani che vogliono andare in Nepal
In risposta a Giorgio un breve post sul trekking in Nepal.
Ci sono moltissimi tour operator ovviamente..di varia specie e natura ma...
Vorrei consigliarti una guida locale.
E' meglio spostarsi con qualcuno che conosce veramente la zona, che ha esperienza, che conosce la tipologia di turisti italiani, le esigenze e anche un po' di lingua (inglese e italiana).
Contatta pure questa guida, ha esperienza e sa metterti in buone mani con pochi soldi (per te, non per lui!).

surya.prayas@yahoo.com


Se vuoi qualche consiglio e dettaglio per gli itinerari e la vita in Nepal puoi contattare anche me.
A Surya puoi scrivere anche in italiano, ma ti consiglio l'inglese, lo parla molto bene.

Sul periodo ti consiglio la primavera o l'autunno, settembre ad esempio.
Ci sono zone che si prestano anche all'estate perche' al riparo dal monsone ma mi pare che tu non abbia problemi con le ferie.

La guida che consiglio organizza professionalmente viaggi su misura: in gruppo o individuali.
Il trekking puo' servirsi di tea house sul sentiero oppure di comode e attrezzate tende ferrino.
Il cibo e' cucinato direttamente da un cuoco nepalese e i bagagli pesanti sono trasportati da portatori professionali che, in questo caso, non vengono sfruttati in maniera disumana. Su questo puoi stare sicuro, conosco bene molti di loro.

Le temperature variano a seconda degli itinerari: mi pare ovvio che piu' sali piu' fara' freddo.
Generalmente con questa guida non devi preoccuparti dell'acclimatamento perche' conosce bene l'ambiente e le difficolta' degli occidentali. Sa come comportarsi a livello fisiologico e psicologico.

Un trekking comunque si sceglie vagliando in maniera responsabile le personali predisposizioni fisiche e culturali.

Con questa guida, oltre che un'esperienza naturale, puoi fare anche un viaggio culturale perche' e' molto preparata a livello religioso (hindu e buddista) e ama stupire i suoi ospiti in situazioni interessanti di scoperta e ricerca, coinvolgendo la popolazione locale che si incontra sul percorso.

Il cibo e' gustoso, fresco, preparato al momento con fuochi da campo.

Per ulteriori dettagli sono a disposizione

Capodanno nepalese 2067: Navavarsha


HAPPY NEW YEAR PER TUTTI I MIEI AMICI NEPALESI
BUON ANNO.
VI AUGURO SOLO UNA COSA PER IL NUOVO ANNO: PACE E STABILITA'.

Credo che le parole da attuare e augurarsi siano quelle dei politici che hanno fatto un "bel parlare" per il nuovo 2067

In his new year greetings, President Yadav has said, reconciliation and national unity is today's necessity.

Saying a fear about whether the peace and the constitution drafting process will complete on time or not is looming large before the people, President Yadav said, the government and the political parties have a special responsibility in the year ahead to wipe out such fear.

Vice President Jha has wished for increased harmony among the people in the coming year, in his greetings.

PM Nepal has expressed his commitment to take the peace process to a logical conclusion by ending the differences among the political parties, this year.

In a televised New Year greeting message, PM Nepal said he tried for consensus in the previous and will continue to do the same in the year ahead. He also urged the political parties to forget the trivial differences and come to a consensus for the cause of a new constitution and a logical conclusion of the peace process.

In his message PM Nepal highlighted on seven points to be carried out this year. He said, in the coming year, the consensus and cooperation among the parties will be continued, the peace process will be taken to a logical conclusion, a new constitution as per the wish of the people will be written, national economy will be revived, the adverse impact left by the conflict will be minimised, the victims of conflict will be given a sense of relief and Justice and a foundation for a prosperous and strong Nepal will be constructed.
nepal.com

domenica 11 aprile 2010

Crepuscolo a Delhi


In attesa della partenza ritrovo la magia delle strade di Delhi che nasconde la sua caotica modernita'.Ahmed Ali in Crepuscolo a Delhi (Neri Pozza)trascina il lettore in un'India di inizio Novecento.

Si tratta di un Shahr ashob, del lamento per una citta' visto in parallelo al declino della famiglia di Mir Nihal. Il degrado cittadino, della tradizione del grande impero indiano, e' parallelo al degrado familiare, corporale e sentimentale.

Il crepuscolo si manifesta in ogni dimensione:

E' quello dell'impero ormai decaduto dopo la presa di potere degli inglesi (i farangi) che diffondono i loro usi e costumi.

E' quello del corpo che si degrada e rallenta attraverso la malattia e il lento percorso verso la morte.

E'quello della passione ardente e giovanile, intrisa di avvincente e sognante erotismo, che si spegne inspiegabilmente con lo scorrere del tempo, con l'abitudine e con il sogno ormai appagato.

E'quello della civilta' dell'Hindustan, degli usi, dei costumi, delle tradizioni che diventano sempre piu' strette e scomode per quei giovani che si affacciano verso il nuovo secolo e verso l'ondata di modernita' occidentale apportata dagli inglesi.

E' quello dello stesso potere inglese che vacilla a causa di un popolo indiano, fiero, che manifesta per garantire e riaffermare la propria indipendenza e liberta'.

E' quello della poesia hurdu, della sua bellezza e tradizione soppiantata dalle nuove tendenze espressive musicali e linguistiche; di poeti come Daagh, Dard, Ghalib, Insha, Mir Taqi Mir, Sauda, Zauq ai quali alcuni preferiscono volgari canzonette d'amore.

E' quello degli antichi passatempi, come l'addestramento dei piccioni, espressione di uno strato sociale indiano irrimediabilmente destinato a decadere insieme ai valori che esso veicolava.

E' quello dei legami familiari, apparentemente indissolubili ma, in vero, assecondato per rientrare in un modello sociale comunemente accettato.

E' quello della preghiera e del decoro morale e sociale, espressioni di una trascorso vivere dove il tempo era scandito dalle voci che richiamavano i fedeli ai loro doveri di devozioni e le stagioni si succedevano tra i preparativi di un matrimonio o le cerimonie per un funerale.


L'atmosfera e' pero' magica pacata, malinconicamente sognante

Il crepuscolo riporta alla luce momenti storici salienti della citta':il massacro musulmano del 1857 (il gadar) ad opera degli inglesi: la figura di Bahadur Shah, l'ultimo imperatore dell'Hindustan; i fermenti per l'incoronazione inglese del 1911; la protesta popolare anti-inglese del 1919.


Si oppongono innovazione e tradizione. Asghar,il figlio di Mir Nihal, rappresenta la dimensione indiana di quella giovineza inquieta che ritroviamo nelle pagine dei Malavoglia di Verga o nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa . Ma qui, in India, a Delhi, l'Asgar, la modernita' estetizzante, non riesce a realizzarsi se non come precarieta' e superficialita'. La tradizione, a volte intrisa eccessivamente di superstizione, fa prevalere velatamente un tempo passato che non si dimentica facilmente.

La Delhi contemporanea si percepisce appena: il Forte rosso viene trasformato in alloggio per le truppe inglesi mentre Chandni Chowk perde in quegli anni l'irrigazione e il verde che la caratterizzavano. Oggi, tra lo smog dei tubi di scappamento, e' difficile il solo immaginarlo.


domenica 28 marzo 2010

Per chi ama la primavera

http://www.youtube.com/watch?v=fOSQt-xRS5s

Per chi ama la primavera, visto che è timidamente arrivata, una canzone che riscalda al cuore. A tutti l'augurio di innamorarvi presto o di rinnovare quello che già avete nel cuore. La canzone è tratta da un film indiano bellissimo, Laagan di Ashutosh Gowariker del 2001 con il il bellissimo Aamir Khan...bhè..innamorarsi di lui però è fin troppo facile......
La musica,neanche a dirlo-quando si tratta di un bel film- è di A.R. Rahman.
Comunque la scena di lui che balla vestito da inglese non si può guardare......ah ah...meglio in versione indiana da villaggio...
Vi ho scelto la versione con i sottotitoli in inglese.

venerdì 12 marzo 2010

Tibet: Olre 51 anni di oppressione



Anche in occasione dell’anniversario per i 51 anni dell’occupazione del Tibet la Cina tenta di offuscare un concetto basilare: il Dalai Lama non richiede l’indipendenza del Tibet ma la sua autonomia. Si continua a negare il fatto che il governo cinese sta progressivamente eliminando il buddhismo.
A detta del neopresidente della Regione autonoma cinese Padma Choling, ciò non corrisponde al vero. I buddisti sarebbero liberi di praticare la loro “religione”.
In realtà i monaci sono costretti in condizioni di semi-schiavitù…mentre il mondo resta a guardare.
Ieri a Kathmandu, in Nepal ci sono state pesanti manifestazioni anticinesi in occasione del 51 anniversario dell’oppressione tibetana. Il governo nepalese ha risposto con la violenza e ha arrestato 34 persone. Come si era comportato negli anni 70’, quando gruppi di resistenza armata formatisi in Mustang, avevano cominciato a portare avanti il loro piano di ribellione? Attaccando! Si, attaccando ma promettendo collaborazione. Quale è stata mai la collaborazione? Nel 2008 ho visto con i miei occhi le manifestazioni anti Pechino a Kathmandu, i giovani tibetani trascinati con violenza per strada.
Con la caduta della monarchia nepalese nel 2006 e la salita al potere dei partiti maoista (Unified Communist Party of Nepal) e leninista-marxista (Unified Marxist–Leninist) il Paese ha iniziato a stringere accordi economici con Pechino.
Quanta parte del mondo sa che, fino ad ora, questa ingiusta occupazione ha causato circa 1 milione di morti? Parliamo tanto dei genocidi del mondo, degli ebrei, degli armeni…e il Tibet? Dov’è? Chi manifesta interesse?
L’altro giorno un giovane mi ha chiesto: “Ma nessuno fa niente? E l’America? Possibile che l’Onu o la Nato non intervengano? Abbiamo fatto tutto quel casino per l’Iraq che è pure più piccolo!”
Cosa dovevo dirgli?

sabato 6 marzo 2010

Oltre la felicità interna lorda del Bhutan



La scorsa settimana, leggendo il giornale mi ha colpito una notizia. Il Bhutan misura l’indice di incremento della “felicità interna lorda”. Mentre il mondo si sbraccia per aumentare il Pil e l’Occidente sbatte i piedi perché India e Cina galoppano, il piccolo paese himalayano vive indisturbato nella sua realtà d’altura.
Il paese è stato aperto al turismo solo nel 1974. Probabilmente il contatto non così diretto con la generazione del Mac Donald’s e della Coca cola ha preservato un piccolo angolo di Paradiso.
Oggi visitare il Bhutan è molto costoso. L’ultima volta che ho preso informazioni ricordo che il visto costava circa 200 dollari per ogni notte di soggiorno e vale solo per 15 giorni. Non male!
Ma perché il Bhutan sono felici? Perché hanno un re che li segue amorevolmente; domina la poliandria (una donna può avere più mariti così da preservare l’integrità della proprietà privata), la religione principale è il buddismo e c’è pochissimo inquinamento, data l’impervietà di alcune zone è difficile immaginare un sistema stradale ramificato. Nonostante questo le aziende idroelettriche riescono a garantire ricchezza alla maggior parte della popolazione.
Una legge stabilisce che” il 60% delle foreste debba restare coperto di foreste”!!!!!!
Mentre la California aumenta del 200% le tasse scolastiche, il Bhutan offre l’istruzione gratuita, anche l’università!!!!
Per calcolare la felicità si considerano il livello di salute fisica, il benessere psicologico e culturale, l’integrazione, il tasso di democrazia e….straordinario….l’uso del tempo. Come usiamo noi il nostro tempo? Quali sono allora i paese verso cui guardare seriamente? Credo che l’orizzonte bhutanese sia di gran lunga auspicabile. Non è il paese perfetto ma, se si pretende poco…..

venerdì 26 febbraio 2010

Holi 2010: oltre il colore



Le giornate si stanno allungando. La primavera sta per arrivare. Per salutare questo passaggio in India, Nepal e in tutto il mondo indù, si festeggia HOLI. Quest’anno cade il 28 Febbraio.

Pur essendo una festa estremamente gioiosa alcuni dei miti ad essa legati sono abbastanza tetri.
La festa è infatti legata alle litanie di lamentazione per la punizione imposta a Kamdev (dio dell’amore) da Shiva per essere stato colpito al terzo occhio con una delle sue frecce.
Un altro mito parla della fornace in cui la cattiva Holika cercò di attirare il pio Prahlad, che invece si salvò mentre lei finiva bruciata.
La luce che compare nelle case ricorda il fuoco con cui fu arsa viva la vampira che voleva succhiare il sangue di Khrisna

Sempre rimanendo su Khrisna, la festa rievoca anche la danza e gioco del Dio e delle gopi (le mandriane) in un mare di polvere colorata.

Ma il colore fa anche riferimento all’amore.
ll giovane Khrisna, geloso dell’amata Radha per la bellezza della sua pelle, un giorno le dipinse tutta la faccia. È per questo che in occasione di questa festività gl’innamorati colorano la faccia dei propri amati proprio per rendere evidente il loro sentimento.

La ricetta per holi è la seguente:
• bhang e thandai a base di marjuana per inebriarsi
• Luci alle finistre
• Gulal (colore) e gavettoni di acqua o olio
• Un pizzico di follia


Ovviamente i ragazzi ne approfittano per importunare in maniera “lecita” le ragazze. Le normali distanze di sesso e casta vengono momentaneamente dimenticate. Ad holi tutto è concesso quindi è difficile sottrarsi al colore. Se si vuole evitare di essere colpiti è bene rimanere in casa….ma anche lì…vita dura!
I ragazzi solitamente vanno fuori di testa perché le belle fanciulle indiane sciolgono i capelli e si lasciano andare al gioco mattutino.
All’ora di pranzo la battaglia del colore è pressoché finita. Il resto della giornata si passa ingozzandosi di dolci. Quelli più gettonati sono il mathri e il gujiya. Niente male!
Fino a qualche tempo fa le polveri erano di derivazione naturale. Oggi è facile trovare coloranti chimici che spesso irritano gli occhi e la pelle. Nella tradizione aryurvedica invece si dà importanza alla purificazione ottenuta dal contatto con la polvere di fiori.

Oltre che la primavera, il trionfo del bene e l’amore, la festa rievoca anche la sospensione delle diatribe. Per un giorno la mente dovrebbe sospendere i pensieri negativi verso coloro che consideriamo come nemici

La festa comunque dura due giorni.
La sera del giorno che precede Holi c’è la celebrazione di Holita Dahan. Per l’occasione vengono accesi grandi roghi in cui si brucia il fantoccio della demonessa Holika sorella di Hiranyakashipu re dei demoni.
Il secondo giorno noto come Dhulhendi, le persone festeggiano per le strade danzando e cantando lanciandosi addosso acqua colori.

Happy Holi

Oltre la Fatwa eterna di Rushdie


Rushdie si racconta....
Era il 1989 quando l'ayatollah Ruhollah Khomeini, leader della rivoluzione islamica in Iran condannava a morte Rushdie per i "Versetti satanici".
La Fatwa è una sentenza in base alla Sharia. La condanna a morte va intesa come estesa anche agli editori e traduttori.
Nel 1991 il traduttore giapponese di Rushdie, Hitoshi Igarashi, fu pugnalato a morte a Tokyo, quello italiano malmenato e pugnalato a Milano.
Nel 1993 William Nygaard, l'editore norvegese di Rushdie, è stato gravemente ferito a colpi di armi da fuoco nel corso di un attentato davanti la sua casa di Oslo.
Trentasette ospiti di un hotel di Sivas (Turchia) morirono carbonizzati a causa di un incendio appiccato da dimostranti che manifestavano contro Aziz Nesin, traduttore turco di Rushdie.
Rushdie è accusato in quanto nei Versi satanici verrebbe proposta una visione blasfema di Maometto.
L'opera è intrisa di quel realismo magico di cui l'autore è maestro. La vicenda magica in cui due viaggiatori, miracolosamente scampati a un disastro aereo, si vedono trasformati l'uno in una creatura angelica e l'altro in un essere diabolico. Ormai simboli del Bene e del Male i due si affronteranno nella più antica e inevitabile delle battaglie, una lotta senza esclusione di colpi destinata a protrarsi in eterno nel tempo e nello spazio, dai più sperduti villaggi indiani alla Londra contemporanea, fino alla divina improvvisa apparizione del profeta Mahound.

Nel 1998 il presidente riformista iraniano Mohammad Khatami ha in parte ridimensionato l'applicabilità della fatwa sullo scrittore anche se lo scorso anno l'ayatollah Khomeini ha dichiarato che "ogni buon musulmano deve impegnare ogni sforzo e ricchezza per mandarlo all'inferno.

La vita sotto scorta per quasi 10 anni (1989-1998)non è stata sicuramente facile per Rushdie. Nonostante tutto è riuscito a sviluppare un'incantevole e sagace autoironia sull'accaduto. Negli ultimi 10 anni vive a New York ma il sistema di sicurezza che lo circonda è ancora alto. Quando l'ho incontrato ricordo che era molto infastidito dalla presenza della digos o dei carabinieri. Più volte ha insistito affinchè non ci fosse nessuno in divisa mentre lui parlava.

Qualche giorno fa l'autore indiano ha dichiarato che sta scrivendo un nuovo libro: l'argomento è tutt'altro che magico. Si tratta della sua autobiografia legata indissolubilmente alla fatwa. Molto interessante. Speriamo sia ormai in porto anche il progetto di sceneggiatura dei Figli della mezzanotte per la realizzazione di un film con la regista Metha.

giovedì 18 febbraio 2010

Corsi di letteratura indiana...e oltre


Serie di 5 incontri a cura di Monica Guidolin presso l’Università Popolare di Castelfranco Veneto, Associazione culturale fondata nel 1921. Un viaggio straordinario all’interno del mondo letterario indiano.
“Leggo vari giornali ogni giorno. Leggo anche libri ogni giorno. Li metto tutti nella mia testa e lascio che se la vedano da soli.” Mahatma Gandhi

Tagore e Gandhi
La storia letteraria indiana si compone di molteplici letterature e lingue. Si assiste sempre più ad un crescente interesse e attesa verso questo paese e la sua straordinaria vicenda culturale.
Nostra intenzione è quella di offrire una panoramica storica della ricca produzione scritta indiana a partire dalle opere più antiche, di carattere soprattutto religioso e filosofico, fino alla contemporaneità. Uno scenario in trasformazione che si riflette nella narrativa odierna, senza che manchi mai un nesso ai temi del pensiero tradizionale. Una storia letteraria che sia aggiornata nelle prospettive, nei metodi, nelle acquisizioni e sia l’espressione della volontà di trasmettere l’alto valore culturale dell’immensa produzione letteraria dell’India, dei tesori di conoscenza e di bellezza che la civiltà indiana racchiude in sé.

Mercoledì 24 marzo 2010: Letteratura religiosa e filosofica
La religione occupa nella vita indiana una posizione di assoluta preminenza. Ne deriva che essa condizioni e permei in larga misura anche le espressioni artistiche, tra le quali quella letteraria è, forse, la meno affrontata. La letteratura più antica è quella vedica, i cui testi sono frutto di una rivelazione divina.
Mercoledì 31 marzo 2010: Tradizione e letteratura scientifica: lo Yoga

Dell’intero patrimonio culturale millenario dell’India, lo Yoga costituisce l’aspetto di gran lunga più noto, anche in occidente. Una disciplina che, prima di ogni cosa, ha conosciuto un’evoluzione fondata su una serie di fonti e su un lessico che non appartengono all’epoca classica della cultura dell’India, bensì al periodo medievale nel quale la lingua, non diversamente dalla tradizione religiosa, fu soggetta ad un rinnovamento.

Mercoledì 7 aprile 2010: Lirica classica indiana
Nella produzione indiana non mancano immagini poetiche, talora affascinanti, talora enigmatiche. Raffinatissima nella forma e nel linguaggio, la lirica classica è soprattutto un canto d’amore dove le intenzioni degli autori, anonimi o mitici, è raccogliere e perpetuare nei testi le grandi tradizioni religiose che le hanno ispirate.

Mercoledì 14 aprile 2010: Poeti hindi del Novecento
Il desiderio di indipendenza politica si intesse con il desiderio di libertà individuale. L’espressione in campo letterario di istanze più vaste sono i fermenti che animano il poeta romantico hindi. Diversamente dai secoli passati, sia devozionali che manieristi, egli cerca come individuo l’intimità con qualcosa che non è Dio e marca della sua personalità l’espressione dei propri sentimenti.

Mercoledì 21 aprile 2010: Letteratura contemporanea
Negli ultimi tempi gli scrittori indiani sono diventati una passione a livello internazionale. Vikram Seth, Salman Rushdie, Shashi Tharoor, Amitav Gosh, sono solo alcuni nomi di una lista che continua ad ingrossarsi. Tutti autori che scrivono in lingua inglese. Nel 1912, uno scrittore di 51 anni relativamente sconosciuto decise di provare a tradurre alcune delle sue opere mentre era in viaggio a Londra. Nel 1913 allo scrittore fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura. Il suo nome era Rabindranath Tagore.

Info e dettagli:
Sede dei corsi: Sala in Via Verdi, 3 – Castelfranco Veneto
Le lezioni iniziano alle ore 20.30 (eccetto la prima lezione che inizia alle 20.15)
Informazioni e iscrizioni:
Libreria San Giacomo, via Matteotti, 14 E – Castelfranco Veneto (TV)– Tel. 0423 723430
Libreria Costeniero, via Giorgione, 55 – Castelfranco Veneto (TV)– Tel. 0423 720027
Libreria Massaro, Via S. Pio X, 2 – Castelfranco Veneto (TV) – Tel. 0423 497998

Informazione da

http://www.indika.it

domenica 14 febbraio 2010

Losar: Tashi Delek!




Tashi Delek (buon anno): Losar, il capodanno tibetano. Lo (anno) sar (nuovo).

Questa e' la settimana delle feste. Ieri e' cominciato anche il capodanno tibetano. A pochi km da Pashupatinath, ancora inebriato dal fumo dello Shivaratri, Boudanath si prepara ai festeggiamenti della settimana per il Losar, l'anno nuovo.
Anche in questo caso le preghiere sono indirizzate alla prosperita'. In teoria oggi si dovrebbero cambiare le bandiere dei 5 colori. (fino a luglio mi terro' ancora quelle vecchie).
Da Dharamsala (India) il Dalai Lama ha invitato i tibetani a non festeggiare per unirsi a coloro che in Tibet, schiacciati dal governo cinese, hanno deciso di astenersi in segno di protesta. Siamo in un periodo delicato: tra poco ci sara' l'incontro con Obama.
L'astensione era avvenuta anche l'anno scorso.
Quest'anno il capodanno cinese e quello tibetano cadono simultanei. Siamo sotto il segno della tigre. Speriamo non sia aggressiva!
Preghiere, scambi di doni, canti e danze rituali: i luoghi piu' sacri sono adornati con sculture fatte di burro di yak; vengono rappresentate lune, stelle, animali, edifici e personaggi.
Questa settimana e' “fausta” per una ragione specifica .Le azioni vengono percepite come amplificate, il rapporto tra potenza ed atto e' intensificato per 100.000 volte. Ad ogni azione corrisponde una conseguenza, sia essa positiva o negativa. Data la valenza dell'amplificazione e' necessario concentrarsi su azioni positive.
La situazione del Tibet e' molto delicata.
Rimando ad una recente iniziativa di cui parla Marco Restelli nel suo blog:


http://milleorienti.wordpress.com/2010/02/14/capodanno-tibetano-due-dvd-per-capire-la-situazione-nel-paese-delle-nevi/



(Per celebrare il Losar, la Breizh Production, una nuova casa di produzione video con sede nella Bretagna francese, inaugura il nuovo sito e mette in vendita i DVD di due documentari di straordinario interesse: «Tibet: quale futuro?» di Guido Ferrari e «Il mio Tibet».) Marco Restelli in Milleorienti.



NESSUNO E' NATO SOTTO UNA CATTIVA STELLA.
CI SONO SEMMAI UOMINI CHE GUARDANO MALE IL CIELO

(DALAI LAMA)

sabato 13 febbraio 2010

La notte di Shiva


Ieri gli indù hanno festeggiato lo Shivaratri.Precisamente il rito si è svolto dalla mezzanotte di venerdì alle cinque di questa mattina (in Asia). E' una festa dedicata a Shiva. Si riferisce ad un antico mito in base al quale viene esaltata la luce di Shiva come guida nella notte.Un altro mito collega l'evento con il matrimonio tra Shiva e Parvati. L'unione divina dà vita al cosmo stesso.
Questa notte viene considerata la più lunga dell'equinozio. Si tratta di un momento di purificazione ed ebrezza.Un momento cosmologicamente "fausto", come direbbe Ramesh.
Questa festa è particolarmente sentita nei pressi di un tempio sacro al Dio. In prossimità dei fiumi sacri si riuniscono fedeli e sadhu. Vengono fatte offerte di fiori, riso e denaro. E' l'occasione giusta per vedere gli uomini di cenere in tutta la loro essenzialità. In questa giornata, che in realtà comincia alla mezzanotte del giorno precedente, i sadhu (e non solo) fumano più ganja del solito. L'uso di sostanze inebrianti, spesso di origine naturale, fa parte della venerazione di Shiva.
I collegamenti con l'invasamento dionisiaco sono infiniti e interessanti.
Il momento più bello è quello centrale della giornata quando, dopo i veda, vengono intonati i canti. I colori dominanti sono il rosso, il giallo e l'arancio. Gli strumenti più suonati le tabla.
I luoghi asiatici dove la celebrazione è più sentita sono Benares e Pashupatinath, il sito sacro shivaista di Kathmandu dedicato ai riti funebri sul fiume Bagmati.
La festa è molto sentita anche dai giovani che hanno l'occasione di passare una notte "diversa", senza limiti, verso i "sacri eccessi". Spesso le ragazze nepalesi sono intimorite dall'esuberanza giovanile shivaista e decidono di rimanere a casa!!!
Una tradizione vuole che nella sacra notte ci si debba astenere dal sonno e dal cibo.

venerdì 12 febbraio 2010

Muoversi


"Vergogna, e' questo il modo di amare? Dormendo?
Quel che faresti domani fallo oggi
Fa' quello che oggi hai da affrontare.
A che servira' il tuo dolore e il tuo sgomento
quando gli uccelli ti avranno rubato il grano?"

Questo Inno indu' l'ho trovato su un libro a me molto caro, Intoccabile di Anand

Oggi mi viene da dedicarlo a tutti quelli che si disperano e non vogliono trovare una soluzione
Come si puo' rimanere insensibili davanti alla bellezza del mondo?
Come si puo' credere che tutto sia tetro e impossibile da risolvere.
Molte esperienze della mia vita mi hanno portata a vivere con persone legate a questa dimensione negativa. Forse e' per questo che ho necessariamente maturato un atteggiamento contrario.

Passare le giornate con la testa tra le mani ripetendo lamentele contro il fato non serve a nulla
Apprezzo e condivido il coraggio di chi rischia, di chi agisce, di chi sa voltare pagine, di chi prova e riprova su strade difficili, su strade inesplorate.Andiamo avanti.

Non riesco a rimanere a guardare in silenzio.
L'azione e il coraggio.

L'anno passato mi ha messa alla prova ma sono giunta ad una conclusione: il male, la sfortuna, il caso, chiamatelo come volete, sono solo un'assenza del bene. Se non ricordo male lo pensava anche Sant'Agostino