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mercoledì 9 marzo 2016

Se una donna riesce a nascere in India

Se una donna riesce a nascere in India il percorso che intraprende non è certo dei più facili. Selezione alla nascita, malnutrizione, maltrattamenti, poca istruzione e poche chances per vivere un’esistenza serena e con gli stessi diritti riservati agli uomini.
Il  percorso matrimoniale non è poi altrettanto facile: dote, ingerenze, strani incidenti domestici. Dentro e fuori dalla famiglia la condizione femminile rimane difficile nonostante la società progredisca civilmente, economicamente e giuridicamente.

Il rischio più grave e diffuso rimane quello della violenza, della molestia fisica e verbale. La donna indiana deve sopportare soprusi e angherie. Ma non sempre tutto è così negativo.
Se una donna nasce in India è perché ha superato la ben triste e nota pratica dell’aborto selettivo.  Il rapporto bambine e bambini oggi è di 92 a 100. Avviene un aborto selettivo ogni 25 nascite. Dal 1994 è vietato legalmente l’esame prenatale che incentiva questa pratica. Se nasce una donna dovrà poi superare un’altra pratica, quella dell’infanticidio femminile. Un detto iindiano dice: “Allevare una bambina equivale ad annaffiare il giardino del vicino”. Spesso le bambine vengono soppresse alla nascita, affogate ritualemnte nel latte o tramite i capezzoli avvelenati della madre. Se una donna cresce in India dovrà scontrarsi con la malnutrizione (50%), con l’anemia (48%), con l’analfabetismo (59%) e con meno diritti riconosciuti. Se una donna cresce in India il suo percorso matrimoniale non sarà semplice. Molte bambine vengono fatte sposare giovanissime per non gravare più sulla famiglia di origine. Tale pratica sfiora addirittura il 56% in Rajastan per le bimbe dagli 8 ai 15 anni. La vita matrimoniale non è mai facile. Spesso la donna deve scontrarsi con angherie e violenze, anche da parte della suocera. Si registrano numerosissimi casi di incidenti bomestici, bruciature con fornelli al kerosene o morti sospette. Ogni due ore una donna in India subisce questo tipo di maltrattamento. Nella progredita Bangalore si registrano circa 80 casi l’anno. Il motivo è sempre lo stesso: la dote. Un’usanza indiana vietata ufficialmente dal 1961 ma ancora fortemente diffusa. Quando la dote non è ritenuta sufficiente, la soluzione migliore è quella di “cambiare moglie”. Se una donna in India si sposa e diventa vedova, la sua condizione può non essere tra le migliori. Molte donne vengono allontanate dalla famiglia del marito e destinate a vivere in preghiera ed isolamento in un ashram: vestono di bianco, non portano gioielli, vivono di elemosine e non possono mangiare cibi saporiti. Le vedove meno fortunate sono soggette alla Sati, la morte rituale sulla pira funeraria del marito. Tale pratica è vietata in India dal 1829. E’ un reato anche partecipare ad un culto legato alla sati dal 1987. Nonostante questo, dal 1947 ad oggi, ci sono stati almeno 53 casi di Sati accertati. Per l’Atharveda la sati è un dovere della donna. Le principesse Rajput si suicidavano collettivamente quando venivano a sapere che i loro sposi erano morti in guerra. Oggi capita spesso che le donne condotte verso una sati siano drogate o costrette con la forza. Se una donna sopravvive in India va in contro a molestie sessuali. Ogni 20 minuti avviene uno stupro e un indiano su quattro ha dichiarato di aver compiuto almeno una volta una violenza su una donna. Il 50 % di loro lo ha fatto per divertimento, il 40% per punizione. Il gesto si è ripetuto almeno nel 45% dei casi. Negli ultimi 40 anni i casi di violenza sono aumentati del 900%. Un’associazione di ingegneri  indiani composta prevalentemente da donne, la SHE, ha recentemente messo a punto congegni elettronici in grado di prevenire gli stupri: un reggiseno che se sganciato scorrettamente rilascia una scarica di 3800 kilovolt oppure un GPS sotto le scarpe che allerta numeri amici e forze dell’ordine, oltre che localizzare la vittima di aggressione.
Ma le donne che nascono e crescono in India sono anche donne felici, donne che lottano per i loro diritti e raggiungono risultati. La donna cerca di emanciparsi sempre più. Veste come un’occidentale, frequenta l’università e conduce una vita sociale come qualsiasi altra donna ha il diritto di fare. Le donne indiane ricoprono ruoli importanti nella politica (anche se hanno solo l’11% di quote rappresentate in Parlamento), basti ricordare donne come Indira Gandhi, Primo ministro dal 1966 al 1984; Sonia Gandhi, presidente del Congress Party fino al 2004 (ricordiamo inoltre che Saronjini Naidu ha ricoperto per prima, come donna,  questo incarico nel 1929) o  Pratibha Patil, Presidente della Repubblica dal 2007 al 2012. Anche nelle società e nelle aziende e multinazionali le donne primeggiano; ricordiamo donne come Indra Noyi (Amministratore delegato della Pepsi), Arundhati Bhattacharya (Presidente della State bank of India), Chanda Kochhar (Amministratore delegato della ICICI bank) o Shobhana Bhartia (Presidente dell’Hindustan time). Sempre più donne decidono di non diventare madri e dedicarsi agli studi e alla carriera. Gli stati economicamente più progrediti in India sono quelli dove l’alfabetizzazione e l’istruzione media delle donne risultano essere più elevate. Una donna che nasce e scresce in India: una risorsa da non sottovalutare. 

domenica 21 febbraio 2016

Parliamo di donne in Asia a Venezia

LA CANZONE DELL’ALTRA/O
STORIE E R-ESISTENZE DELLE DIFFERENZE INVISIBILI

Serata a sostegno di Emily
Sabato 27 Febbraio 
Circolo ARCI Franca Trentin Baratto
Santa Sofia, Cannaregio 4008, Venezia
Dalle 17:30
Storie di r-esistenze differenti e invisibili: la luce di chi vive la malattia rara,
il carcere e l’essere donna in Asia.
Ne parliamo insieme a:
Luigi Vero Tarca – Filosofo e docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia
Elisabetta Favaretto – Presidentessa dell’associazione filosofica LAI e insegnante nei Licei
Sonia Orazi – Insegnante e blogger esperta di cultura asiatica
Grace Spinazzi – Mamma e insegnante
Buffet vegetariano e vegano preparato dai volontari della LAI
Musica dal vivo di Paola Tamburin, Paolo Sottana e Frankie & Master Mauri
Tutto il ricavato sarà devoluto per aiutare Emily Rose Marie, una bambina di tre anni affetta dalla sindrome di Sanfilippo, una grave malattia degenerativa. La mancanza di un enzima causa l’accumulo di tossine nel cervello e porta gradualmente ad un grave ritardo mentale ed alla perdita delle funzioni vitali principali. L’aspettativa di vita è molto bassa. Non vi sono né cure né terapie accertate: la prima sperimentazione è iniziata l’anno scorso.
I fondi raccolti durante la serata aiuteranno Emily in questo percorso “speciale” faticoso ma anche pieno di speranza.
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1685182305080324/
Pagine Facebook: A smile from a Rose + Libera Associazione di Idee
Sito LAI: https://associazionelai.wordpress.com

mercoledì 5 marzo 2014

Gulaab gang al cinema?

Una bella iniziativa in India per la festa della donna. Si è avuto il buon gusto di non far coincidere l'uscita del film Gulaab gang  con l'8 Marzo. Un giorno fa la differenza.
Il film racconta la  vera storia di Sampat Pal Devi, una donna dell'Uttar Pradesh sfuggita ad un matrimonio violento che, prendendo ispirazione da Laximibai Rani, ha fondato una "gang" di donne in sari rosa. La gulabi gang (ne avevamo parlato qui) è il movimento femminile che si occupa della salvaguardia dei diritti dei più deboli. I modi utilizzati dalle donne indiane in rosa non sono sempre pacifici. In una società maschilista e fallocentrica come quella indiana non poteva forse fare alltrimenti.
Il film è diretto dal regista esordiente Soumik Sen,  prodotto da Anubhav Sinha e  interpretato da Madhuri Dixit e Juhi Chawla. Colpisce la mancanza di un importante ruolo maschile nel cast. Essendo incentrato sulle donne non si poteva pretendere altro. Gli uomini, almeno questa volta, subiscono e sono intimoriti da questa "regina rosa" aggressiva e paladina dei diritti clpestati. La colonna sonora, dello stesso Sen, , uscita già in Gennaio, ha avuto abbastanza successo tra il pubblico e la critica.
La leader  reale del movimento, non interpellata prima dell'inizio della produzione, si è dichiarata scontenta dell'uscita del film e proprio oggi l'Alta Corte di Delhi ha vietato la diffusione del film in quanto la reputazione della Pal verrebbe messa irrimediabilmente in cattiva luce. In teoria si dovrebbe aspettare il 18 maggio, data della prossima sentenza.

lunedì 25 novembre 2013

Quali violenze?

Le violenze sono tante. Non solo quelle sessuali e fisiche. Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne ricordiamo differenti forme di persecuzione.
Le donne, da sempre, sono vittime di soprusi e vessazioni.
Quelle della quotidianità, dei colleghi di lavoro che ci ritengono inferiori perchè donne, che non riescono a  riconoscere il nostro ruolo e le nostre responsabilità.
Madri, figlie e mogli, le donne hanno il compito di assistere e fino a quando sono dedite totalmente a questo scopo può andare sommariamente bene. Avere un proprio spazio invece non è concesso. In ambito accademeico, scientifico, intellettuale, culturale, ho visto uomini ridere del ruolo delle donne, del loro impegno, delle loro ricerche. "E' una donna, e qundi è meno brava. Cosa puoi aspettarti da una donna".
Una lenta, costante, inesorabile accusa, un ghigno perpetuo. Non sono che forme di violenza.
E poi c'è la violenza quotidina in casa, quella di mariti e compagni che ci riconoscono solo quando siamo utili al managment familiare. Ma all'occorrenza siamo anche stupide, inutili, non adeguate, imbranate. E allora ci viene chiesto di tacere, di non intervenire, di non fare.
Una lenta, costante parola di questo tipo, ogni giorno, per una vita. Cos'è se non violenza?
A questo si aggiungano le percosse fisiche  e mentali. Anime schiacciate e violentate quotidianamente.
La vilenza ha tanti volti.
Quella che racconto oggi è la storia di Sunita, scappata dal suo carnefice. Scappata da un uomo che non vedeva di lei nulla se non uno spazio da riempire con astio. Una violenza camuffata da amore che giocava su parole vuote e assenti. Quando Sunita ha aperto gli occhi era troppo tardi. Aveva perso tutto intorno a sè.
La violanza ha tanti volti e spesso, troppo spesso, si nasconde dietro la parola amore.

lunedì 4 novembre 2013

Apri! L'amore non esiste: una testimonianza

Nepal, 2008
Porto il nome di un fiore. Mio padre volle questo nome perchè mi amava infinitamente e voleva il meglio per me. A nove anni mi incantavo davanti alle spose del mio villaggio. L'hennè sulle loro mani mi affascinava. Spesso aspettavo che il pandit lasciasse il tempio o che la custode si allontanasse. Passavamo davanti al tempietto di Vishnu e con le corte dita ci mettavamo reciprocamente il sindur lì dove i capelli cominciano la loro cascata corvina. Sciocche ragazzine! Cosa aspettavamo?

Mio padre mi parlò del mio futuro marito  all'età di 12 anni.  Il suo fiore doveva avere il meglio. Il suo meglio diventò il mio incubo. Yadav era ricco, ricco rispetto ai giovani del mio villaggio. Suo fratello era all'estero a fare il manovale,  un altro fratello aveva un chioschetto, un piccolo chai shop  in una buona posizione perchè davanti al tempio di Shiva. Ma lui, Yadav, apparentemente non aveva prospettive.

Quando mi vide non nascose il suo disprezzo. Ero burrosa allora. Adoravo i dolci di Amma. Non ne potevo fare a meno e nessuno in casa me li vietava. Yadav non mi disse una parola. Forse mi trovava piccola e stupida. Non mi rivolse la parola. Vedevo i sogni di hennè e sindur sfumare in indefinite lingue rosse.

Venni a sapere che preferiva vivere in città in una piccola stanza. Sapevo che non aveva abbastanza denaro per rimanervi ma l'idea di fare il contadino lo atterriva. Disprezzava tutti noi ma al tempo stesso disprezzava anche le persone di casta che gli permettevano di sopravvivere. Molte persone mi parlavano di lui. Sapevo che un giorno sarebbe stata lui la mia rossa vita futura.

Il giorno del matrimonio lo passai a piangere. Non volevo lasciare la mia casa per andare con quell'uomo dal volto teso e imbronciato. Il tempo non mi consolava. Yadav non mi disse una parola se non "Apri!". Quella parola, l'unica pronunciata da mio marito, significava una sola cosa, che dovevo aprire i miei vestiti, e rapidamente. Non una carezza o una parola se non quell'"Apri!". E poi, in pochi istanti violenti e soffocati, tutto finiva, in silenzio. Si alzava e andava via. Non amava dormire con me. Rimanevo al villaggio, da sola con sua madre e la litania della sua asma o con il silenzio accigliato di suo padre. Sapevo che quello era il mio compito: assistere i suoi genitori. Yadav non aveva sorelle  o  parenti vicini. Non veniva mai a casa. Il suo ritorno era un semplice e secco "Apri!". Aspettavo con terrore quel momento.
Prima del matrimonio ero stata al cinema con una mia cugina sposata. I volti dei divi sul grande schermo descrivevano dei sentimenti così forti. Chiesi a mia cugina se fosse quello l'amore. "L'amore non esiste. Almento non per noi"  La sua risposta mi atterrì. Era sposata da appena un anno e il suo era stato un matrimonio d'amore!

Visitai Yadav in città. Non sapevo cosa fare in casa. Non potevo muovermi da sola in quel luogo così grande e misterioso. Non conoscevo nessuno. Yadav non tornava a pranzo. Non amava la mia cucina.  La sera spesso i suoi amici venivano a bere nella nostra stanza. Mi coprivo il volto con la dupatta e passavo ore vicino al rubinetto esterno. Fino a che erano presenti i suoi amici con schiamazzi e volgarità, sapevo che il momento dell"Apri" si sarebbe allontanato.

In uno di quei giorni grigi trovai quelle lettere e le fotografie. Sotto il letto, non troppo nascoste, in una scatola. Parlavano di sentimenti, di litigi, di passione e vicinanza reciproca. Il volto che sorrideva nella foto era diverso dal mio. La carnagione era chiara. Forse una ragazza di casta alta.
Ma quelle lettere parlavano anche di tormento e delusione. Quella donna doveva aver provato qualcosa di molto forte. Non riuscivo a capire il suo stato. Sapevo solo che l'oggetto di tanta emozione era colui che adesso era mio marito.

Mi trovò così, sbigottita, a terra, con le lettere sul sari sgualcito. Si arrabbiò molto ma non sembrò giustificarsi. Per la prima volta mi parlò direttamente. Mi parlò delle difficoltà  della vita in città, dei sogni che non era riuscito a realizzare. Nelle sue parole c'era astio e risentimento. Verso chi? Cosa avevo fatto di male? Mi spiegò che c'era sempre bisogno di denaro e che procuraselo non era facile. E così aveva trovato quella donna di casta alta. Una donna sola che si era innamorata di lui e lo manteneva. "E' stato facile. E' bastato essere gentile. Sapevo che la sua famiglia era ricca. Che poteva spillare denaro ai suoi. Mi dava denaro, viveri e tutto quello di cui avevo bisogno. Ma poi mi sono stufato perchè mi richiedeva attenzione e tempo. Ottenere quello che volevo non era più così facile. Mi sono stancato. Adesso racimolare i soldi non è facile".
Ero attonita. Non sapevo cosa dire. Non so dove trovai il coraggio per dirgli quello che gli dissi.
"Ma lei parla di amore. Di sentimenti? Noi eravamo già sposati quando..."
"Povera sciocca. L'amore non esiste! Per nessuno!"
Ancora una volta quella sentenza. I miei sogni di sindur ed hennè erano infranti da tempo.

Sono passati tanti anni. Yadav è partito. Ha raggiunto suo fratello. L'ultima volta che l'ho visto il  mio piccolo Sunil aveva 2 anni e mezzo. Il frutto dorato di uno di quei momenti in cui ho dovuto "aprire" . Ancora oggi mi sorprendo davanti agli occhi grandi e buoni di mio figlio. Come può, da tanta indifferenza e sofferenza nascere uno splendore simile?
Io e Sunil passiamo ore seduti davanti al cortile della casa dei genitori di Yadav. Le sue manine si estendono verso di me. Mi sorride quando nascondo il viso con la dupatta chiudendone le estremità laterali
. "Apri!" mi chiede spostando il velo con la manina paffuta "Mamma, dammi un bacio!".
L'amore esiste. Anche per noi!

In India oggi 24 milioni di bambine sono costrette al matrimonio precoce. A metà Ottobre l'India si è rifiutata di firmare la risoluzione Onu che vieta tali pratiche. Hanno firmato, tra i 107 paesi, anche Nepal, Ciad, Niger e Mali. luoghi dove le spose bambine sono milioni ogni anno. Per molti gram pamchayat indiani, i consigli di villaggio, far sposare in tenerà età una giovane garantisce l'allontanamento dalle possibilità di stupro. I problemi sociali e di salute che emergono da tali  usanze sono incalcolabili!


giovedì 16 maggio 2013

La storia di Laxmi: non era Amore

Foto da qui

Mi  chiamo Laxmi e nel mio paese il mio nome è quello della dea della ricchezza e dell’abbondanza, della dea della fortuna. Sembra uno scherzo vero? Qual è poi la mia fortuna?  Là da dove vengo io le ragazze non scelgono il loro destino e sicuramente  non sono fortunate. Forse la mia famiglia ha voluto darmi la fortuna, almeno nel nome.

Il mio è stato un matrimonio combinato. Non ho scelto. Non ho mai scelto. Quando ero bambina vedevo le altre donne, le ragazze o le innocenti bambine sposare uomini che non conoscevano. Ho sempre pensato che fosse normale. Oggi per me è normale. E’ normale vivere con chi non ho scelto. Mi sono abituata. Ma non sto parlando di amore.

Una volta si, quella volta l’amore l’ho trovato. Ero così felice. Ero così stupida. Pensavo che qualcuno potesse amarmi al di fuori di una scelta impostami. Lui sapeva che soffrivo, lui sapeva che ero disperata e mi ha usata. Anche lui. Quell’amore cieco e folle l’ho pagato. L’ho pagato  quasi con la morte. E alla fine in mano non mi è rimasto nulla perché mentre la mia vita scivolava nelle tenebre e nella vergogna, mentre la consapevolezza della sua indifferenza e del suo usarmi diventavano sempre più coscienti, lui si mostrava per quello che era. La sua vera immagine si  faceva nitida dentro di me e io provavo vergogna. Perché? Perché una donna deve vergognarsi? Perché ha amato una sola volta nella vita? Perché vergognarsi? Perché ci si accorge che non era Amore quello che muoveva le mani e si rifiutava di baciarmi. Non era Amore quello che  fingeva di amare misurando la sua prestazione, guardando l’orologio appeso sopra la porta,  mentre da fuori  giungevano fino a noi  i clackson della città folle. Non era Amore quello che non voleva neanche che mi spogliassi completamente, perché c’era poco tempo e l’essenziale era un punto. Non era Amore quello che sputava a terra dopo avermi usata per eliminare da sè il mio sapore. 
E allora si prova vergogna perché si  comprende che se quello non era Amore allora il mio cos’era? E perché non posso oggi chiamarlo Amore? Cos'è allora l'amore?Perché prevale la vergogna? Perché è questa la mia condizione.

Ho visto il sole per un breve attimo e adesso sono tornata alla mia vita. Condivido una stanza silenziosa con chi non ho scelto di avere accanto. Non parla molto, non parla mai. Nella nostra cultura è normale. Io, da quando sono qui, avrei tante cose da dire, ma non parlo. So che lui non  mi risponderebbe.
Lui è quello che lavora, che finge di farlo, che esce e sta fuori tutto il giorno a far finta di essere un uomo. Decide ogni cosa ma non ne parliamo mai. Io condivido silenziosamente. Nel suo lavoro è melenso e falso. Finge un entusiasmo non suo. Quell’entusiasmo che piace ai clienti. Il cliente ha sempre ragione. Solo io so quanto è falso. Solo io so che è il denaro che vuole.
Avrei potuto studiare. Avrei potuto finire di crescere. Avrei potuto vedere meglio la città. Perché no? Adesso sono qui, in un posto che non mi appartiene. La mia famiglia è lontana. Ora la mia famiglia è lui. Quell’uomo che, ho saputo, neanche mi voleva, perché voleva continuare a divertirsi pubblicamente. So che lo fa ancora. So che frequenta altre donne e a tutte dirà che è la sola. A me non ha bisogno di dirlo. Io gli appartengo. Sono una sua proprietà. Sono l’oggetto che mio padre ha ceduto al suo. E  lui neanche voleva. Lui voleva continuare a vivere da solo. Almeno adesso ha chi cucina per lui, chi fa la spesa e chi, se rimane senza soldi, può vendere l’unico gioiello che ha.

Avrei potuto studiare. Avrei potuto finire di crescere. Avrei potuto incontrare realemente Amore. Ma sono in una stanza, un’unica stanza a guardare le lancette dell’orologio appeso sopra la porta, mentre da fuori arriva il rumore impazzito dei clackson di una città non mia.”

(Laxmi è un nome di fantasia. La sua storia è vera. Ascoltata con la pelle e con il cuore.

martedì 7 maggio 2013

La forza dell'unità e le donne indiane

Canto di guerra
"Il mondo intero sta cambiando, sorella mia, ma se tu non cambi, cosa accadrà?
Ora il governo ti aiuta a mandare i tuoi figli alla scuola, ma se non sali anche tu, sul treno dell'educazione, chi ti rispetterà?
Io ti ho mostrato molte strade, sorella mia, ma se non ne imbocchi alcuna cosa accadrà?
Oggi ci sono leggi che ti proteggono, non ci sono più caste, nè alte nè basse, le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, ma se ti insultano, ti molestano o ti picchiano e non dici nulla, chi protesterà per te?
Il mondo intero sta cambiando, sorella mia, ma se tu non cambi, cosa accadrà?
Io ti ho spiegato le nuove regole, ma se non le diffondi anche tu, chi le spiegherà alle tue figlie?
Io son qui per voi, sorelle mie, per darvi coraggio, ma se non fate di tutto per restare motivate, che posso fare , io sola, di più?"
                                                                                           Sampat Pal, Con il sari rosa, pag.120

L'India. l'Italia, gli Stati Uniti. che differenza c'è oggi tra questi paesi? Il femminicidio e la violenza sulle donne non hanno latitudine o longitudine. Ci nascondiamo dietro un falso progresso, una falsa istruzione, un intellettualismo esasperato che nasconde solo un'unica verità. La violenza. E non fa differenza se si tratta di uno schiaffo, uno stupro, un omicidio o un lento e perpetuo schiacciamento della dignità e integrità individuali. Il risultato è lo stesso. Ferite non rimarginabili. Madri, mogli, figlie, sorelle. Quanti compiti difficili.
Un passo indietro nella storia e compare una donna: Pandora, Eva, Elena di Troia, Draupadi, Sita. Di chi è la colpa? Chi vuole cercare una colpa? Perchè? Cosa si finge di proteggere? Quello che poi si vuole distruggere?


Gulabi in hindi significa rosa. Un colore prettamente femminile. Chissa poi perchè. Quello della Gulabi Gang in Uttar Pradesh non è il rosa sbiadito delle bambole o degli oggetti frivoli ma quello potente e vivo di un gruppo che ormai ha al suo seguito decine di migliaia di donne dal 2006 ad oggi. Un gruppo che crede nell'unità e nella forza, nei diritti e nell'autonomia femminile. Un gruppo che si batte contro i matrimoni delle bambine, gli abusi e  il dilagare della corruzione in India, quella spina che sembra entrare più vigorosamente nel fianco femminile. Un gruppo. Semplici donne che dicono basta. Che non chiacchierano ma agiscono. A capo di questo esercito rosa c'è una piccola donna con una forza inarrestabile.

venerdì 3 maggio 2013

Le donne in India. Matrubhoomi. A nation without woman


Matrubhoomi. a nation without woman (2003)
Negli ultimi 100 anni in India sono scomparse 35 milioni di donne, vittime di un'illogica violenza  decisa alla nascita.
Questo film, difficile da vedere in India, é il limite di una pratica ormai perpetrata da secoli
Il regista Manish Jha ha  ha avuto coraggio
L'estrema durezza della prima scena è l'overture di una tragica storia impietosamente vera  per milioni di donne in India..e non solo
Dedico  questo film a tutte le donne che hanno subito violenza, soprusi e oppressione, di qualsiasi genere


giovedì 14 febbraio 2013

mercoledì 30 gennaio 2013

Gandhi ki jai!




"Non c'è occasione in cui le donne debbano considerarsi subordinate agli uomini. Le lingue proclamano che la donna è la metà dell'uomo e, a sua parità di ragionamento, l'omo è la metà della donna. Essi non sono due entità separate, ma la metà di una sola cosa." (Harijan, 23 marzo 1947, p.80)
Cosa sarebbe oggi l'India o il mondo intero se ci fossero realmente tanti piccoli Gandhi come questi?
"Le donne sono le speciali custodi di tutto ciò che vi è di puro e religioso  nella vita. Conservatrici per natura, se sono lente  a liberarsi dalle abitudini superstiziose, sono anche lente a rinunciare a tutto ciò che è puro e nobile nella vita" (Harijan, 25 marzo 1933, p.2)

Mahatma Gandhi. 30 Gennaio 1948. 30 Gennaio 2013


mercoledì 23 gennaio 2013

Donne nepalesi

Le figlie di Kisun Naue
Queste bimbe non vedranno più la loro mamma. Il peso di una cultura malvagia ha strappato loro l'attenzione di Kisun Naue, una donna di Nwalparasi (Lumbini). 26 anni, due figlie  e il peso di aver messo al mondo un'altra femminuccia. Il timore del commento negativo della comunità, le pressioni della famiglia, le preoccupazioni per la futura dote e la superstizione hanno portato Kisun a cospargersi di kerosene e a darsi fuoco. Ogni anno in Nepal migliaia di donne muoiono in circostanze tragiche, vittime di omicidio, misteriose scomparse o  forzati suicidi. La causa di tutto questo è tra le pieghe di una società che vede ancora la donna come essere inferiore. Le donne del Nepal, le donne dell'India, le donne del Bangladesh, le donne......

martedì 8 gennaio 2013

Violenza in India: ne arriva una peggiore

"Si può applaudire con una mano sola? Non credo!"
Così la pensa il guru hindu Asaram Bapu.

"I colpevoli non sono solo i 5 stupratori. La ragazza ha colpa come i suoi stupratori. Lei avrebbe dovuto chiamarli fratelli e chiedere loro di fermarsi. Questo poteva salvare la sua dignità e la sua vita. Si può applaudire con una sola mano? Io credo di no"

E invece si può applaudire. Usando le mani di tutti quelli che dicono basta e gridano vergogna. Vergogna per una società che vuole nascondere le sue nefandezze. Una società ormai globale che non è più solo in India ma che in India si nasconde dietro santoni che pensano di poter dare sentenze sull'azione umana.
Vergogna! Vergogna!

lunedì 7 gennaio 2013

Basta con la violenza!

Anche in Nepal, come in India, sono cominciate le proteste contro la violenza sulle donne. Qualche settimana fa, all'Aeroporto Interazionale di Kathmandu, una giovane ragazza migrante di ritorno nella sua terra è stata violentata da un poliziotto. Adescata con la scusa di un controllo di routine è stata violentata e picchiata. Tre giorni fa , a Nord di Kathmandu, un ragazzo di 23 anni ha provato a violentare una bimba di 6 anni. 6 ANNI! Ora gli attivisti chiedono giustizia e lo fanno usando la tecnologia; on line è disponibile la petizione da inviare al Primo Ministro. Su twitter si rincorrono i messaggi che propongono di occupare la  residenza di Bhattarai.

Quello delle violenze è un problema grave che non esiste certo solo da oggi o dal 18 Dicembre, quando l'India sembra essersi svegliata. Qui le immagini forti di uno stupro e omicidio ai danni di due donne dalit nel 2010

giovedì 31 maggio 2012

In ricordo di Kaur Balwinde



Kaur ha pagato con la vita il suo desiderio di avvicinarsi all'Occidente e alle sue regole.
Restano un grido di disapprovazione e un silenzio imbarazzato.
Per non dimenticare Kaur e tutte le donne come lei

venerdì 24 febbraio 2012

L'onore alle donne asiatiche

Jasvinder Sanghera è l’autrice di un interessante libro, Daughters of shame, recentemente tradotto da Piemme con il tiolo Prigioniere dell’amore. Non si tratta di un romanzo ma del resoconto vivo e appassionato di un’associazione attiva da anni in Inghilterra, la Karma Nirvana. Jasvinder Sanghera è la responsabile e fondatrice di un’associazione  che dà rifugio e assistenza alle donne asiatiche vittime di violenze, abusi e matrimoni forzati.
La realtà femminile delle donne asiatiche emigrate non è diversa da quella dei loro paesi di origine. Vivere a Londra o in grandi ed  evolute città occidentali non sottrae le donne da una cultura ferrea che vuole la donna vittima di soprusi e vessazioni.
Jasvinder Sanghera ha vissuto in prima persona la difficile esperienza di fuga da una famiglia violenta che voleva forzatamente sposarla ad uno sconosciuto. La sua è la storia di tante donne  costrette a sposarsi in età adolescenziale, forzate a lasciare gli studi e i propri sogni. Spesso i futuri mariti vivono ancora nei paesi di origine: in India e Pakistan. Il matrimonio permette loro di ottenere un visto di ingresso.
Per le donne questa pratiche è accompagnata, prima e dopo, da intimidazione e violenza. L’onore della famiglia non deve essere calpestato. Alcune famiglie arrivano a seviziare le figlie recalcitranti, altre ad ucciderle.
Siamo in Inghilterra! Non in uno sperduto e tradizionale villaggio del Punjab! Sulla condizione difficile delle donne  mi ero già soffermata. Molto spesso in India  si assiste ancora alla pratica dei matrimoni in giovane età. In Rajastan il 56% delle donne si sposa in età scolare. Si tratta di una promessa di matrimonio che a volte può avvenire anche a 5 o 6 anni per le bambine, o 10-12 anni per i bambini. La coppia si unisce fisicamente quando la bambina raggiunge la pubertà. Recentemente si è arrivati alla maggiore età. Un interessante e dettagliato romanzo racconta questa pratica nell’India del secolo scorso, La sposa bambina di Viswanathan Padma
Ma cosa rappresenta il disonore per una famiglia asiatica in Asia così come in Occidente? Parlare con un ragazzo, possedere un cellulare, andare al cinema con le amiche, avere una relazione con qualcuno esterno alla comunità di appartenenza,  rifiutare un matrimonio a 16 anni con uno sconosciuto, avere dei sogni. Tutto questo è disonorevole. E allora si viene picchiate, minacciate, seguite, cercate, scovate, segregate, forzate, stuprate, punite, uccise.
Le richieste di aiuto vengono inascoltate perché la società occidentale ritiene al limite dell’impossibilità e della veridicità alcune logiche culturali. Come si può, si chiede nostra società, arrivare a questo? Si tratta di una famiglia! Eppure, ricordiamolo, anche nelle nostre famiglie, tra le mura domestiche, si perpetrano le violenze più subdole e ciniche.
I servizi di assistenza esterni sono spesso insufficienti o non idonei: polizia, assistenza sociale, ospedali, psicologi non hanno i mezzi per comprendere determinate situazioni o arrivano ad intervenire quando ormai è troppo tardi. Il seguire un protocollo specifico o  una bieca burocrazia che vuole rintracciare “casi –modello”, porta a commettere errori gravissimi che ricadono sulle vittime. Cosa fanno, anche in Italia, i servizi sociali, per assistere realmente una donna minacciata di violenza? Esistono centri di violenza, certamente. Ma quando intervengono? Come intervengono? Con quali leggi attive, rapide, risolutive? Quante volte abbiamo sentito di donne stuprate o perseguitate che non hanno ottenuto giustizia. Qual è la giustizia? Spesso le vittime di queste violenze non hanno il coraggio di denunciare perché gli aggressori sono famigliari, perché non si sentono tutelate e protette, perché  hanno paura di ritorsioni. Intorno a queste  donne aleggia una nuvola di promesse, di possibilità e di rassicurazioni che spesso sono vuote parole.
L’onore, lo izzat o iard, è la pietra angolare della comunità asiatica, tocca alle donne preservarlo. Le ultime statistiche dell’Onu pubblicate nel 2007 a riguardo sono agghiaccianti: si parla di 5000 morti l’anno. Tali dati riguardano India, Pakistan, Giordania, Egitto, Gaza, Cisgiordania. Le comunità più ferree sono quelle curde dell’Iraq o quelle palestinesi di Cisgiordania, Pakistan e Turchia. Come mette in evidenza il testo di Sanghera, tale logica si sta diffondendo anche in Occidente: in Inghilterra, Belgio, Russia, Canada. In Occidente, come in Oriente,  le donne vengono uccise. In Turchia, tra il 2000 e il 2006, sono state uccise per motivi di onore 480 donne, un quinto delle quali tra i 19 e i 25 anni. Tra il 1997 e il 2007 nelle province curde dell’Iraq sono state assassinate 12.500 donne per motivi di onore. Solo 5 assassini sono stati condannati.  L’errore è quello di credere che si tratti di pratiche e mentalità legate all’Islam. Tale logica è  solo universalmente folle. Si tratta di tradizioni “tribali” più che religiose. Il Corano non parla di delitti d’onore, solo di frustate in caso di adulterio. Storicamente la lapidazione era un’usanza ebraica. La Chiesa cattolica bruciava le streghe sul rogo!
In Inghilterra, insieme all’associazione Karma Nirvana, è nata la Forced Married Unit che la Home Office e il Foreign and Commonwealth Office hanno designato come l’organismo incaricato del salvataggio e della protezione delle ragazze inglesi costrette al matrimonio forzato. Nel 2007 la Camera dei Lord ha presentato il Forced Mariage (Civil Protection) Act, un progetto di legge volto ad impedire i matrimoni forzati alle giovani adolescenti asiatiche.
Daughters of shame mette in luce l’assurdità di una logica che non ha apparente spiegazione. Spesso a perseguitare o forzare le figlie sono le stesse madri. Perché? Perché anche la figlia deve subire quello che lei è stata presumibilmente costretta a subire. Una logica che si reitera. Una violenza che permane inascoltata.

venerdì 16 dicembre 2011

Le donne indiane dove sono?

A Sunita, Agosto 2009
Recentemente alcune notizie provenienti dall'India ci fanno inorridire. In un ospedale di Haryana un gruppo di medici ed infermieri organizzava aborti selettivi di feti femminili.
Come si può giungere a tanta miseria culturale?

Quello della sex ratio è un problema di molti paesi dell'Asia. La Cina e la politica del figlio unico hanno indotto all'implementazione di un'orrida pratica già largamente diffusa nel paese. Attualmente alle coppie che hanno una bambina viene data un'altra possibilità. Si incrociano le dita e si spera che sia maschio. Si, perchè nelle campagne cinesi la nascita di una bambina, l'unica figlia prima di pagare una tassa per ulteriori figli, può essere una maledizione.

Solo nell'ultimo anno mancano all'appello 60 donne. Nascono 940 femmine ogni 1000 maschietti. In un paese come l'India che si appresta al miliardo e 300 milioni di abitanti, che nel 2020 supererà sicuramente la Cina,  che non ha problemi demografici, la scomparsa di queste 60 bambine è giustificabile solo con un'accurata selezione.Nel 2001 la sex ratio vedeva la presenza di 100 bambini e 94 bambine. Il rapporto attuale in Punjab è quello di 100 a 79,8.

E' vero, l'India è il paese di Sonia  e Indira Gandhi, il paese dei presidenti donne come Pratibha Devisingh Pati, delle leggi che garantiscono, o cercano di garantire quote rosa adeguate in ambito lavorativo e politico. Sonia Gandhi sta premendo affinchè si approvi una legge che garantisca il 33% di incarichi parlamentari.
Ma l'India è il paese dove le donne subiscono ancora umiliazioni e vessazioni indicibili.

- In Rajastan il 56 % delle donne si sposa sotto i 15 anni di età
-Molte donne, rimaste vedove, sono spinte dalle famiglie a scegliere la Sati, la morte sul rogo del marito per essere poi santificate e ricordate come "brave mogli". Il governo ha addirittura emanato una legge, già nel 1929, che scoraggia i testimoni e i sostenitori di tali immolazioni. Il tredicesimo giorno dopo la Sati si celebra una cerimonia di santificazione per la donna pura che ha scelto di seguire il marito anche in morte. Spesso queste immolazioni sono veri e propri suicidi perchè la condizione vedovile indiana è alquanto difficile. Su questo interessante argomento ci sarebbe tanto da dire; un film, Water di D. Metha, ne mette in luce  le caratteristiche.
-Molte vengono stuprate da zii o parenti più o meno prossimi
-Altre vengono picchiate, bruciate o indotte al suicidio per mantenere la dote che hanno portato in caso o poter sposare un'altra donna. A volte le torture peggiori vengono inflitte dalle suocere

E' vero, forse tutto questo avviene solo nei villaggi isolati e poco evoluti culturalmente. Ma di quale cultura parliamo? Sono dunque forse fortunate le bambine che si decide di non far nascere?
Oggi questo fenomeno non è legato solo ai villaggi,  sta aumentando drasticamente anche nelle grandi città. Nel 2030 i maschi indiani saranno il 20% in più rispetto  alle femminucce.


Perchè scompaiono le bambine?
Perchè una bambina rappresenta solo un peso per la famiglia: vestirla, nutrirla, istruirla, vengono considerati gesti inutili, senza frutto, perchè quella bambina, il prima possibile, abbandonerà la casa dei genitori per entrare nella casa del futuro marito. Un matrimonio rappresenta, per le famiglie indiane di bassa estrazione sociale, una spesa ingente e gravosa, la spesa più importante e pesante. Spesso alcune famiglie si indebitano  spaventosamente per poter presentare una dote adeguata. Scarsa dote, scarso marito. Scarso marito, poco onore per la famiglia. E l'onore in India è importantissimo.
Dal 1961  la dote sarebbe, in teoria, abolita, illegale. Di fatto non è cambiato nulla, fatta eccezione per i Nair del Kerala.
Avere un figlio maschio, comunque, è considerato un segno di fortuna e prosperità. il figlio maschio continua il nome della famiglia, rappresenta forza e virilità e si prende carico dei genitori anziani. Ricordiamo inoltre che nella tradizione hindu il figlio maschio è colui  che accende il rogo funebre dei genitori.

Le bambine allora scompaiono: con un'ecografia fetale è possibile stabilire in pochi minuti il sesso del nascituro. In altrettanti pochi minuti, nei tempi giusti e legali, è possibile sbarazzarsi  di un feto indesiderata perchè gravoso.

Ma esiste anche una disuguaglianza durante la  vita.
Normalmente la mortalità femminile è inferiore rispetto a quella maschile. In alcuni paesi asiatici, tra i quali spicca l'India, il tasso di mortalità femminile diventa invece il più alto. Le bambine vengono malnutrite, non viene data loro assistenza medica adeguata, un'istruzione adeguata. Il rischio di morte tra  1 e 5 anni è del 50%. E'anemico  il 60 % delle donne indiane. L'India ha 6 volte più universitari della Cina ma  metà delle donne è analfabeta. 


"Le donne reggono metà del cielo" dicono i cinesi, ma la realtà asiatica sembra sconfessare questa affermazione. Ogni anno in Cina muoiono 39.000 bambine entro il primo anno di vita a causa delle scarse cure e della scarsa attenzione ad esse prestata. In India ogni due ore viene bruciata una donna. In Nepal centinaia di bambine vengono rapite e rivendute ai bordelli di Delhi o Calcutta.


Le donne, in realtà, se riuscissero a nascere e a sopravvivere, potrebbero essere una risorsa importantissima per molti paesi asiatici. Crescere, studiare e trovare un lavoro sono semplici cose che possono cambiare un sistema. ll Kerala ha già fatto questo passo avanti: la mortalità infantile è scesa, il livello di istruzione è salito e con esso lo sviluppo economico.


Le donne possono portare pace: l'assenza di donne, a lungo andare può portare a problemi di ordine sociale e civile. Nelle società dove le donne sono numericamente inferiori o emarginate prevale una cultura aggressiva e violenta. Il terrorismo sembra prevalere  nei paesi dove le donne hanno un livello culturale basso.


E' difficile proporre soluzioni, sopratutto da parte di una donna che si è ormai convinta del fatto che la sua condizione di donna la porta e la porterà irrimediabilmente verso condizioni di discriminazione quotidiana. Si può essere nati, sopravvissuti, istruiti ma, purtroppo, tristemente consapevoli e rassegnati.

martedì 8 marzo 2011

Grazie alle donne dell'Asia come a quelle occidentali: perenne 8 Marzo

A tutte le donne che ho incontrato.
A tutte le donne di oggi e di domani

In un mondo dove le donne sono violentate anche sotto anestesia o in carcere 









In un mondo dove il tasso di disoccupazione aumenta se si e' donna


In un mondo dove le donne vengono venute e avviate alla prostituzione








In un mono dove le donne vengono rapite, stuprate e uccise per soddisfare la libidine maschie


In un mondo dove le donne studiano di piu', sanno di piu', se viene loro concesso di studiare


In un mondo dove i feti femminili vengono abortiti preventivamente




In un mondo dove le donne vengono sterilizzate




In un mondo in cui la tua idea è meno credibile o falsa perchè sei donna


In un mondo dove esistono paesi con il 50% di donne anemiche






In un mondo dove le donne vengono malnutrite e picchiate




In un mondo che esclude le donne dalla partecipazione politica e religiosa


In un mondo dove si perde il lavoro perche' si diventa madri




In un mondo dove si ha meno accesso al lavoro perchè si è donne






In un mondo dove le donne non possono accedere ai ruoli religiosi officianti 








In un mondo dove la donna e' responsabile dei 2/3 dei lavori mondiali

In un mondo che non permette il paritario accesso all'istruzione




In un mondo che ha paesi come India, Pakistan, Bangladdesh e Sri Lanka che hanno avuto o hanno primi ministri donne




In  un mondo dove le donne vengono lapidate per aduterio






In un mondo dove le donne si immolano sulle pire funerarie dei mariti




In un mondo che finge di considerare la donna come avente gli stessi diritti dell'uomo


In un mondo dove si finge che  esistano le quote rosa




In un mondo dove la donna è oggetto, corpo conteso dai media






In un mondo che non assicura alle donne la libertà di poter girare liberamente per strada


In un mondo dove si è donne, madri, mogli, figlie,  compagne e lavoratrici




Auguri a tutte le donne di questo mondo.
A tutte le donne che ho incontrato e che incontrero' a Est e a Ovest




A tutte le donne che con lingue diverse e a diverse latitudini mi hanno comunicato con lo sguardo la stessa impeccabile e forte complicita'


Grazie a tutte le donne!
Per aver reso i mondo migliore con il loro sacrificio