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sabato 13 settembre 2014

Uno sgardo sull'India: i compiti a casa per Narendra Modi

Ahmedabad, Agosto 2014
Narendra Modi ha tanti compiti da fare a casa. Sicuramente in Gujarat ha fatto un bel lavoro: ha migliorato le infrastrutture e ha fatto crescere il Pil. Ma non dimentichiamo che molte zone, come quelle dell'Ovest dello stato, sono rimaste abbastanza arretrate. Molti lo accusano di aver semplicemente garantito un livello di crescita che stava interessando già tutta l'India.
 Questa crescita miracolosa sembra però essersi arrestata. Oggi il tasso di crescita indiano è al 5% e la disoccupazione sta aumentando in maniera preoccupante; gli investimenti esteri sono diminuiti, l'inflazione è in calo.
Certo gli indiani hanno scelto l'uomo forte, il leader. In molti si mostrano fiduciosi verso questo nuovo "padre della nazione". Fino a qualche anno fa i miei amici indiani mi dicevano "Sonia, you are like my Sonia, my Sonia Gandi". Oggi quel "my" sembra assolutamente scomparso. E forse Modi appare tanto forte e invincibile perchè debole e avvilita è la forza del Congress Party, impossibilitata a muoversi perchè avvolta da una densa melassa di corruzione.
Modi piace un po' a tutti, ma prevalentemente piace all'upper class. Eppure viene dalla casta ghanchi, una classe non particolarmente elevata in Gujarat.
Gli industriali indiani sembrano essere interessanti alla possibilità dell'aumento delle esportazioni e agli sgravi fiscali che Modi, come chief minister, ha garantito in Gujarat.
Gli ultra nazionalisti religiosi, i membri del Rss, saranno forse delusi dai primi passi del Primo ministro indiano. Nonstante Modi abbia militato nel movimento in gioventù, abbia abbracciato il pracharak e venga accusato della non azione rispetto alle sommosse del 2002 in Gujarat, oggi manifesta posizioni più "laiche", se così possiamo definirle. La non informazione fa però in modo che la figura del "difensore degli hindu" aleggi tra le menti degli uomini semplici. Speranza e interesse da una parte, ignoranza dall'altra. Una volta eletti, in un modo o in un altro, si dovrà procedere a mantenere le promesse fatte.
Quali sono le urgenze che dovrà gestire Modi?

  • Rivalutare la rupia, oggi ai minimi storici
  • Diminuire la malnutrizione. Oggi un neonato su 5 è sottopeso e più del 40% rimane tale
  • Omogeneizzare la diffusione del tasso di alfabetizzazione. Ragionare in termini di qualità e quantità
  • Diminuire la disoccupazione. Oggi il 70% di brillanti ingegneri indiani è disoccupato e il paese avrebbe bisogno di creare 20 milioni di posti di lavoro l'anno
  • Aumentare le esportazioni
  • Favorire nuovamente gli investimenti esteri
  • Diversificare i settori di sviluppo e crescita, allentare  l'entusiasmo fittizio del settore immobiliare e dell'edilizia per puntare verso il consolidamento dei servizi (alimentazione, igiene, istruzione, sslute) e delle infrastrutture
  • Combattere la corruzione
  • Attenuare le diversificazioni sociali
Tanti compiti. Un'impresa titanica  che ha bisogno ti tempo e pazienza.

giovedì 11 settembre 2014

A cena con Ramesh: la nuova politica indiana

Kurta bianca inamidata, piedi scalzi e massiccio orologio d’acciao al polso sinistro. Ramesh arriva a tavola con un largo sorriso.
“Ogni tanto bisogna prendersi un periodo di vacanza Sonia. E Pune in questi giorni è impossibile. Troppo caldo e troppa pioggia, si, decisamente tropppa pioggia!”
“Ma Ramesh, mi pare che piova più qui a Darjeling in questi giorni che a Pune!”
“Hai ragione, ma qui la pioggia è diversa, è più tranquilla!”
Più tranquilla sembra essere anche la situazione politica indiana, almeno secondo Ramesh, un amico indiano neochirurgo a Pune. Il monsone non ha ancora cancellato le tracce dell’entusiasmo per l’elezione di Modi.
“282 seggi non sono uno scherzo beti!Vedrai che meraviglie! E non abbiamo tra i piedi neanche il peso del Congress insieme alla zavorra che si portava dietro, l’Alleanza progressista unita. Con quei comunisti! Parassiti che fingevano di appoggiare il governo”
La mia perplessità e l’accenno algi episodi del Gujarat del 2012 lo fanno irrigidire e il suo volto paffuto e bonario si fa torvo, quasi aggressivo. Mi punta il dito contro sporgendosi sul tavolo.
Beti! Quella è acqua passata! Sono tutte fandonie! Chi credi che abbia cominciato? C’è sempre qualcuno che comincia. E di certo non abbiamo cominciato noi. Tu parli hindi e quindi certe sfumature dovresti comprenderle. In campagna elettorale Modi ha cercato di parlare, in hindi e gujarati, dei musulmani mettendo in evidenza la necessità che diventino prima di tutto indiani”
“Perché? Non lo sono già?” Chiedo provocatoria
Arrè beti! Forse non pienamente! Il Congress ha finanziato i viaggi verso la Mecca per i musulmani per fare campagna elettorale e raccogliere consensi. Ha forse pagato il mio viaggio a Varanasi? Ci sono tante minoranze in India. Modi non farà distinzioni per fini elettorali. Saremo tutti uguali. Pensa, anche gli adivasi possono esserlo volendo! A livello economico farà esplodere l’India come ha fatto con il Gujarat”
“E perché e musulmani lo avrebbero votato?”
“E’ chiaro. Perché i musulmani sono ricchi e hanno visto la possibilità di guadagno e progresso. Hai visto Ahmedabad, hai visto che paradiso? E’ una città a maggiornaza musulmana ma hai visto che ordine? Ognuno è al suo posto, tranquillo”
“A me pare che il modello di svilupppo del Gujarat abbia aiutato prevalentemente gli imprenditori vicini al Bjp o lo stesso Modi”
“Esatto, proprio così. Ed è per questo che anche i musulmani hanno capito qual è la strada da seguire. Ricorda beti, le elezioni non le ha vinte il Bjp, le ha vinte l’uomo, le ha vinte Narendra Modi, le ha vinte il nuovo padre dell’India. Abbiamo avuto troppe madri,troppe mother India. Questa terra è già madre, ora ha bisogno di un uomo”
“Ma fino al 2015 non avrà la maggioranza netta al rajya sabha. Dovrà comunque trovare degli accordi con qualcuno nel locale, oppure dovrà andare avanti a decreti amministrativi. Un po’ come facciamo in Italia da un po’ di tempo. Credi che a breve comincerà il suo piano di riforme?”
“Forse no beti. Bisogna avere calma e pazienza. Non sarà neanche facile soddisfare tutti. Imprenditori, lavoratori, minoranze. E' impossibile. Sarai d'accordo no? Qualcuno rimarrà deluso, puoi starne certa. Ma l’India è troppo grande e diversificata. L’importante è soddisfare chi conta.”
“E chi conta in India?”
“Persone che hanno saputo vedere in Modi la nuova Shining India. Ehi ragazzo! Portaci il conto. Arrè, muoviti! Parlo con te”
“Namaste Puspa” chiedo al ragazzo che serve ai tavoli “E tu cosa ne pensi di Modi? Sei felice della sua nuova elezione?”

“Non mi piace neanche un po’! Il 15 Agosto parlava già alle 7 del mattino. L’ho ascoltato attentamente alla televisione mentre lucidavo i bicchieri.  So solo che da quando è al potere il prezzo delle patate e delle cipolle è triplicato. Ma questo non lo ha detto  al Red Fort”

martedì 10 dicembre 2013

Nuovi scenari politici in India?

Cosa succede in India? Le recenti elezioni a Delhi hanno portato un clima di incertezza e sospensione. Non si è riusciti a stabilire una maggiornza solida  ma, con rammarico, si segnala la inesorabile, e neanche tanto lenta, discesa del Congress a fronte della  rapida e inverosimile ascesa del BjP.
Cosa attira tanto del leader Modi? A livello internazionale ci si può sempre chiedere come certi leader dal  tetro passato, nenache tanto malcelato, riescano a garantirsi i consensi generici. Complice del successo di Modi è forse più la stanchezza verso una politica ripetitiva, fallimentare e poco motivata al cambiamento. Non diciamo nenache "corrotta" perchè quello della corruzione è un elemento tipicamente indiano, un po' come il masala. Certo che la sessantasettenne  Signora Gandhi ha perso lustro, appare stanca e demotivata. Ancora non  è ben chiaro inoltre se a seguire le impronte di famiglia sarà Rahul o la figlia Pryianka.  L'erede Rahul appare insicuro  e poco idoneo alla politica, un po' come suo padre.  Pryianka, seppur molto preparata, ha  su di sè ombre non trascurabili legate alle attività più o meno illecite di suo marito Robert Vadra.
 Tutta questa incertezza fa forse direzionare verso idee forti e estreme come quelle del partito nazionalista hindu.  Ma si può  dimenticare la violenza del  2002 in Gujarat? Si può forse dimenticare chi ne fu responsabile "direttamente" o indirettamente?
A emergere, a Delhi, è però il nuovo volto politico dell' Aam Aadmi Party  (il nome è tutto un programma) del provocatore Arvind Kejriwal che irrompe sulla scena con la sua jharu, la ramazza di paglia indiana. C'è bisogno di pulizia ed ordine in India, sotto tutti i punti di vista! . La jharu, però, ha una caratteristica: alza tanta polvere ma tendenzialmente, anche dopo grande impegno di chi la usa, la lascia dov'è. Tanto rumore per nulla? (immagini dal web)

venerdì 21 settembre 2012

Bazar mein: la protesta in India

Dil ke bazar mein daulat nahi dekhi jaati,
Pyaar ho jaya to surat nahi dekhi jaati,
Ek hi insaan pe luta do sab kuch,
Kyoki pasand ho cheez to kimmat nahi dekhi jaati. 


Così recita una nota canzone hindi. Eh si...il bazar, il mercato è il luogo dei tanti incontri e della vita attiva e brulicante dell'India. In questi giorni gli indiani  manifestano il loro dissenso all'avanzare della globalizzazione e degli iper-mercati. Chi è stato in India o in oriente sa cosa rappresentano quei pittoreschi negozi, grandi o piccoli che siano, dove si vende un po' di tutto. Il bazar è il negozio, il dukan per eccellenza. E' il luogo dell'acquisto ma anche quello della chiacchierata mattutina, del chai di mezza giornata o del consiglio chiesto a quello che è il tuo dukandar da una vita.
L'apertura del mercato alle grandi multinazionali commerciali è una doccia fredda per i piccoli esercenti indiani. Ma la protesta non ha l'odore pungente delle spezie di un bazar, bensì quello di una cattiva aria politica riguardo un governo  la cui  stabilità è ormai agli sgoccioli. Il povero Singh  riuscirà difficilmente a placare gli animi; gli indiani fanno poco affidamento su di lui, soprattutto dopo le accuse del Bjp secondo cui lo stato indiano avrebbe perso più di 30 miliardi di dollari svendendo le miniere di carbone nazionali tra il 2005 e il 2009; Singh a quei tempi era ministro del carbone.
Le proteste indiane non colpiscono solo i probabili Walmart. Voci accorate si levano anche su temi qualli il salario e il prezzo dell gasolio. Autunno caldo anche in India in vista di nuove ed anticipate elezioni?

mercoledì 18 aprile 2012

Delhi ai nazionalisti hindu

Ennesima novità elettorale in India. Anche la municipalità di Delhi passa al partito nazionalisa hindu, il BJP. A Delhi il partito vince in 138 circoscrizioni su 272. Più che una scelta verso il partito di destra, quella profilatasi sembra una negazione del partito al governo. Delle recenti sconfitte del partito di Sonia Gandhi si era parlato recentemente. Il Primo Ministro Singh precisa che la campagna elettorale della municipalità di Delhi, la seconda più grande del mondo dopo Tokyo, si è svolta su temi locali quali l'aumento dei prezzi e la corruzione dilaganti, quindi il risultato deve essere considerato come locale e non nazionale.Non va dimenticato che il BJP aveva vinto le elezioni municipali anche nel 2007. Quale sarà la nuova strategia elettorale del Congress per riottenere consensi?

martedì 6 marzo 2012

Elezioni in India: il tramonto di una dinastia?

Grande flop per il Congress Party in India. Sembra proprio che Rahul, il rampollo della famiglia Gandhi, più che un delfino sia una trota o un salmone che tenta di risalire affannosamente la corrente. Ma la meta con la quale si confronta è quella di tre grandi natanti politici: il bisnonno Nerhu, la nonna Indira e la madre Sonia.
Questa mattina si è ufficializzato il risultato per il rinnovo della Camera bassa dei Parlamenti regionali in 5 stati: Goa, Manipur, Punjab, Uttar Pradesh e Uttarakhand.  In uno degli stati più popolosi dell’India, l’Uttar Pradesh, il Congress arriva fiaccamente solo in quarta posizione!  Davanti sfilano il Samajwady Party (socialisti), il Bahujan Samaj Party (centro –sinistra degli intoccabili) e BJB (centrodestra secondo partito in India). L’unico luogo dove il partito dei Gandhi sembra brillare è il lontano Manipur, uno stato remoto vicino il confine orientale con la Birmania.
Rahul ha preso solo qualche decina di seggi su 403 in Uttar Pradesh, lo stato dove ha fatto più campagna elettorale. Il partito è in difficoltà a causa dell’inflazione e della corruzione dilaganti.
Siamo forse al tramonto di una dinastia? In cosa ha sbagliato Rahul? Forse non ha il temperamento e la forza della nonna Indira. Forse è troppo vicino alla moderazione del padre Rajiv? Forse il “meticciato” italo-indiano piace poco al popolo hindustano, soprattutto dopo gli ultimi episodi con i marò indiani?
I risultati elettorali in Uttar Pradesh sono importanti perché anticipano le proiezioni per quelli federali nell’appuntamento ai seggi previsto per il 2014. Il governo Singh è debole e Sonia Gandhi malata.


Perché la dinastia Gandhi ha stancato gli indiani? Forse perché lo scintillante progresso fa credere alla popolazione di non aver più bisogno di un guru che li segua e protegga. Sono finiti i tempi in cui Indira veniva associata a Durga che cavalca una tigre. Dall’Indipendenza ad oggi questo non è certo il primo momento buio per la famiglia Gandhi, ma qualcosa sembra essere cambiato. In India si muore sempre di fame, c’è sempre l’analfabetismo e una povertà aberrante, ma negli animi si guarda avanti, si guarda al cambiamento.
I giornali indiani di partito attribuiscono la sconfitta a incomprensioni interne. Rahul viene definito non responsabile. La sua campagna elettorale è durata più di 3 anni. Ma forse si vuole troppo giustificare il rampollo Gandhi. In verità la famiglia avrebbe già pronto un sostituto, la sorella Priyanca. A quanto pare la giovane Gandhi sarebbe più apprezzata dall’elettorato indiano. Negli anni passati si è distinta per l’appoggio dato alla madre Sonia nelle ultime campagne elettorali. Ma i figli maschi, i primogeniti, hanno sempre la precedenza. Ma anche nelle famiglie importanti ci sono preferenze.E' il caso di Sanjay, fratello minore di Rajiv. Indira Gandhi era forse consapevole delle sue  dubbie doti politiche, basti ricordare lo sgombro di uno slum musulmano presso la moschea Jama Masjid o la politica di sterilizzazioni nel 1976. Dietro la dichiarazione dello Stato di Emergenza del 1975 molti vedono l'impronta del giovane figlio di Indira.


Forse anche  Rahul non ha la stoffa per fare il politico, così come non la aveva il padre assassinato dalle Tigri Tamil. Fino al 2004 il rampollo era un imprenditore che al massimo prestava la faccia e il nome per campagne di beneficienza o missioni diplomatiche. Anche a quel tempo le elezioni in Uttar Pradesh andarono maluccio: 10 seggi su 80!
La campagna elettorale di Rahul si basava sul favore alle classi meno privilegiate. Sembra di sentire l’eco della lotta alla povertà incoraggiata da Indira negli anni 70’. E’ di famiglia anche il vizio di essere arrestati: a maggio scorso Rahul è stato incarcerato per aver manifestato con dei contadini dell’Uttar Pradesh contro le multinazionali agricole. Il bisnonno Nerhu, in carcere per 9 anni, ne sarebbe stato fiero! Probabilmente le poche ore di carcere di Rahul non hanno avuto la stessa risonanza dei sacrifici di Nerhu. Il tema della povertà sembra inoltre superato. Le masse prestano forse più interesse al problema della corruzione sponsorizzato da Anna Hazare.


Forse la figura carismatica di Sonia è troppo difficile da eguagliare per Rahul. Troppo amata, quasi divinizzata. Quando sono in India il mio solo nome, l’unica cosa che ho in comune con la Maino oltre alla provenienza veneta, suscita ammirazione, adorazione.
Ma l’italianità di Sonia potrebbe essere uno dei fattori della disfatta elettorale del Congresso. 


L’episodio dei marò italiani è stato da molti collegato a questa tornata elettorale. Fare presa sulla negatività degli italiani “assassini di poveri marinai indiani” a molti è parsa una strategia politica. Molti ricorderanno le bandiere del BJP, il partito di destra nazionalista, sventolate davanti alla petroliera italiana. A sostegno di questa tesi ci sarebbe l’insistenza del governo locale affinchè il caso venga gestito da un tribunale indiano nonché la strana dinamica di tutto l’accaduto. E’ vero che il BJP ha attenuto un risultato migliore rispetto al Congress ma è anche vero che in Kerala si deve ancora votare.  Tutta la faccenda non è comunque una buona pubblicità per la dinastia italo-indiana Gandhi. In molti pensano ad un complotto politico ordito ad arte. Se ciò fosse avvalorabile dovremmo parlare di governi locali così corrotti da orchestrare omicidi e casi diplomatici internazionali per meri risultati elettorali. Ciò equivarrebbe inoltre a supporre che il governo locale del Kerala ha più influenza e potere di quello centrale. Ricordiamo che Delhi, nell’imminenza dell’accaduto, aveva minimizzato la portata dell’incidente. Dopo la presa di posizione del Kerala si è però cambiata opinione e le contrattazioni con il governo italiano sono diventate più difficili. E’ arrivata dunque a questa debolezza il potere di Delhi? Una cosa è vera: attualmente in Kerala la maggioranza del Congress è minima, irrisoria. Questi risultati, uniti alla questione dei marò, non preparano certo un buon campo elettorale e politico per la famiglia Gandhi. Il 18 Marzo il Kerala avrà comunque elezione suppletive per un seggio del Parlamento locale. Un’altra prova per il Congress, ma meno risonante rispetto a quella appena conclusasi in Uttar Pradesh.
Forse i Gandhi dovrebbero preoccuparsi di un altro pericolo per le prossime elezioni politiche. L’India va forse alla ricerca di una nuova aria politica, se di novità si può parlare, con il BJP. E’ infatti probabile che si determini una situazione  “Gandhi contro Gandhi”. Proprio così. Che sia Rhaul o che sia Priyanca a rappresentare il Congresso, all’opposizione potrebbe esserci il giovane cugino Varun, il figlio di Sanjay. Arriveremo a questo o la dinastia Gandhi si spegnerà prima (magari con meno spargimenti di sangue), come quella Kennedy?

martedì 11 gennaio 2011

Sincretismo impossibile

In occasione dei recenti attentati ai cristiani copti si è discusso molto a proposito delle intolleranze religiose, delle persecuzioni  di questi ultimi tempi.
Con una sommaria interpretazione sembrerebbe quasi che l'unica religione il cui culto è ostacolato sia quella cristiana, in tutte le sue forme.
In verità è opportuno riflettere sul fatto che il sincretismo pacifico è un qualcosa di profondamente difficile da realizzare, e non solo oggi.
La difficoltà da parte dell'uomo di vivere pacificamente rispettando le differenze altrui si è spesso nascosta dietro apparenti motivazioni di carattere territoriale, politico ed economico.
E' opportuno ricordare che a soffrire la persecuzione non sono solo i cristiani.
Gli esempi vicini e lontani sono innumerevoli. Si va dal genocidio alla "semplice" intolleranza, più o meno violenta.
Lo sterminio degli ebrei è solo il mesto e tragico finale di una diffidenza verso i semiti perpetrata per secoli da popolazioni in  tempi e loghi diversi.
Che dire poi delle crociate? Possiamo dire, oggi, che le motivazioni fossero solo di carattere economico -territoriale? Come interpretare la prospettiva di salvezza  eterna, per chi moriva in battaglia, proposta da Urbano II nel 1095.?
E gli armeni? Una minoranza tristemente sgradita ai turchi!
Ancora oggi il conflitto tra israeliani e palestinesi infiamma l'Oriente.
Per rimanere in ambito islamico, l'opposizione tra sciiti e sunniti non ha certo una valenza solo politica!
Dal 2007 si sottolinea la tragica condizione dei cristiani in India. In stati come l'Orissa, il Gujarat e il Karnataka gli episodi di intolleranza sono numerosissimi.
Ma chi è veramente "il cattivo"?
Il contrasto tra hindu e musulmani insanguina il paese da anni.
Le ingerenze dell'estrema destra hindu (e non solo) nel paese non sono certo un mistero.


  • Le migliaia di morti hindu e musulmane al momento dell'Indipendenza indiana
  • Il massacro sikh nel 1984
  • La distruzione della Babri Masjid nel 1992 ( fomentata dal BJP) e il massacro di musulmani del 1993 che ne è seguito
  • Il Pogrom musulmano in Gujarat nel 2002: la vendetta per il presunto attentato contro un treno che trasportava pellegrini hindu (53!)determinò la morte di 2.000 musulmani, lo stupro collettivo di centinaia di donne e lo sfollamento di 150.000 persone

Non ci sono buoni e cattivi. La verità è che non esiste una religione più perseguitata delle altre. Non esiste una religione più aggressiva o più terroristica. La verità sta nel fatto che l'uomo, per natura, vuole affermare se stesso.
Salman Rushdie, in una recente intervista, ha auspicato la possibilità di un mondo pacifico solo nell'eventualità che vengano eliminate le religioni. Ma l'uomo ha bisogno di Dio, quasi geneticamente, a qualsiasi longitudine. Fino a quando il nostro Dio, qualsiasi esso sia, vincerà sul "Dio-denaro", dobbiamo sforzarci di rendere la nostra convivenza il più possibile  tollerabile e tollerante.

Gandhi scriveva:

TUTTE LE FEDI SONO VERE E IMPERFETTE

mercoledì 10 novembre 2010

FREEDOM RELIGION ACT in India: tra coscienza e proselitismo


In questi giorni sulla stampa indiana si fa un gran parlare del Freedom Religion Act.
Si tratta dell’estensione a tutto il paese di una legge che vieta le conversioni dall’induismo ad altre religioni. Questa legge è presente- e applicata in modo più o meno ferreo- già in 7 stati: Himachal Pradesh, Rajasthan, Madhya Pradesh, Orissa, Gujarat, Arunachal Pradesh e Chhattisgarh.

Il partito fondamentalista indù Bjp, supportato dal RSS, il suo braccio armato, fanno gran voci  tra le masse.
Alcuni elementi vanno sicuramente considerati con attenzione: tra gli stati che già contemplano il Freedom Religion Act c’è l’Orissa . Sono note a molte le vicende di violenza  legate alle conversioni di massa. Proselitismo e reazioni violente e ingiustificabili!

Posto un assunto fondamentale nella libertà di credo, di professione e di coscienza, bisogna entrare nell’ottica del radicalismo indù.
E’ sicuramente vero che ogni uomo è libero di scegliere il suo Dio, ma è altrettanto vero che in India, dall’ondata colonialista in poi, il proselitismo cristiano ha spopolato e non sempre si sono avute come sfondo delle profonde vocazioni all’amore cristiano.

Quella induista, ricordiamolo, è una società basata fortemente sul sistema delle caste. Parlare di caste con un indiano significa, a volte sentire  la terminologia “my religion”.  Appartenere ad una casta bassa o, ancora più incisivamente, essere un fuori casta, un dalit, significa venir esclusi da un sistema sociale che ha rigide regole e antiche tradizioni. Sicuramente questo sistema non è presente e radicato n tutto il paese ma, non possiamo escluderlo, è sicuramente evidente, a volte anche tra quei giovani che si definiscono moderni e vivono nelle grandi città del boom economico-tecnologico.

Il problema in realtà è un altro. Vada per la conversione. Vada anche per il sincero trasporto religioso, quello abbagliante e inspiegabile.  Due aspetti rimangono intollerabili: da una parte  la pressione proselitista che è sempre stata massiccia nel paese; dall’altra la tendenza alla conversione per raggiungere  quell’appartenenza e quel riconoscimento che manca al dalit.
L’operato della Chiesa nei paesi in via di sviluppo è lodevole. L’aspettarsi qualcosa in cambio, anche se non esplicitamente, anche se non con quell’intento, è deplorevole. Non sono certo nuove le notizie di nuovi convertiti che  ricevono denaro, istruzione per i loro figli, agevolazioni per il mondo del lavoro, sovvenzioni di vario genere. Spesso non si tratta semplicemente di carità e partecipazione. Come distinguere il vero dal falso?

In un paese dove il sincretismo religioso è fortissimo è inequivocabilmente possibile attirare acqua verso il proprio mulino.  E sì, perché il sincretismo non funziona sempre bene e a volte qualche meccanismo si inceppa. A fare proselitismo, lo ricordiamo, non è solo il cristianesimo! E gli indiani non sono cero “il popolo ingenuo” che crede a qualsiasi storia o abbandona facilmente le proprie radici!
Chiedere dei chiarimenti è dunque giusto, controllare la veridicità di una conversione altrettanto. Ma come si può entrare nel cuore di un uomo? Come si può discernere la purezza dell’animo verso il richiamo divino dall’esigenza nutritiva e di sostentamento di una famiglia, soprattutto in un paese dove la povertà è ancora così diffusa?
Con il Chhattisgarh Freedom of Religion Act  del 2006 sono previste multe fino a 20000 rupie  e carcere fino a 3 anni per coloro che risultano essere stati protagonisti di conversioni forzate. Tornare all’induismo non è invece un problema. Non si deve neanche richiedere l’autorizzazione alla magistratura locale un mese prima.  Quello che è sbagliato nell’ottica di queste leggi è l’esclusività, l’imposizione, il binario unico. Quello della fede è  un contesto personale. Nessuno può impormi di essere solo indù, così come nessuno può instradarmi verso una conversione cristiana. In questa ottica sono in pericolo anche le minoranze musulmane

Ricordiamo inoltre un altro elemento: la Costituzione indiana entra il vigore nel 1950  e, oltre ad essere fondata su ideali di giustizia, libertà, eguaglianza e fraternità, si basa sulla laicità dello stato, su un “socialismo reale” a carattere democratico.  L’idea di Democrazia ha in sé l’idea di libertà. La libertà è quella di chi sceglie un Dio. La libertà è quella di parlare di un Dio ad un popolo che non lo conosce. La libertà è quella di chi lo sente dentro o meno, di chi ne segue il richiamo o ne rimane indifferente. La libertà è quella di chi si oppone ad un cambiamento e vorrebbe controllare le coscienze.
Non possiamo però non ricordare che BJP e  RSS sono direttamente-o indirettamente- coinvolti in tante stragi a carattere religioso che hanno sconvolto l’India negli ultimi anni: i disordini del 1992-93 per esempio.
Nessuno può controllare una coscienza o presumere che non sia pura. Nessuno può pretendere di manipolare una coscienza comprandone il valore.
Il divino è espressione della necessità umana di sentire una forza trascendente. I Veda ribadiscono più volte questa presenza:

“Ogni pollice di vita sulla terra è associato a qualcosa di divino. Noi perveniamo alla piena conoscenza soltanto quando ci rendiamo consapevoli del divino e delle sue manifestazioni in ogni tratto di terreno sul quale camminiamo”