venerdì 27 febbraio 2015
martedì 27 gennaio 2015
"Nepal: Incontri": mostra fotografica
"Nepal: Incontri"
Valerio Zanicotti
Apertura della Mostra dal 15 febbraio al 1 marzo 2015
Venerdì: dalle 17.00 alle 19.00 Sabato e Domenica: dalle 10.30 alle 12.30 - dalle 17.00 alle 19.00
Venerdì: dalle 17.00 alle 19.00 Sabato e Domenica: dalle 10.30 alle 12.30 - dalle 17.00 alle 19.00
(mi-lorenteggio.com) Cesano Boscone, 27 gennaio 2015 - Domenica 15 febbraio alle ore 11,15 presso la Sede Espositiva del Comune di Cesano Boscone - Villa Marazzi - Via Dante 47 - verrà inaugurata la Mostra Fotografica "Nepal: Incontri" di Valerio Zanicotti, organizzata dal Circolo Fotografico Cizanum. Ingresso è libero.
NEPAL: INCONTRI
Si dice che la prima volta si va in Nepal per le sue montagne, ma la seconda si torna per la sua gente. Albergatori tibetani, negozianti newari, Sadhu orgogliosi, timidi monaci buddhisti...non c'è Nepalese che non accolga i suoi ospiti con un rispettoso e caloroso “Namaste” in segno di saluto. Per gli osservatori attenti il Nepal può offrire una moltitudine di esperienze: dalle grandi città come Kathmandu e Pokhara, dove i segni della modernità che avanza diventano evidenti, agli stretti vicoli di cittadine incastonate tra le imponenti montagne dell’Himalaya, nelle quali le giornate trascorrono lente accompagnate da riti che si ripetono da centinaia di anni. Fino ad arrivare alle grandi pianure del Terai, nel sud del Paese, abitate dal popolo Tarhu: coltivatori e allevatori che hanno abitato in solitudine questa vasta area del Paese grazie alla loro resistenza alla malaria, e che, da secoli, mantengono il medesimo stile di vita. Proprio in questa regione, a pochi kilometri dal confine indiano, nella tranquilla Lumbini, nacque uno dei personaggi più importanti della storia: Siddharta Gautama, il Buddha storico. Nella vita del popolo nepalese la religione con i suoi riti scandisce ogni momento della giornata: nei numerosi templi buddhisti si incrociano centinaia di pellegrini e monaci dalle tuniche porpora che si radunano per compiere il giro rituale attorno agli stupa mentre, sbirciando nei templi hindu, si possono scorgere riti lontani, come nello sperduto tempio di Dakshinkali dove si praticano ancora sacrifici animali. Nonostante le diversità, Induismo e Buddhismo si sono fuse in un complesso sincretismo, che si manifesta con particolare vigore a Kathmandu, dove i Buddhisti tibetani e gli Hindu nepalesi, spesso, si trovano a pregare negli stessi templi. In questo contesto, ho trascorso quasi un mese esplorando il Nepal, tra la valle di Kathmandu, le splendide vedute di Pokhara e le tranquille pianure del Terai. Esplorando i suoi templi, osservando i suoi panorami, camminando tra i vicoli delle sue città ma soprattutto, interagendo con la gente del suo popolo, mi sono innamorato di questo luogo meraviglioso che, oltre alle sue montagne, offre esperienze indimenticabili. Con il mio lavoro “Nepal: Incontri” non ho la pretesa di raccontare un intero paese e neanche un intero popolo, i miei sono frammenti, momenti trascorsi a contatto con la gente e, la mia speranza, è quella di trasmettere con le mie immagini le emozioni che si provano a confrontarsi con un popolo che culturalmente è lontano anni luce dalla nostra civiltà. Il saggio sadhu intento a fumare il suo cilum, il vecchio sorridente, il portatore che guida la sua canoa sul fiume e il fiero monaco buddhista sono solo alcuni dei personaggi che incontrerete in questa mostra che vi darà un piccolo assaggio del popolo nepalese.
Valerio Zanicotti
Valerio Zanicotti nasce a Milano nel 1987. Inizia a fotografare nel 2011 dopo l’acquisto della sua prima Reflex, anche se la sua passione per la fotografia ha radici più profonde: comincia quando da piccolo suo padre gli faceva provare la sua Praktica analogica, con la quale comincia a prendere confidenza con l’arte dello scatto. Questa stessa passione lo accompagna e lo anima in tutti i suoi viaggi: dal Marocco, dove cerca di immortalare luoghi e persone che incontra con la sua piccola compatta, fino al Vietnam e alla Cambogia dove le sue capacità migliorano, insieme alla sua attrezzatura ma soprattutto insieme al suo occhio fotografico e al suo sguardo critico. Durante gli anni universitari, in cui studia fotografia da autodidatta, si occupa di lavori personali che spaziano dal reportage di viaggio al ritratto, dall’architettura alla street photography. Nel 2013, anno della sua laurea, grazie ai suoi studi e al suo impegno nella fotografia, raggiunge la piena maturità e può finalmente realizzare il suo sogno di intraprende un viaggio fotografico alla scoperta del Nepal, durante il quale sviluppa il suo lavoro “Nepal: incontri”. Oggi si occupa di fotografia a 360 gradi lavorando come freelance. E’ Socio e Consigliere del Circolo Fotografico Cizanum, oltre ad essere parte dello staff di Photo4u.
Valerio Zanicotti
Valerio Zanicotti nasce a Milano nel 1987. Inizia a fotografare nel 2011 dopo l’acquisto della sua prima Reflex, anche se la sua passione per la fotografia ha radici più profonde: comincia quando da piccolo suo padre gli faceva provare la sua Praktica analogica, con la quale comincia a prendere confidenza con l’arte dello scatto. Questa stessa passione lo accompagna e lo anima in tutti i suoi viaggi: dal Marocco, dove cerca di immortalare luoghi e persone che incontra con la sua piccola compatta, fino al Vietnam e alla Cambogia dove le sue capacità migliorano, insieme alla sua attrezzatura ma soprattutto insieme al suo occhio fotografico e al suo sguardo critico. Durante gli anni universitari, in cui studia fotografia da autodidatta, si occupa di lavori personali che spaziano dal reportage di viaggio al ritratto, dall’architettura alla street photography. Nel 2013, anno della sua laurea, grazie ai suoi studi e al suo impegno nella fotografia, raggiunge la piena maturità e può finalmente realizzare il suo sogno di intraprende un viaggio fotografico alla scoperta del Nepal, durante il quale sviluppa il suo lavoro “Nepal: incontri”. Oggi si occupa di fotografia a 360 gradi lavorando come freelance. E’ Socio e Consigliere del Circolo Fotografico Cizanum, oltre ad essere parte dello staff di Photo4u.
giovedì 30 ottobre 2014
L'India a Venezia: un week end
Un fine settimana ‘indiano’ a Venezia
Mostra fotografica -
Nell’ambito dell’evento di quest’anno, nel corso dei tre giorni seminariali sarà esposta e aperta al pubblico presso la Fondazione Giorgio Cini la mostra fotografica "Luci dell'India" 1935-1955, che raccoglie oltre 40 foto in bianco e nero dell'Archivio di Alain Daniélou e Raymond Burnier sito presso la Fondazione FIND di Zagarolo. L’ingresso alla mostra è gratuito.
Spettacolo di danza classica indiana
- FIND, in collaborazione con Reset-DoC, l’associazione Gamaka e TocnaDanza (Venezia) è inoltre lieta di presentare “Rasanubhava”, uno spettacolo di danza classica indiana bharatanatyam della danzatrice di fama internazionale Leela Samson, accompagnata da Nidheesh Kumar, Indu Nidheesh e da un gruppo di musicisti, al prestigioso Teatro Malibran di Venezia il giorno 8 novembre 2014 alle ore 20.
Workshop
- Da venerdì 7 a domenica 9 novembre Leela Samson sarà insegnante ospite presso l’associazione Gamaka di Venezia diretta da Marianna Biadene per un Workshop Intensivo di Danza Bharatanatyam organizzato in collaborazione con la Fondazione FIND, rivolto a danzatori e professionisti. (Per informazioni vedi in basso).
I “Venice-Padua-Delhi Seminars” sono un evento organizzato in collaborazione con le due istituzioni ospitanti, FIND India-Europe Foundation for New Dialogues responsabile quest’anno della direzione artistica, l’Università islamica di Delhi Jamia Millia Islamia, la rivista indiana in lingua inglese Seminar, Associazione Gamaka e Tocna Danza. L’evento è patrocinato dall'Università di Padova, con un contributo del dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FISPPA) e del dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI).
Giovedì, 6 novembre 2014 –
ore 10.00-17.00 Università di Padova, Sala delle Edicole – Arco Valaresso, Piazza Capitaniato, Padova
Benvenuto: Giovanni Luigi Fontana, Vincenzo Milanesi, Antonio Varsori (Università di Padova)
Apertura Giuseppe Zaccaria | Rettore, Università di Padova Giancarlo Bosetti | Direttore, Reset-DoC
Prima sessione: How does populism take root? Europe, India & other countries
Mauro Calise | Università degli Studi di Napoli Federico II Sandeep Dikshit | Deputato, India Shashi Tharoor | Deputato e ex ministro, India Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India Chair: Roberto Toscano | Ex ambasciatore italiano in India
Seconda sessione: Minorities: Christians, Muslims and lower castes in India, migrants in Europe. Between integration, exclusion and discrimination.
Vincenzo Pace | Università di Padova, Italia Stefano Allievi | Università di Padova, Italia Adnane Mokrani | Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e Islamici, Italia Rowena Robinson | Indian Institute of Technology Bombay, India
Chair: Vincenzo Milanesi | Università di Padova
Venerdì 7 novembre 2014 –
ore 10.00-17.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Prima sessione: Minorities and gender: affirmative action, quotas and empowerment.
Current challenges in India and Europe
Marina Calloni | Università degli Studi di Milano-Bicocca
Suresh Sharma | Jamia Millia Islamia, India Binalakshmi Nepram | Manipur Women Gun Survivors Network/Control Arms Foundation of India Samreen Mushtaq | Voices of young scholars, Jamia Millia Islamia, India
Chair: Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India
Seconda sessione: Welfare, policies and minorities in contexts of social resentment.
Coping with political, religious, linguistic and ethnocentric radicalization
Giuliano Amato | Corte Costituzionale, Italia Rajeev Bhargava | Centre for the Study of Developing Societies, India Franca Bimbi | Università di Padova Mujibur Rehman | Jamia Millia Islamia, India Chair: Fabrizio Petri | Autore and diplomatico, Italy
Sabato, 8 novembre 2014
– ore 10.00-14.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Ultima sessione: Against fear: Cultural and political premises for an inclusive citizenship
Will Kymlicka | Queen's University at Kingston, Canada Avishai Margalit | Princeton University Chair: Nina zu Fürstenberg | Presidente, Reset-DoC
Tavola rotonda Giuliano Amato, Rajeev Bhargava, Mauro Calise, Shashi Tharoor, Renzo Guolo Chair: Georg Heinrich Thyssen-Bornemisza | Presidente onorario, Reset-DoC
Presentazione dello spettacolo di danza Bharatanatyam, Teatro Malibran ore 20 Marianna Biadene (Associazione Gamaka, Venezia)
Il tema filosofico del pluralismo culturale
La cornice tematica generale del progetto “Venice-Padua-Delhi Seminars” è il pluralismo culturale, visto attraverso una prospettiva di analisi dei processi sociali e politici e di scambio tra est e ovest. I seminari sono un’occasione di approfondimento dei trends politici, sociali ed economici che attraversano paesi e società – come quella indiana e, sempre più, anche quella europea – dove le differenze culturali, etniche e politiche coesistono e interagiscono. Ogni incontro dura tre giorni, su cinque sessioni, e agli interventi presentati di studiosi ed esperti provenienti dall’India, dall’Europa e da altre parti del mondo si affianca una tavola rotonda dedicata all’analisi delle “policies” relative alle minoranze e alla sfida globale della composizione multietnica delle nostre società.
Mostra fotografica -
Nell’ambito dell’evento di quest’anno, nel corso dei tre giorni seminariali sarà esposta e aperta al pubblico presso la Fondazione Giorgio Cini la mostra fotografica "Luci dell'India" 1935-1955, che raccoglie oltre 40 foto in bianco e nero dell'Archivio di Alain Daniélou e Raymond Burnier sito presso la Fondazione FIND di Zagarolo. L’ingresso alla mostra è gratuito.
Spettacolo di danza classica indiana
- FIND, in collaborazione con Reset-DoC, l’associazione Gamaka e TocnaDanza (Venezia) è inoltre lieta di presentare “Rasanubhava”, uno spettacolo di danza classica indiana bharatanatyam della danzatrice di fama internazionale Leela Samson, accompagnata da Nidheesh Kumar, Indu Nidheesh e da un gruppo di musicisti, al prestigioso Teatro Malibran di Venezia il giorno 8 novembre 2014 alle ore 20.
Workshop
- Da venerdì 7 a domenica 9 novembre Leela Samson sarà insegnante ospite presso l’associazione Gamaka di Venezia diretta da Marianna Biadene per un Workshop Intensivo di Danza Bharatanatyam organizzato in collaborazione con la Fondazione FIND, rivolto a danzatori e professionisti. (Per informazioni vedi in basso).
I “Venice-Padua-Delhi Seminars” sono un evento organizzato in collaborazione con le due istituzioni ospitanti, FIND India-Europe Foundation for New Dialogues responsabile quest’anno della direzione artistica, l’Università islamica di Delhi Jamia Millia Islamia, la rivista indiana in lingua inglese Seminar, Associazione Gamaka e Tocna Danza. L’evento è patrocinato dall'Università di Padova, con un contributo del dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FISPPA) e del dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI).
Giovedì, 6 novembre 2014 –
ore 10.00-17.00 Università di Padova, Sala delle Edicole – Arco Valaresso, Piazza Capitaniato, Padova
Benvenuto: Giovanni Luigi Fontana, Vincenzo Milanesi, Antonio Varsori (Università di Padova)
Apertura Giuseppe Zaccaria | Rettore, Università di Padova Giancarlo Bosetti | Direttore, Reset-DoC
Prima sessione: How does populism take root? Europe, India & other countries
Mauro Calise | Università degli Studi di Napoli Federico II Sandeep Dikshit | Deputato, India Shashi Tharoor | Deputato e ex ministro, India Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India Chair: Roberto Toscano | Ex ambasciatore italiano in India
Seconda sessione: Minorities: Christians, Muslims and lower castes in India, migrants in Europe. Between integration, exclusion and discrimination.
Vincenzo Pace | Università di Padova, Italia Stefano Allievi | Università di Padova, Italia Adnane Mokrani | Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e Islamici, Italia Rowena Robinson | Indian Institute of Technology Bombay, India
Chair: Vincenzo Milanesi | Università di Padova
Venerdì 7 novembre 2014 –
ore 10.00-17.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Prima sessione: Minorities and gender: affirmative action, quotas and empowerment.
Current challenges in India and Europe
Marina Calloni | Università degli Studi di Milano-Bicocca
Suresh Sharma | Jamia Millia Islamia, India Binalakshmi Nepram | Manipur Women Gun Survivors Network/Control Arms Foundation of India Samreen Mushtaq | Voices of young scholars, Jamia Millia Islamia, India
Chair: Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India
Seconda sessione: Welfare, policies and minorities in contexts of social resentment.
Coping with political, religious, linguistic and ethnocentric radicalization
Giuliano Amato | Corte Costituzionale, Italia Rajeev Bhargava | Centre for the Study of Developing Societies, India Franca Bimbi | Università di Padova Mujibur Rehman | Jamia Millia Islamia, India Chair: Fabrizio Petri | Autore and diplomatico, Italy
Sabato, 8 novembre 2014
– ore 10.00-14.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Ultima sessione: Against fear: Cultural and political premises for an inclusive citizenship
Will Kymlicka | Queen's University at Kingston, Canada Avishai Margalit | Princeton University Chair: Nina zu Fürstenberg | Presidente, Reset-DoC
Tavola rotonda Giuliano Amato, Rajeev Bhargava, Mauro Calise, Shashi Tharoor, Renzo Guolo Chair: Georg Heinrich Thyssen-Bornemisza | Presidente onorario, Reset-DoC
Presentazione dello spettacolo di danza Bharatanatyam, Teatro Malibran ore 20 Marianna Biadene (Associazione Gamaka, Venezia)
Il tema filosofico del pluralismo culturale
La cornice tematica generale del progetto “Venice-Padua-Delhi Seminars” è il pluralismo culturale, visto attraverso una prospettiva di analisi dei processi sociali e politici e di scambio tra est e ovest. I seminari sono un’occasione di approfondimento dei trends politici, sociali ed economici che attraversano paesi e società – come quella indiana e, sempre più, anche quella europea – dove le differenze culturali, etniche e politiche coesistono e interagiscono. Ogni incontro dura tre giorni, su cinque sessioni, e agli interventi presentati di studiosi ed esperti provenienti dall’India, dall’Europa e da altre parti del mondo si affianca una tavola rotonda dedicata all’analisi delle “policies” relative alle minoranze e alla sfida globale della composizione multietnica delle nostre società.
sabato 13 settembre 2014
Uno sgardo sull'India: i compiti a casa per Narendra Modi
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| Ahmedabad, Agosto 2014 |
Questa crescita miracolosa sembra però essersi arrestata. Oggi il tasso di crescita indiano è al 5% e la disoccupazione sta aumentando in maniera preoccupante; gli investimenti esteri sono diminuiti, l'inflazione è in calo.
Certo gli indiani hanno scelto l'uomo forte, il leader. In molti si mostrano fiduciosi verso questo nuovo "padre della nazione". Fino a qualche anno fa i miei amici indiani mi dicevano "Sonia, you are like my Sonia, my Sonia Gandi". Oggi quel "my" sembra assolutamente scomparso. E forse Modi appare tanto forte e invincibile perchè debole e avvilita è la forza del Congress Party, impossibilitata a muoversi perchè avvolta da una densa melassa di corruzione.
Modi piace un po' a tutti, ma prevalentemente piace all'upper class. Eppure viene dalla casta ghanchi, una classe non particolarmente elevata in Gujarat.
Gli industriali indiani sembrano essere interessanti alla possibilità dell'aumento delle esportazioni e agli sgravi fiscali che Modi, come chief minister, ha garantito in Gujarat.
Gli ultra nazionalisti religiosi, i membri del Rss, saranno forse delusi dai primi passi del Primo ministro indiano. Nonstante Modi abbia militato nel movimento in gioventù, abbia abbracciato il pracharak e venga accusato della non azione rispetto alle sommosse del 2002 in Gujarat, oggi manifesta posizioni più "laiche", se così possiamo definirle. La non informazione fa però in modo che la figura del "difensore degli hindu" aleggi tra le menti degli uomini semplici. Speranza e interesse da una parte, ignoranza dall'altra. Una volta eletti, in un modo o in un altro, si dovrà procedere a mantenere le promesse fatte.
Quali sono le urgenze che dovrà gestire Modi?
- Rivalutare la rupia, oggi ai minimi storici
- Diminuire la malnutrizione. Oggi un neonato su 5 è sottopeso e più del 40% rimane tale
- Omogeneizzare la diffusione del tasso di alfabetizzazione. Ragionare in termini di qualità e quantità
- Diminuire la disoccupazione. Oggi il 70% di brillanti ingegneri indiani è disoccupato e il paese avrebbe bisogno di creare 20 milioni di posti di lavoro l'anno
- Aumentare le esportazioni
- Favorire nuovamente gli investimenti esteri
- Diversificare i settori di sviluppo e crescita, allentare l'entusiasmo fittizio del settore immobiliare e dell'edilizia per puntare verso il consolidamento dei servizi (alimentazione, igiene, istruzione, sslute) e delle infrastrutture
- Combattere la corruzione
- Attenuare le diversificazioni sociali
Tanti compiti. Un'impresa titanica che ha bisogno ti tempo e pazienza.
giovedì 11 settembre 2014
A cena con Ramesh: la nuova politica indiana
Kurta
bianca inamidata, piedi scalzi e massiccio orologio d’acciao al polso sinistro.
Ramesh arriva a tavola con un largo sorriso.
“Ogni
tanto bisogna prendersi un periodo di vacanza Sonia. E Pune in questi giorni è
impossibile. Troppo caldo e troppa pioggia, si, decisamente tropppa pioggia!”
“Ma
Ramesh, mi pare che piova più qui a Darjeling in questi giorni che a Pune!”
“Hai
ragione, ma qui la pioggia è diversa, è più tranquilla!”
Più
tranquilla sembra essere anche la situazione politica indiana, almeno secondo
Ramesh, un amico indiano neochirurgo a Pune. Il monsone non ha ancora
cancellato le tracce dell’entusiasmo per l’elezione di Modi.
“282
seggi non sono uno scherzo beti!Vedrai
che meraviglie! E non abbiamo tra i piedi neanche il peso del Congress insieme
alla zavorra che si portava dietro, l’Alleanza progressista unita. Con quei
comunisti! Parassiti che fingevano di appoggiare il governo”
La
mia perplessità e l’accenno algi episodi del Gujarat del 2012 lo fanno
irrigidire e il suo volto paffuto e bonario si fa torvo, quasi aggressivo. Mi
punta il dito contro sporgendosi sul tavolo.
“Beti! Quella è acqua passata! Sono tutte
fandonie! Chi credi che abbia cominciato? C’è sempre qualcuno che comincia. E
di certo non abbiamo cominciato noi. Tu
parli hindi e quindi certe sfumature dovresti comprenderle. In campagna
elettorale Modi ha cercato di parlare, in hindi e gujarati, dei musulmani mettendo in evidenza la
necessità che diventino prima di tutto indiani”
“Perché?
Non lo sono già?” Chiedo provocatoria
“Arrè beti! Forse non pienamente! Il
Congress ha finanziato i viaggi verso la Mecca per i musulmani per fare
campagna elettorale e raccogliere consensi. Ha forse pagato il mio viaggio a
Varanasi? Ci sono tante minoranze in India. Modi non farà distinzioni per fini
elettorali. Saremo tutti uguali. Pensa, anche gli adivasi possono esserlo volendo! A livello economico farà esplodere l’India come ha fatto con il
Gujarat”
“E
perché e musulmani lo avrebbero votato?”
“E’
chiaro. Perché i musulmani sono ricchi e hanno visto la possibilità di guadagno
e progresso. Hai visto Ahmedabad, hai visto che paradiso? E’ una città a
maggiornaza musulmana ma hai visto che ordine? Ognuno è al suo posto,
tranquillo”
“A
me pare che il modello di svilupppo del Gujarat abbia aiutato prevalentemente
gli imprenditori vicini al Bjp o lo stesso Modi”
“Esatto,
proprio così. Ed è per questo che anche i musulmani hanno capito qual è la
strada da seguire. Ricorda beti, le
elezioni non le ha vinte il Bjp, le ha vinte l’uomo, le ha vinte Narendra Modi,
le ha vinte il nuovo padre dell’India. Abbiamo avuto troppe madri,troppe mother India. Questa terra è già madre,
ora ha bisogno di un uomo”
“Ma
fino al 2015 non avrà la maggioranza netta al rajya sabha. Dovrà comunque
trovare degli accordi con qualcuno nel locale, oppure dovrà andare avanti a
decreti amministrativi. Un po’ come facciamo in Italia da un po’ di tempo.
Credi che a breve comincerà il suo piano di riforme?”
“Forse
no beti. Bisogna avere calma e
pazienza. Non sarà neanche facile soddisfare tutti. Imprenditori, lavoratori,
minoranze. E' impossibile. Sarai d'accordo no? Qualcuno rimarrà deluso, puoi starne certa. Ma l’India è troppo
grande e diversificata. L’importante è soddisfare chi conta.”
“E
chi conta in India?”
“Persone
che hanno saputo vedere in Modi la nuova Shining India. Ehi ragazzo! Portaci il
conto. Arrè, muoviti! Parlo con te”
“Namaste
Puspa” chiedo al ragazzo che serve ai tavoli “E tu cosa ne pensi di Modi? Sei
felice della sua nuova elezione?”
“Non
mi piace neanche un po’! Il 15 Agosto parlava già alle 7 del mattino. L’ho
ascoltato attentamente alla televisione mentre lucidavo i bicchieri. So solo che da quando è al potere il prezzo
delle patate e delle cipolle è triplicato. Ma questo non lo ha detto al Red Fort”
mercoledì 10 settembre 2014
Sikkim: l'India che non ti aspetti
Sikkim
Quando
si pensa ad un viaggio in India la prima cosa che ci viene in mente è il Taj
Mahal o il Triangolo d’oro, la città sacra di Benares. Io stessa, dopo essermi
trasformata da turista in viaggiatrice
umilmente esperta d’Oriente, ho sempre suggerito visite di questo genere. Non
solo per cominciare.
Guardando
attentamente la cartina dell’India si scopre però la presenza di un piccolo e
giovane stato che in pochi, pochissimi conoscono. Il Sikkim. Si tratta di un
giovane stato perché solo dal 1975 è stato formalmente annesso all’Unione
indiana distaccandosi dal West Bengala. La Cina ha più o meno riconosciuto questa annessione da appena 10 anni.
Il
Sikkim è un piccolo paradiso himalayano incastonato tra tre splendidi gioielli,
Nepal, Tibet e Bhutan. Viaggiare in Sikkim significa scoprire un’India
assolutamente diversa, un posto magico, ricco di natura, cultura e relax. Il
luogo ideale per sfuggire alla calca e alla polvere delle grandi megalopoli, alla
calura della pianura e ai ritmi snervanti del vivere moderno. I sikkimesi sono
un popolo pacifico e tranquillo, abituato all’incedere lento della vita
himalayana. Fare un viaggio in questa terra significa prendere il tempo e
sospenderlo, godendone ogni istante. E’ un viaggio adatto a tutti, basta saper
scegliere bene i tempi e gli spazi, le attività e le avventure.
Il
Sikkim è una terra naturale e profondamente religiosa, ma anche tribale e
ancestrale. Lontana dall’idea di India che abbiamo nel nostro immaginario. E’
la terra del buddhismo e dei culti animisti, delle donne con intensi e pesanti
gioielli dorati, degli uomini dagli abiti colorati, delle enormi e
lussureggianti piantagiani di tè, dei laghi sacri e delle bandiere di
preghiera, dei monasteri e degli sconfinati panorami sull’Himalaya. Una terra
da assaggiare lentamente, prima che vada perduto, ci si augura che non avvenga,
questo inalterato angolo di mondo.
I permessi
Per
visitare il Sikkim è necessario richiedere un permesso speciale quando si fa il
visto dall’Italia presso l’Ambasciata indiana di Milano. L’Inner Line Permit è gratuito e non comporta nessun ritardo o
problema nella richiesta. Basta segnalarlo on line quando si fa richiesta del
semplice visto turistico. Quando si ottiene il visto verrà applicata una stampa
blu che dichiara il semplice permesso per il Sikkim del Sud e del Sud Est. Attenzione però, da qualche settimana è
necessario avere il documento anche in forma cartacea. Si può richiedere
esplicitamente all’ambasciata oppure farlo sul posto nei seguenti posti:
·
New Delhi:
Sikkim house a Panchsheel Marg
·
Calcutta: Sikkim
house in Middleton Street 4
·
Siliguri: Office
of Sikkim Nationalised Transport in Sevoke Road
·
Bagdogra
(areoporto): Sikkim tourism Counter
·
Rangpo: Tourist
lodge
Affidandosi
ad un’agenzia sikkimese seria, ovviamente non ci sono problemi di nessun genere
e il permesso cartaceo si ottiene in 3 minuti scarsi. E’ opportuno avere sempre
con sé delle fototessere simili a quelle che si usano per il passaporto. Per il
Nord ci sono altri permessi speciali che si possono fare sul luogo, sempre con
la stessa velocità e facilità. Si tratta del Protected Area Permit e del Restricted
Area Permit ottenibili presso il Tourism Department a Gangtok, la capitale
del Sikkim. Di solito questi due ultimi permessi vengono rilasciati più
facilmente a gruppi di almeno due persone. I permessi durano da 2 settimane a
60 giorni e si possono di solito estendere di altri 30 giorni all’occorrenza
presso l’ufficio immigrazione a Kazi Road a Gangtok La ragione di questi
permessi è legata alla vicinanza del Sikkim con territori tutelati o a
circolazione limitata come il Tibet e il Bhutan. Preservare è meglio che
curare!
Come arrivare
·
Bagdogra-Delhi
con: Jet Airways, Indian Airlines, Kingfisher, Spicejet, Go Air, Air India
· Bagdogra-Chennai
con Spicejet
·
Bagdogra-Calcutta
con Indian Airlines, Air India, Jet Airways, Kingfisher, Spicejet
·
Bagdogra- Paro
(Bhutan) con Drukair
All’areoporto
di Bagdogra si incontra solitamente l’autista dell’agenzia scelta (opzione
consigliabile) o si noleggia direttamente una jeep collettiva (contrattazione
durissima e snervante per la seconda opzione!!!!). I voli durano da 40 minuti a
due ore
In Autobus: è possibile raggiungere
la capitale Gangtok in autobus partendo da Siliguri alle 6 o alle 12 del
mattino
Gente e cultura
In
Sikkim ci sono 3 etnie principali, i lepcha, u buthia e i nepali (sherpa, rai,
newari, gurung, tamang, chettri). Ci sono però anche altre minoranze come i
limboo, i magars e i bahun La lingua principale è il nepali. Si parlano
ovviamente anche l’inglese, l’hindi e i dialetti locali. Le persone sono
sorridenti e accoglienti. Manca in questo popolo la malizia e la faccia tosta che spesso si notano in
alcune zone dell’India. I sikkimes sono semplici e disponibili, molto simili ai
nepali. Sono prevalentemente buddhisti vajrayana, una piccola percentuale di
hindu e un nutrito numero di animi
sti. Si vive dunque in contatto e in armonia
con la natura rispettandone i ritmi e le esigenze. Il settore più sviluppato è
l’agricoltura. Il turismo è poco diffuso ma lo stato si sta prodigando affinchè
sorgano attrazioni e struttere nuove e accoglienti
Clima e strade
Il
Sikkim è un piccolo paradiso. Le temperature vanno da un minimo di 0 gradi in
montagna ad un massimo di 28° in estate.
C’è spesso una gradevole brezza. A
2000 mt non è difficile incontrare piantagioni di banano e bambù. I giardini
del tè sono particolarmente emozionanti. Le strade sono abbastanza
percorribili. E’ sempre bene affidarsi ad agenzie che dispongono di mezzi
affidabili, sicuri, revisionati e con una certa cilindrata. Molti luoghi da
visitare si trovano in sentieri tra boschi o su alture. Avere una jeep o suv è
indispensabile. Fatta eccezione per il periodo monsonico, comune a tutta questa
fascia, non ci sono problemi di circolazione. I trasporti locali non sono
affidabili. Si possono noleggiare jeep collettive ma la cosa migliore è
noleggiare una jeep personale con la quale stabilire percorso, tariffa
definitiva e tempistica. E’ necessario dunque affidarsi ad un’agnezia locale e
dimenticare, per evitare inutili perdite di tempo e denaro, il fai da te.
Quando andare
I
periodi migliori per visitare il Sikkim sono quelli tra marzo e giugno oppure
settembre e novembre. La torrida estate indiana (aprile-gugno) è praticamente
assente in Sikkim. Non a caso gli indiani la scelgono come località di
villeggiatura e frescura collinare insieme a Darjeling in West Bengala.
Cosa visitare
In
Sikkim si possono fare tanti viaggi diversi:
· Il viaggio
culturale
e religioso alla scoperta di monasteri buddhisti, grotte di meditazione e danze
rituali
· Il viaggio
naturale
alla scoperta di parchi, riserve, santuari della vita selvaggia, laghi sacri,
distese di orchidee e piantagioni di tè
· Il viaggio
avventuroso
escursionistico con trekking, ascensioni o rafting
Per
avere informazioni e dettagli contattatemi e cercherò di darvi dei consigli
sulle combinazioni possibili e sugli itinerari
Momenti speciali
Tra
maggio e giugno si celebra il Drupchen. Tra Gennaio e Febbraio una
festa tradizionale che si svolge qualche giorno prima del Losar, il capodanno tibetano. Nel monastero di Rumtek, poco
distante da Gangtok, è possibile vedere le famosissime danze buddiste chaam
Le strutture
Negli
ultimi anni il Sikkim sta stupendo i suoi turisti con strutture nuove e dotate
di tutti i conforts. Per non avere sorprese è bene affidarsi ad agenzie
affidabili. In Sikkim ce ne sono diverse, ma poche sono quelle riconosciute dal
governo. Alcuni alberghi sono particolarmente belli ed eleganti, senza la
pacchiosità di alcune strutture delle grandi città.
Segnalo
qualche struttura davvero notevole dove
vale la pena soggiornare:
·
Darap, Gurung
homestay, Shiva e Radha Gurung family,
www.sikkimvillagehomestay.com
·
Gangtok, The
nettle & Fern, www.nettleandfernhotel.com/
·
Gangtok, Suhim
Portico, www.suhimportico.com
Esperienze
alternative
Negli
ultimi anni sta prendendo piede un’iniziativa interessante. La possibilità di
soggiornare per una o più notti presso
la famiglia di un villaggio (home stay). Si condividono spazi e attività come la cucina
casalinga o la raccolta delle erbe officinali. Si può essere semplici
osservatori o attivi protagonisti della giornata tipica di un sikkimese. Le
strutture sono spesso graziose e accoglienti nella loro dignitosa semplicità.
Il cibo è genuino, fresco e gustosissimo, come quello che preparerebbero le
nostre mamme. Risiedere in una casa sikkimese significa, se lo si desidera, pregare
con loro, cantare con loro, studiare con i loro bambini o semplicemente
chiacchierare davanti ad un tongba, sorseggiando chang, l’alcolico naturale
locale.
Con chi andare
Le
agenzie del Sikkim sono molte ma è davvero difficile trovarne una seria ed
affidabile. E’ importantissimo assicurarsi che l’agenzia sia riconosciuta dal
Governo, dal dipartimento del turismo locale. E’ necessario trovare un’agenzia
che abbia una solida esperienza e competenza alle spalle, mezzi di trasporto
nuovi, solidi, revisionati; personale
competente e altamente qualificato per i vari viaggi che si possono effettuare.
E’ importante che il personale parli bene inglese e abbia esperienza con gli
standard e le esigenze occidentali.
L’agenzia
migliore è la
Yak &
Yeti Travels & Expeditions
Tel: +91-3592-280075,Tel/Fax: +91-3592-280075,
Cell: 9933008822, 9434117418.
Email: treksikkim@gmail.com
Videos on Sikkim http://www.youtube.com/YaknYetiTravels
(Sikkim Tourism-registration No.01/TD/0/Serial No. 03/Volume No. 1. Grade
“A”)- Recognized by Ministry of Tourism, Government of India.
* Award for Excellence in best adventure tour operator 2010.
* Recipient of “Tourism Excellence Award” in 1997–India Economic Forum-New
Delhi.
* Organizer-First successful international expedition to Alpine peaks in
Sikkim.
* First Mountain biking expedition to Gurudongmar Lake 17,700 ft. First Youth
adventure exchange camp.
sabato 21 giugno 2014
Vacanze in Nepal: un tour diverso e consapevole
America, Messico, Sharm el sheikh. isole caraibiche. Sembra che di tutto il mondo si debba vedere quello che gli altri hanno visto. Perchè ci vanno tutti. E allora, come pecorelle di un gregge senza gusto e interesse, si segue la massa e tornando a casa si dice "Anche io ci sono stato!".
Ma ci sono vacanze diverse, vacanze che possono rimanere nel cuore per sempre. Oltre il meritato riposo, si ha la necessità anche di nutrire lo spirito e il cuore. Visitare un paese asiatico significa arricchire noi stessi, aprire le nostre prospettive, i nostri punti di vista.
Viaggiare in Nepal significa fare un'esperienza, non solo un viaggio.
Il Nepal ha una storia antichissima di cultura e tradizioni: 80 gruppi etnici, 50 lingue, 11 province l'una diversa dall'altra.
La culla del buddismo:
E' in Nepal che è nato Gautama Buddha, a Lumbini, nello stato meridionale del Terai
| Lumbini 2012 |
| Boudhanath 20013 |
![]() |
| Tibetan comunity 2008 |
Un aspetto interessante del Nepal che pochi conoscono è quello della contaminazione religiosa, del sincretismo. Non è raro trovare templi dove coabitano elementi buddhisti e hindu. La comunità newari è tra le maggiori attente a questo tipo di fusione. Spesso le comunità partecipano alle feste e agli eventi degli altri gruppi in un clima di reciproco rispetto e condivisione
![]() |
| Bhaktapur 2010 |
Una terra dove si può incontrare la dea vivente, la piccola dea bambina, la Kumari. Si tratta di una bimba che viene scelta tra le famiglie buddhiste dei newari. In tutto il Nepal ci sono circa 13 piccole dee ma le più importanti sono a Patan, Bhaktrapur e Kathmndu. Quest'ultima è legata alla famiglia reale. Ogni giorno è possibile vedere la piccola dea che si affaccia alla finestra del suo palazzo. La piccola kumari rappresenta la purezza e l'incarnazione della dea Durga o Kali.
![]() |
Kumari, 2011![]() |
Tutto il mondo conosce il Nepal per l'Everest e per i suoi trekking. Non bisogna essere per forza scalatori provetti per andare in Nepal. Ce n'è per tutti i gusti. Trekking leggeri come quelli intorno all'Anapurna, il Langtang o Poon hill. Quelli nelle regioni remote come il Mustang o il Dolpo. Quelli più impegnativi come il campo base dell'Everest.
![]() |
| Langtang trek |
![]() |
| Dolpo |
| Mustang |
![]() |
| Vrso il campo base dell'Everest |
Ma il Nepal non è solo cultura, tradizione e trekking. C'è un modo anche più semplice di godersi la natura. Il paese himalayano offre 9 parchi nazionali, 3 riserve naturali e 4 aree di conservazione della flora e della fauna locali. Il parco più famoso è sicuramente quello del Chitwan a sud del paese.
![]() |
| Chitwan national park Altri ancora possono apprezzare, invece, un soggiorno rilassante nella zona di Pokhara: natura e cultura in una zona dal clima stranamente montano e subtropicale. |
Ci sarebbero tante altre cose da dire sul Nepal. Tante altre possibilità. Tanti anni di viaggi, di visite e di scoperte, ma posso dire ancora, con gioia, di non saperne mai abbastanza.Un'occasione per viaggiare ancora questa. Ogni viaggio è una scoperta, una curiosità, una nuova possibilità di arricchirmi.
Cultura, natura e tradizione. Ma chi sono i nepalesi? Gente umile, semplice, con il cuore puro. Amici che renderanno il vostro soggiorno indimenticabile.
Il consiglio che do a tutti, da "esperta" (se mai posso usare questo termine) è quello di affidarvi ai locali. Non è necessario andare in Nepal con i grandi tour operator italiani o internazionali. Fare un viaggio in Nepal significa anche essere sensibili all'economia di uno dei paesi più poveri del mondo. E' bene sapere che il 90% dei tour operator stranieri si appoggiano, ovviamente, ai locali. Perchè allora non aiutare direttmente loro? Il mio invito è quello verso un viaggio indimenticabile e consapevole.
Viaggiare in Nepal
Per arrivare
Da Milano: Jet airways, Qatar airways, Turkish airlines, Etihad, Thai
Da Roma: Turkish, Air India, Qatar sirways
Dormire a Kathmandu
Himalayan Travellers INN
Thamel, Kathmandu, Nepal
Phone: 977 - 1 - 4411696
Fax: 977 - 1 - 4411696
E-mail: info@himalayantravellersinn.com
himalayantravellersinn@gmail.com
Cosa dicono di loro su Trip Advisor
Mangiare a Kathmandu
Thamel House restaurant
Bhagawati Bahal | Thamel, Kathmandu, Nepal
+977 1-4410388
Garden of dream
Kaiser Mahal, Tridevi Marg, Kathmandu, Nepal
Agenzia di trekking affidabile, economica e sicura in Nepal
Vistatrek
Il loro sito internet http://www.hikehimalaya.com/
http://vistatreks.com/
I loro contatti
Vista Trek Pvt. Ltd
GPO Box 9668, Thamel, Kathmadnu, Nepal
Tel +977-1-4701020, 4701164
Mobile : +977-9841322985Email: vistatrek@outlook.com
info@vistatreks.com
Il loro sito internet http://www.hikehimalaya.com/
http://vistatreks.com/
I loro contatti
Vista Trek Pvt. Ltd
GPO Box 9668, Thamel, Kathmadnu, Nepal
Tel +977-1-4701020, 4701164
Mobile : +977-9841322985Email: vistatrek@outlook.com
info@vistatreks.com
Per organizzare il viaggio: informazioni, curiosità e logistica di ogni tipo
sonia.namaste@yahoo.it
Devendra Basnet: 977- 9841322985
lunedì 16 giugno 2014
Modi e la geografia
| Mr Modi (centre) met Bhutan's King Jigme Kesar Wangchuk (left) and Queen Jetsun Pema on Sunday |
La politica estera di Modi comincia proprio male.
In occasione della prima uscita ufficiale come Primo ministro fa già la prima gaffe clamorosa.
Presso il Parlamento del Bhutan ha omaggiato la famiglia reale del Nepal.
Nel delirio geografico ha poi confuso nuovamente il Bhutan con il Ladakh.
Sono dunque finiti i tempi di possibili accordi tra i nepalesi e i cugini indiani?
Cosa ci si può aspettare da un politico che non conosce nenache la geografia del suo continente? Forse doveva rimanere alle realtà del Gujarat.
Ricordiamo che i rapporti tra Bhutan e India sono molto stretti per via delle risorse idriche fornite dal paese himalayano. Tra i due paesi non ci sono barriere doganali di nessun genere. Gli indiani sono gli unici a poter entrare ed uscire liberamente dal Bhutan senza visto e passaporto. Ciò determina spesso un afflusso migratorio abbastanza sostenuto: derelitti e manovali indiani che spesso vegnono sfruttati dalla corona del drago per la costruzione di strade e palazzi.
La scelta del Bhutan come primo paese dell'Asean da visitare non è casuale. Da tempo i cinesi stanno corteggiando il piccolo regno di Thimphu. La controffensiva indiana sembrava quasi dovuta.
A quanto pare Modi non è nuovo a strafalcioni geopolitici. Ne ha inanellati una serie numerosa durante la campagna elettorale.
Dopo la visita in Giappone, che speriamo non confonda con la Cina, Modi sarà in Nepal ad Agosto. Ci aspettiamo di tutto per quell'occasione.
domenica 4 maggio 2014
Amartya Sen a Venezia

Programma11.00 Registrazione Partecipanti11.30 Saluti IntroduttiviCarlo Carraro, Rettore Università Cà Foscari VeneziaGiorgio Orsoni, Sindaco Comune di VeneziaGiuseppe Fedalto, Presidente CCIAA VeneziaFernando Zilio, Presidente Unioncamere Veneto11.45 Oltre il Pil: riportare l'uomo e la società al centro per uno sviluppo economico equo e solidaleGian Angelo Bellati, Segretario Generale Unioncamere - Eurosportello del VenetoRoberto Crosta, Segretario Generale Camera di Commercio di VeneziaFabrizio Pezzani, Università Bocconi di Milano12.15 Amartya SenProfessore Emerito presso la Harvard University, Premio Nobel per l’Economia nel 1998,Chair Adviser della Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress (Commissione Sarkozy)13.00 Dibattito e conclusione lavoriE' prevista la traduzione simultaneaL'accesso sarà consentito fino ad esaurimento postiSi prega di confermare la propria partecipazione registrandosi qui
Servizi Eventi
Università Ca' Foscari Venezia
T. 041 2348358
lunedì 7 aprile 2014
L'Incrocio tra Venezia e Jhumpa Lahiri
Dedico questo post agli amici indofili che non hanno potuto partecipare a questo incontro. In particolare a Clara Nubile, ringraziandola per lo scambio di parole, libri e articoli, dall'India all'Italia, caratterizzato da un'incredibile serie di coincidenze.
Altera, riservata e serissima. Jhumpa Lahiri arriva a Venezia e dona tanto e poco di sè al pubblico di Incroci di civiltà accorso per l'ultimo importante incontro dell'edizione 2014. Certo resta sullo sfondo il confronto con gli autori indiani che hanno concluso le passate edizioni : Rushdie, Ghosh, Seth, Naipaul. E' forse così spiegabile lo sguardo algido della bellissima quarantottenne bengalese.
L'incontro comincia con la lettura di un brano tratto dal suo ultimo romanzo, The Lowland. Legge in italiano e sorprende il pubblico per il suo accento quasi impeccabile.
La Lahiri è un'autrice di "seconda generazione" nella letteratura anglo-indiana. La prima generazione è quella degli autori che hanno impresso una svolta decisiva nel panorama linguistico di questo ambito. Basti ricordare i Figli della mezzanotte di Rushdie nel 1980 o il Dio delle piccole cose di A. Roy nel 1997. The Interpreter of maladies, la prima raccola di racconti della Lahiri, esce due anni dopo, nel 1999.
Il suo esordio con la scrittura nasce lentamente dopo la laurea, con la partecipazione ad un corso di scrittura creativa a Boston. In quell'ambiente, per la prima volta, si sente realmente appartennete ad un gruppo; per la prima volta sente di poter definire una propria identità che non sia quella sempre in bilico tra una cultura e l'altra.
E quando comincia a scrivere le sorge un dubbio: quale cultura descrivere? Quella bengalese o quella indiana? L'aiuto, la risoluzione di tale dubbio, l'ispirazione, le giungono spesso dalla sua famiglia, dai racconti di suo padre, un piccolo grande uomo che esattamente 50 anni fa lasciò Calcutta per Londra e, successivamente, con una moglie e una figlia, per gli Stati Uniti.
La scrittura la aiuta a risolvere una sensazione di straniamento continuo che avverte in una terra che le appartine completamente e, allo stesso tempo, solo in parte.
La scrittura, per svolgere la sua funzione, deve essere abitudine, una disciplina ferrea, qualcosa con cui avere un contatto quotidiano.
Di una storia Jhumpa Lahiri individua un ingresso, varca una soglia. Scene, personaggi e situazioni vengono poi naturalmente. La scelta di un'entrata parte da uno spazio buio, una stanza ignota nella quale scegliere, cercare, trovare, fallire e ricominciare. Le stanze della scrittura, del racconto e del romanzo, coesistono in lei come in un palazzo, un'antica residenza Rajput piena di misteri e bellezza da scoprire.
Lo spunto a volte nasce da una storia vera, un episodio realmente accaduto per le strade di Calcutta. E' questo il caso di Lowland: l'evento reale è l'uccisione di due fratelli avvenuta davanti agli occhi impotenti dei genitori. Da questo evento la scrittrice bengalese comincia a limare la sua storia, a creare tragicità e speranza.
Le ispirazioni, gli incipit, le idee per una storia vengono sviluppate e poi abbandonate per poi essere riprese e rimanipolate, a volte ancohe dopo 10 anni. Quello dello scrittore è un lavoro artigianale, meticoloso.
Racconti o romanzi. In tutte le sue opere è sempre lo stesso l'assillante tema: la diversità, la difficoltà dell'integrazione. E' così anche per Gogol, protagonista del suo primo romanzo, Namesake. Anche questa volta lo spunto arriva da un evento reale: il nome bizzarro di un ragazzino di Calcutta. Personale e reale è anche il difficile rapporto che la scrittrice ha con il suo nome in una società, quella americana, così diversa da quella indiana.
Il ritorno al racconto, nel fluire oscillante della scrittura della Lahiri, arriva con "Unaccustomed Earth" del 2008. Protagonisti sono questa volta giovani indiani di seconda e terza generazione alle prese con una realtà quotidiana che si è allontanata sempre più dall'India. E' in questa raccolta che fa capolinea l'Italia, nella trilogia finale di racconti ambientati a Roma e a Volterra.
Ma è con Lowland, La moglie (nell'edizione italiana) che la Lahiri torna al romanzo e quasi definitivamente in India. Il tono piatto, asciutto, scarno, paratattico di questo ultimo lavoro è il frutto di una scelta studiata, un allontanamento consapevole dall'artificiosità del fraseggiare inglese. Una scelta voluta che la soddisfa ma che, forse, a breve cambierà.
Oggi la Lahiri vuole scrivere in italiano. Per questo ha cominciato la collaborazione con la rivista settimanale Internazionale. L'italiano è il mezzo per fuggire dall'inglese e per fare un sondaggio di se stessa. Tale scelta rientra nella sua mancanza di reale appartenenza ad una lingua, sia quella bengalese che quella inglese.
L'interesse per l'Italia chude l'incontro. E' una riflessione su Venezia quella che la scrittrice legge salutando timidamente il pubblico, quel pubblico al quale, quasi mai per un'ora e mezza di dialogo, ha rivolto lo sguardo contenuto e pudico. Descrive in italiano Venezia e la definisce inquietante ed onirica, dalla topografia disordinata. Venezia è il luogo dove è costante il dialogo tra ponti e calli. Scrivere in un'altra lingua equivale ad attraversare un ponte: l'inglese scorre sotto i piedi come l'acqua naturale, l'acqua che manaccia di inghiottirla. Ma i ponti aiutano ad evitare il contatto con l'acqua, la aiutano a salvarsi. Lo smarrimento naturale di ogni straniero a Venezia equivale allo smarrimento della scrittura in italiano: una sensazione sconvolgente e intrigante, necessaria.
La Lahiri veneziana passa da un ponte all'altro con lingue e storie diverse che affascinano il suo pubblico
Altera, riservata e serissima. Jhumpa Lahiri arriva a Venezia e dona tanto e poco di sè al pubblico di Incroci di civiltà accorso per l'ultimo importante incontro dell'edizione 2014. Certo resta sullo sfondo il confronto con gli autori indiani che hanno concluso le passate edizioni : Rushdie, Ghosh, Seth, Naipaul. E' forse così spiegabile lo sguardo algido della bellissima quarantottenne bengalese.
L'incontro comincia con la lettura di un brano tratto dal suo ultimo romanzo, The Lowland. Legge in italiano e sorprende il pubblico per il suo accento quasi impeccabile.
La Lahiri è un'autrice di "seconda generazione" nella letteratura anglo-indiana. La prima generazione è quella degli autori che hanno impresso una svolta decisiva nel panorama linguistico di questo ambito. Basti ricordare i Figli della mezzanotte di Rushdie nel 1980 o il Dio delle piccole cose di A. Roy nel 1997. The Interpreter of maladies, la prima raccola di racconti della Lahiri, esce due anni dopo, nel 1999.
Il suo esordio con la scrittura nasce lentamente dopo la laurea, con la partecipazione ad un corso di scrittura creativa a Boston. In quell'ambiente, per la prima volta, si sente realmente appartennete ad un gruppo; per la prima volta sente di poter definire una propria identità che non sia quella sempre in bilico tra una cultura e l'altra.
E quando comincia a scrivere le sorge un dubbio: quale cultura descrivere? Quella bengalese o quella indiana? L'aiuto, la risoluzione di tale dubbio, l'ispirazione, le giungono spesso dalla sua famiglia, dai racconti di suo padre, un piccolo grande uomo che esattamente 50 anni fa lasciò Calcutta per Londra e, successivamente, con una moglie e una figlia, per gli Stati Uniti.
La scrittura la aiuta a risolvere una sensazione di straniamento continuo che avverte in una terra che le appartine completamente e, allo stesso tempo, solo in parte.
La scrittura, per svolgere la sua funzione, deve essere abitudine, una disciplina ferrea, qualcosa con cui avere un contatto quotidiano.
Di una storia Jhumpa Lahiri individua un ingresso, varca una soglia. Scene, personaggi e situazioni vengono poi naturalmente. La scelta di un'entrata parte da uno spazio buio, una stanza ignota nella quale scegliere, cercare, trovare, fallire e ricominciare. Le stanze della scrittura, del racconto e del romanzo, coesistono in lei come in un palazzo, un'antica residenza Rajput piena di misteri e bellezza da scoprire.
Lo spunto a volte nasce da una storia vera, un episodio realmente accaduto per le strade di Calcutta. E' questo il caso di Lowland: l'evento reale è l'uccisione di due fratelli avvenuta davanti agli occhi impotenti dei genitori. Da questo evento la scrittrice bengalese comincia a limare la sua storia, a creare tragicità e speranza.
Le ispirazioni, gli incipit, le idee per una storia vengono sviluppate e poi abbandonate per poi essere riprese e rimanipolate, a volte ancohe dopo 10 anni. Quello dello scrittore è un lavoro artigianale, meticoloso.
Racconti o romanzi. In tutte le sue opere è sempre lo stesso l'assillante tema: la diversità, la difficoltà dell'integrazione. E' così anche per Gogol, protagonista del suo primo romanzo, Namesake. Anche questa volta lo spunto arriva da un evento reale: il nome bizzarro di un ragazzino di Calcutta. Personale e reale è anche il difficile rapporto che la scrittrice ha con il suo nome in una società, quella americana, così diversa da quella indiana.
Il ritorno al racconto, nel fluire oscillante della scrittura della Lahiri, arriva con "Unaccustomed Earth" del 2008. Protagonisti sono questa volta giovani indiani di seconda e terza generazione alle prese con una realtà quotidiana che si è allontanata sempre più dall'India. E' in questa raccolta che fa capolinea l'Italia, nella trilogia finale di racconti ambientati a Roma e a Volterra.
Ma è con Lowland, La moglie (nell'edizione italiana) che la Lahiri torna al romanzo e quasi definitivamente in India. Il tono piatto, asciutto, scarno, paratattico di questo ultimo lavoro è il frutto di una scelta studiata, un allontanamento consapevole dall'artificiosità del fraseggiare inglese. Una scelta voluta che la soddisfa ma che, forse, a breve cambierà.
Oggi la Lahiri vuole scrivere in italiano. Per questo ha cominciato la collaborazione con la rivista settimanale Internazionale. L'italiano è il mezzo per fuggire dall'inglese e per fare un sondaggio di se stessa. Tale scelta rientra nella sua mancanza di reale appartenenza ad una lingua, sia quella bengalese che quella inglese.
L'interesse per l'Italia chude l'incontro. E' una riflessione su Venezia quella che la scrittrice legge salutando timidamente il pubblico, quel pubblico al quale, quasi mai per un'ora e mezza di dialogo, ha rivolto lo sguardo contenuto e pudico. Descrive in italiano Venezia e la definisce inquietante ed onirica, dalla topografia disordinata. Venezia è il luogo dove è costante il dialogo tra ponti e calli. Scrivere in un'altra lingua equivale ad attraversare un ponte: l'inglese scorre sotto i piedi come l'acqua naturale, l'acqua che manaccia di inghiottirla. Ma i ponti aiutano ad evitare il contatto con l'acqua, la aiutano a salvarsi. Lo smarrimento naturale di ogni straniero a Venezia equivale allo smarrimento della scrittura in italiano: una sensazione sconvolgente e intrigante, necessaria.
La Lahiri veneziana passa da un ponte all'altro con lingue e storie diverse che affascinano il suo pubblico
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