giovedì 30 ottobre 2014

L'India a Venezia: un week end

Un fine settimana ‘indiano’ a Venezia

Mostra fotografica - 
Nell’ambito dell’evento di quest’anno, nel corso dei tre giorni seminariali sarà esposta e aperta al pubblico presso la Fondazione Giorgio Cini la mostra fotografica "Luci dell'India" 1935-1955, che raccoglie oltre 40 foto in bianco e nero dell'Archivio di Alain Daniélou e Raymond Burnier sito presso la Fondazione FIND di Zagarolo. L’ingresso alla mostra è gratuito.

Spettacolo di danza classica indiana
- FIND, in collaborazione con Reset-DoC, l’associazione Gamaka e TocnaDanza (Venezia) è inoltre lieta di presentare “Rasanubhava”, uno spettacolo di danza classica indiana bharatanatyam della danzatrice di fama internazionale Leela Samson, accompagnata da Nidheesh Kumar, Indu Nidheesh e da un gruppo di musicisti, al prestigioso Teatro Malibran di Venezia il giorno 8 novembre 2014 alle ore 20.

Workshop
 - Da venerdì 7 a domenica 9 novembre Leela Samson sarà insegnante ospite presso l’associazione Gamaka di Venezia diretta da Marianna Biadene per un Workshop Intensivo di Danza Bharatanatyam organizzato in collaborazione con la Fondazione FIND, rivolto a danzatori e professionisti. (Per informazioni vedi in basso).

I “Venice-Padua-Delhi Seminars” sono un evento organizzato in collaborazione con le due istituzioni ospitanti, FIND India-Europe Foundation for New Dialogues responsabile quest’anno della direzione artistica, l’Università islamica di Delhi Jamia Millia Islamia, la rivista indiana in lingua inglese Seminar, Associazione Gamaka e Tocna Danza. L’evento è patrocinato dall'Università di Padova, con un contributo del dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata (FISPPA) e del dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI).


Giovedì, 6 novembre 2014
ore 10.00-17.00 Università di Padova, Sala delle Edicole – Arco Valaresso, Piazza Capitaniato, Padova
Benvenuto: Giovanni Luigi Fontana, Vincenzo Milanesi, Antonio Varsori (Università di Padova)
Apertura Giuseppe Zaccaria | Rettore, Università di Padova Giancarlo Bosetti | Direttore, Reset-DoC
Prima sessione: How does populism take root? Europe, India & other countries
Mauro Calise | Università degli Studi di Napoli Federico II Sandeep Dikshit | Deputato, India Shashi Tharoor | Deputato e ex ministro, India Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India Chair: Roberto Toscano | Ex ambasciatore italiano in India
Seconda sessione: Minorities: Christians, Muslims and lower castes in India, migrants in Europe. Between integration, exclusion and discrimination.
Vincenzo Pace | Università di Padova, Italia Stefano Allievi | Università di Padova, Italia Adnane Mokrani | Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e Islamici, Italia Rowena Robinson | Indian Institute of Technology Bombay, India
Chair: Vincenzo Milanesi | Università di Padova

Venerdì 7 novembre 2014
ore 10.00-17.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Prima sessione: Minorities and gender: affirmative action, quotas and empowerment.
Current challenges in India and Europe
Marina Calloni | Università degli Studi di Milano-Bicocca
Suresh Sharma | Jamia Millia Islamia, India Binalakshmi Nepram | Manipur Women Gun Survivors Network/Control Arms Foundation of India Samreen Mushtaq | Voices of young scholars, Jamia Millia Islamia, India
Chair: Ananya Vajpeyi | Centre for the Study of Developing Societies, India
Seconda sessione: Welfare, policies and minorities in contexts of social resentment.
Coping with political, religious, linguistic and ethnocentric radicalization
Giuliano Amato | Corte Costituzionale, Italia Rajeev Bhargava | Centre for the Study of Developing Societies, India Franca Bimbi | Università di Padova Mujibur Rehman | Jamia Millia Islamia, India Chair: Fabrizio Petri | Autore and diplomatico, Italy

Sabato, 8 novembre 2014
– ore 10.00-14.00 Fondazione Giorgio Cini, Sala Barbantini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Ultima sessione: Against fear: Cultural and political premises for an inclusive citizenship
Will Kymlicka | Queen's University at Kingston, Canada Avishai Margalit | Princeton University Chair: Nina zu Fürstenberg | Presidente, Reset-DoC
Tavola rotonda Giuliano Amato, Rajeev Bhargava, Mauro Calise, Shashi Tharoor, Renzo Guolo Chair: Georg Heinrich Thyssen-Bornemisza | Presidente onorario, Reset-DoC
Presentazione dello spettacolo di danza Bharatanatyam, Teatro Malibran ore 20 Marianna Biadene (Associazione Gamaka, Venezia)


Il tema filosofico del pluralismo culturale
La cornice tematica generale del progetto “Venice-Padua-Delhi Seminars” è il pluralismo culturale, visto attraverso una prospettiva di analisi dei processi sociali e politici e di scambio tra est e ovest. I seminari sono un’occasione di approfondimento dei trends politici, sociali ed economici che attraversano paesi e società – come quella indiana e, sempre più, anche quella europea – dove le differenze culturali, etniche e politiche coesistono e interagiscono. Ogni incontro dura tre giorni, su cinque sessioni, e agli interventi presentati di studiosi ed esperti provenienti dall’India, dall’Europa e da altre parti del mondo si affianca una tavola rotonda dedicata all’analisi delle “policies” relative alle minoranze e alla sfida globale della composizione multietnica delle nostre società.

sabato 13 settembre 2014

Uno sgardo sull'India: i compiti a casa per Narendra Modi

Ahmedabad, Agosto 2014
Narendra Modi ha tanti compiti da fare a casa. Sicuramente in Gujarat ha fatto un bel lavoro: ha migliorato le infrastrutture e ha fatto crescere il Pil. Ma non dimentichiamo che molte zone, come quelle dell'Ovest dello stato, sono rimaste abbastanza arretrate. Molti lo accusano di aver semplicemente garantito un livello di crescita che stava interessando già tutta l'India.
 Questa crescita miracolosa sembra però essersi arrestata. Oggi il tasso di crescita indiano è al 5% e la disoccupazione sta aumentando in maniera preoccupante; gli investimenti esteri sono diminuiti, l'inflazione è in calo.
Certo gli indiani hanno scelto l'uomo forte, il leader. In molti si mostrano fiduciosi verso questo nuovo "padre della nazione". Fino a qualche anno fa i miei amici indiani mi dicevano "Sonia, you are like my Sonia, my Sonia Gandi". Oggi quel "my" sembra assolutamente scomparso. E forse Modi appare tanto forte e invincibile perchè debole e avvilita è la forza del Congress Party, impossibilitata a muoversi perchè avvolta da una densa melassa di corruzione.
Modi piace un po' a tutti, ma prevalentemente piace all'upper class. Eppure viene dalla casta ghanchi, una classe non particolarmente elevata in Gujarat.
Gli industriali indiani sembrano essere interessanti alla possibilità dell'aumento delle esportazioni e agli sgravi fiscali che Modi, come chief minister, ha garantito in Gujarat.
Gli ultra nazionalisti religiosi, i membri del Rss, saranno forse delusi dai primi passi del Primo ministro indiano. Nonstante Modi abbia militato nel movimento in gioventù, abbia abbracciato il pracharak e venga accusato della non azione rispetto alle sommosse del 2002 in Gujarat, oggi manifesta posizioni più "laiche", se così possiamo definirle. La non informazione fa però in modo che la figura del "difensore degli hindu" aleggi tra le menti degli uomini semplici. Speranza e interesse da una parte, ignoranza dall'altra. Una volta eletti, in un modo o in un altro, si dovrà procedere a mantenere le promesse fatte.
Quali sono le urgenze che dovrà gestire Modi?

  • Rivalutare la rupia, oggi ai minimi storici
  • Diminuire la malnutrizione. Oggi un neonato su 5 è sottopeso e più del 40% rimane tale
  • Omogeneizzare la diffusione del tasso di alfabetizzazione. Ragionare in termini di qualità e quantità
  • Diminuire la disoccupazione. Oggi il 70% di brillanti ingegneri indiani è disoccupato e il paese avrebbe bisogno di creare 20 milioni di posti di lavoro l'anno
  • Aumentare le esportazioni
  • Favorire nuovamente gli investimenti esteri
  • Diversificare i settori di sviluppo e crescita, allentare  l'entusiasmo fittizio del settore immobiliare e dell'edilizia per puntare verso il consolidamento dei servizi (alimentazione, igiene, istruzione, sslute) e delle infrastrutture
  • Combattere la corruzione
  • Attenuare le diversificazioni sociali
Tanti compiti. Un'impresa titanica  che ha bisogno ti tempo e pazienza.

giovedì 11 settembre 2014

A cena con Ramesh: la nuova politica indiana

Kurta bianca inamidata, piedi scalzi e massiccio orologio d’acciao al polso sinistro. Ramesh arriva a tavola con un largo sorriso.
“Ogni tanto bisogna prendersi un periodo di vacanza Sonia. E Pune in questi giorni è impossibile. Troppo caldo e troppa pioggia, si, decisamente tropppa pioggia!”
“Ma Ramesh, mi pare che piova più qui a Darjeling in questi giorni che a Pune!”
“Hai ragione, ma qui la pioggia è diversa, è più tranquilla!”
Più tranquilla sembra essere anche la situazione politica indiana, almeno secondo Ramesh, un amico indiano neochirurgo a Pune. Il monsone non ha ancora cancellato le tracce dell’entusiasmo per l’elezione di Modi.
“282 seggi non sono uno scherzo beti!Vedrai che meraviglie! E non abbiamo tra i piedi neanche il peso del Congress insieme alla zavorra che si portava dietro, l’Alleanza progressista unita. Con quei comunisti! Parassiti che fingevano di appoggiare il governo”
La mia perplessità e l’accenno algi episodi del Gujarat del 2012 lo fanno irrigidire e il suo volto paffuto e bonario si fa torvo, quasi aggressivo. Mi punta il dito contro sporgendosi sul tavolo.
Beti! Quella è acqua passata! Sono tutte fandonie! Chi credi che abbia cominciato? C’è sempre qualcuno che comincia. E di certo non abbiamo cominciato noi. Tu parli hindi e quindi certe sfumature dovresti comprenderle. In campagna elettorale Modi ha cercato di parlare, in hindi e gujarati, dei musulmani mettendo in evidenza la necessità che diventino prima di tutto indiani”
“Perché? Non lo sono già?” Chiedo provocatoria
Arrè beti! Forse non pienamente! Il Congress ha finanziato i viaggi verso la Mecca per i musulmani per fare campagna elettorale e raccogliere consensi. Ha forse pagato il mio viaggio a Varanasi? Ci sono tante minoranze in India. Modi non farà distinzioni per fini elettorali. Saremo tutti uguali. Pensa, anche gli adivasi possono esserlo volendo! A livello economico farà esplodere l’India come ha fatto con il Gujarat”
“E perché e musulmani lo avrebbero votato?”
“E’ chiaro. Perché i musulmani sono ricchi e hanno visto la possibilità di guadagno e progresso. Hai visto Ahmedabad, hai visto che paradiso? E’ una città a maggiornaza musulmana ma hai visto che ordine? Ognuno è al suo posto, tranquillo”
“A me pare che il modello di svilupppo del Gujarat abbia aiutato prevalentemente gli imprenditori vicini al Bjp o lo stesso Modi”
“Esatto, proprio così. Ed è per questo che anche i musulmani hanno capito qual è la strada da seguire. Ricorda beti, le elezioni non le ha vinte il Bjp, le ha vinte l’uomo, le ha vinte Narendra Modi, le ha vinte il nuovo padre dell’India. Abbiamo avuto troppe madri,troppe mother India. Questa terra è già madre, ora ha bisogno di un uomo”
“Ma fino al 2015 non avrà la maggioranza netta al rajya sabha. Dovrà comunque trovare degli accordi con qualcuno nel locale, oppure dovrà andare avanti a decreti amministrativi. Un po’ come facciamo in Italia da un po’ di tempo. Credi che a breve comincerà il suo piano di riforme?”
“Forse no beti. Bisogna avere calma e pazienza. Non sarà neanche facile soddisfare tutti. Imprenditori, lavoratori, minoranze. E' impossibile. Sarai d'accordo no? Qualcuno rimarrà deluso, puoi starne certa. Ma l’India è troppo grande e diversificata. L’importante è soddisfare chi conta.”
“E chi conta in India?”
“Persone che hanno saputo vedere in Modi la nuova Shining India. Ehi ragazzo! Portaci il conto. Arrè, muoviti! Parlo con te”
“Namaste Puspa” chiedo al ragazzo che serve ai tavoli “E tu cosa ne pensi di Modi? Sei felice della sua nuova elezione?”

“Non mi piace neanche un po’! Il 15 Agosto parlava già alle 7 del mattino. L’ho ascoltato attentamente alla televisione mentre lucidavo i bicchieri.  So solo che da quando è al potere il prezzo delle patate e delle cipolle è triplicato. Ma questo non lo ha detto  al Red Fort”

mercoledì 10 settembre 2014

Sikkim: l'India che non ti aspetti

Sikkim
Quando si pensa ad un viaggio in India la prima cosa che ci viene in mente è il Taj Mahal o il Triangolo d’oro, la città sacra di Benares. Io stessa, dopo essermi trasformata da turista in viaggiatrice umilmente esperta d’Oriente, ho sempre suggerito visite di questo genere. Non solo per cominciare.
Guardando attentamente la cartina dell’India si scopre però la presenza di un piccolo e giovane stato che in pochi, pochissimi conoscono. Il Sikkim. Si tratta di un giovane stato perché solo dal 1975 è stato formalmente annesso all’Unione indiana distaccandosi dal West Bengala. La Cina ha più o meno riconosciuto questa annessione da appena 10 anni.

Il Sikkim è un piccolo paradiso himalayano incastonato tra tre splendidi gioielli, Nepal, Tibet e Bhutan. Viaggiare in Sikkim significa scoprire un’India assolutamente diversa, un posto magico, ricco di natura, cultura e relax. Il luogo ideale per sfuggire alla calca e alla polvere delle grandi megalopoli, alla calura della pianura e ai ritmi snervanti del vivere moderno. I sikkimesi sono un popolo pacifico e tranquillo, abituato all’incedere lento della vita himalayana. Fare un viaggio in questa terra significa prendere il tempo e sospenderlo, godendone ogni istante. E’ un viaggio adatto a tutti, basta saper scegliere bene i tempi e gli spazi, le attività e le avventure.
Il Sikkim è una terra naturale e profondamente religiosa, ma anche tribale e ancestrale. Lontana dall’idea di India che abbiamo nel nostro immaginario. E’ la terra del buddhismo e dei culti animisti, delle donne con intensi e pesanti gioielli dorati, degli uomini dagli abiti colorati, delle enormi e lussureggianti piantagiani di tè, dei laghi sacri e delle bandiere di preghiera, dei monasteri e degli sconfinati panorami sull’Himalaya. Una terra da assaggiare lentamente, prima che vada perduto, ci si augura che non avvenga, questo inalterato angolo di mondo.

I permessi
Per visitare il Sikkim è necessario richiedere un permesso speciale quando si fa il visto dall’Italia presso l’Ambasciata indiana di Milano. L’Inner Line Permit è gratuito e non comporta nessun ritardo o problema nella richiesta. Basta segnalarlo on line quando si fa richiesta del semplice visto turistico. Quando si ottiene il visto verrà applicata una stampa blu che dichiara il semplice permesso per il Sikkim del Sud e del Sud Est. Attenzione però, da qualche settimana è necessario avere il documento anche in forma cartacea. Si può richiedere esplicitamente all’ambasciata oppure farlo sul posto nei seguenti posti:
·       New Delhi: Sikkim house a Panchsheel Marg
·       Calcutta: Sikkim house in Middleton Street 4
·       Siliguri: Office of Sikkim Nationalised Transport in Sevoke Road
·       Bagdogra (areoporto): Sikkim tourism Counter
·       Rangpo: Tourist lodge
Affidandosi ad un’agenzia sikkimese seria, ovviamente non ci sono problemi di nessun genere e il permesso cartaceo si ottiene in 3 minuti scarsi. E’ opportuno avere sempre con sé delle fototessere simili a quelle che si usano per il passaporto. Per il Nord ci sono altri permessi speciali che si possono fare sul luogo, sempre con la stessa velocità e facilità. Si tratta del Protected Area Permit e del Restricted Area Permit ottenibili presso il Tourism Department a Gangtok, la capitale del Sikkim. Di solito questi due ultimi permessi vengono rilasciati più facilmente a gruppi di almeno due persone. I permessi durano da 2 settimane a 60 giorni e si possono di solito estendere di altri 30 giorni all’occorrenza presso l’ufficio immigrazione a Kazi Road a Gangtok La ragione di questi permessi è legata alla vicinanza del Sikkim con territori tutelati o a circolazione limitata come il Tibet e il Bhutan. Preservare è meglio che curare!



Come arrivare
In Aereo: l’aeroporto più vicino è a Bagdogra (Siliguri), in West Bengala, a 120 km. Si possono scegliere le seguenti tratte e compagnie:
·       Bagdogra-Delhi con: Jet Airways, Indian Airlines, Kingfisher, Spicejet, Go Air, Air India
·       Bagdogra-Chennai con Spicejet
·       Bagdogra-Calcutta con Indian Airlines, Air India, Jet Airways, Kingfisher, Spicejet
·       Bagdogra- Paro (Bhutan) con Drukair
All’areoporto di Bagdogra si incontra solitamente l’autista dell’agenzia scelta (opzione consigliabile) o si noleggia direttamente una jeep collettiva (contrattazione durissima e snervante per la seconda opzione!!!!). I voli durano da 40 minuti a due ore
In Treno: un viaggio lungo e impegnativo che parte da Calcutta o da Guwahati in non meno di 10 ore. Destinazioni come Delhi, Bangalore o Mumbai sono distanti almeno un giorno e mezzo di treno.
In Autobus: è possibile raggiungere la capitale Gangtok in autobus partendo da Siliguri alle 6 o alle 12 del mattino




Gente e cultura
In Sikkim ci sono 3 etnie principali, i lepcha, u buthia e i nepali (sherpa, rai, newari, gurung, tamang, chettri). Ci sono però anche altre minoranze come i limboo, i magars e i bahun La lingua principale è il nepali. Si parlano ovviamente anche l’inglese, l’hindi e i dialetti locali. Le persone sono sorridenti e accoglienti. Manca in questo popolo la malizia e la faccia tosta che spesso si notano in alcune zone dell’India. I sikkimes sono semplici e disponibili, molto simili ai nepali. Sono prevalentemente buddhisti vajrayana, una piccola percentuale di hindu e un nutrito numero di animi
sti. Si vive dunque in contatto e in armonia con la natura rispettandone i ritmi e le esigenze. Il settore più sviluppato è l’agricoltura. Il turismo è poco diffuso ma lo stato si sta prodigando affinchè sorgano attrazioni e struttere nuove e accoglienti

Clima e strade
Il Sikkim è un piccolo paradiso. Le temperature vanno da un minimo di 0 gradi in montagna ad un massimo di 28° in estate.
C’è spesso una gradevole brezza. A 2000 mt non è difficile incontrare piantagioni di banano e bambù. I giardini del tè sono particolarmente emozionanti. Le strade sono abbastanza percorribili. E’ sempre bene affidarsi ad agenzie che dispongono di mezzi affidabili, sicuri, revisionati e con una certa cilindrata. Molti luoghi da visitare si trovano in sentieri tra boschi o su alture. Avere una jeep o suv è indispensabile. Fatta eccezione per il periodo monsonico, comune a tutta questa fascia, non ci sono problemi di circolazione. I trasporti locali non sono affidabili. Si possono noleggiare jeep collettive ma la cosa migliore è noleggiare una jeep personale con la quale stabilire percorso, tariffa definitiva e tempistica. E’ necessario dunque affidarsi ad un’agnezia locale e dimenticare, per evitare inutili perdite di tempo e denaro, il fai da te.

Quando andare

I periodi migliori per visitare il Sikkim sono quelli tra marzo e giugno oppure settembre e novembre. La torrida estate indiana (aprile-gugno) è praticamente assente in Sikkim. Non a caso gli indiani la scelgono come località di villeggiatura e frescura collinare insieme a Darjeling in West Bengala.

Cosa visitare
In Sikkim si possono fare tanti viaggi diversi:
·       Il viaggio culturale e religioso alla scoperta di monasteri buddhisti, grotte di meditazione e danze rituali
·       Il viaggio naturale alla scoperta di parchi, riserve, santuari della vita selvaggia, laghi sacri, distese di orchidee e piantagioni di tè
·       Il viaggio avventuroso escursionistico con trekking, ascensioni o rafting
Per avere informazioni e dettagli contattatemi e cercherò di darvi dei consigli sulle combinazioni possibili e sugli itinerari



Momenti speciali
Tra maggio e giugno si celebra il Drupchen. Tra Gennaio e Febbraio una festa tradizionale che si svolge qualche giorno prima del Losar, il capodanno tibetano. Nel monastero di Rumtek, poco distante da Gangtok, è possibile vedere le famosissime danze buddiste  chaam

Le strutture
Negli ultimi anni il Sikkim sta stupendo i suoi turisti con strutture nuove e dotate di tutti i conforts. Per non avere sorprese è bene affidarsi ad agenzie affidabili. In Sikkim ce ne sono diverse, ma poche sono quelle riconosciute dal governo. Alcuni alberghi sono particolarmente belli ed eleganti, senza la pacchiosità di alcune strutture delle grandi città.
Segnalo qualche struttura davvero notevole dove  vale la pena soggiornare:
·       Yuksam, The hotel Red Palace www.hotelredpalace.com
·       Darap, Gurung homestay, Shiva e Radha Gurung family,
www.sikkimvillagehomestay.com
·       Gangtok, The nettle & Fern, www.nettleandfernhotel.com/
·       Gangtok, Suhim Portico, www.suhimportico.com

Esperienze alternative
Negli ultimi anni sta prendendo piede un’iniziativa interessante. La possibilità di soggiornare per una o più notti presso la famiglia di un villaggio (home stay). Si  condividono spazi e attività come la cucina casalinga o la raccolta delle erbe officinali. Si può essere semplici osservatori o attivi protagonisti della giornata tipica di un sikkimese. Le strutture sono spesso graziose e accoglienti nella loro dignitosa semplicità. Il cibo è genuino, fresco e gustosissimo, come quello che preparerebbero le nostre mamme. Risiedere in una casa sikkimese significa, se lo si desidera, pregare con loro, cantare con loro, studiare con i loro bambini o semplicemente chiacchierare davanti ad un tongba, sorseggiando chang, l’alcolico naturale locale.


Con chi andare
Le agenzie del Sikkim sono molte ma è davvero difficile trovarne una seria ed affidabile. E’ importantissimo assicurarsi che l’agenzia sia riconosciuta dal Governo, dal dipartimento del turismo locale. E’ necessario trovare un’agenzia che abbia una solida esperienza e competenza alle spalle, mezzi di trasporto nuovi, solidi, revisionati;  personale competente e altamente qualificato per i vari viaggi che si possono effettuare. E’ importante che il personale parli bene inglese e abbia esperienza con gli standard e le esigenze occidentali.
L’agenzia migliore è la
Yak & Yeti Travels & Expeditions
Tel: +91-3592-280075,Tel/Fax: +91-3592-280075,
Cell: 9933008822, 9434117418.
(Sikkim Tourism-registration No.01/TD/0/Serial No. 03/Volume No. 1. Grade “A”)- Recognized by Ministry of Tourism, Government of India.

* Award for Excellence in best adventure tour operator 2010.

* Recipient of “Tourism Excellence Award” in 1997–India Economic Forum-New     
   Delhi.
* Organizer-First successful international expedition to Alpine peaks in Sikkim.


* First Mountain biking expedition to Gurudongmar Lake 17,700 ft. First Youth adventure exchange camp.

sabato 21 giugno 2014

Vacanze in Nepal: un tour diverso e consapevole

America, Messico, Sharm el sheikh. isole caraibiche. Sembra che di tutto il mondo si debba vedere quello che gli altri hanno visto. Perchè ci vanno tutti. E allora, come pecorelle di un gregge senza gusto e interesse, si segue la massa e tornando a casa si dice "Anche io ci sono stato!".

Ma ci sono vacanze diverse, vacanze che possono rimanere nel cuore per sempre. Oltre il meritato riposo, si ha la necessità anche di nutrire lo spirito e il cuore. Visitare un paese asiatico significa arricchire noi stessi, aprire le nostre prospettive, i nostri punti di vista.

Viaggiare in Nepal significa fare un'esperienza, non solo un viaggio.
Il Nepal ha una storia antichissima di cultura e tradizioni: 80 gruppi etnici, 50 lingue, 11 province l'una diversa dall'altra.

La culla del buddismo:

E' in Nepal che è nato Gautama Buddha, a Lumbini, nello stato  meridionale del Terai
Lumbini 2012
Ma il Nepal non è legato al buddhismo solo per aver dato i natali  al principe Siddharta. Espressioni buddhiste sono presenti anche in altri importantissimi siti nella Valle di Kathmandu. In molte località si possono inoltre incontrare comunità di origine tibetana.
Boudhanath 20013


Tibetan comunity 2008







Un aspetto interessante del Nepal che pochi conoscono è quello della contaminazione religiosa, del sincretismo. Non è raro trovare templi dove coabitano elementi buddhisti e hindu. La comunità newari è tra le maggiori attente a questo tipo di fusione. Spesso le comunità partecipano alle feste e agli eventi degli altri gruppi in un clima di reciproco rispetto e condivisione
Bhaktapur 2010

Una terra dove si può incontrare la dea vivente, la piccola dea bambina, la Kumari. Si tratta di una bimba che viene scelta tra le famiglie buddhiste dei newari. In tutto il Nepal ci sono circa 13  piccole dee ma le più importanti sono a Patan, Bhaktrapur e Kathmndu. Quest'ultima è legata alla famiglia reale. Ogni giorno è possibile vedere la piccola dea che si affaccia alla finestra del suo palazzo. La piccola kumari rappresenta la purezza e l'incarnazione della dea Durga o Kali.
Kumari, 2011


Tutto il mondo conosce il Nepal per l'Everest e per i suoi trekking. Non bisogna essere per forza scalatori provetti per andare in Nepal. Ce n'è per tutti i gusti. Trekking leggeri come quelli intorno all'Anapurna, il Langtang o  Poon hill. Quelli nelle regioni remote come il Mustang o il Dolpo. Quelli più impegnativi come il campo base dell'Everest.
Langtang trek
Dolpo


Mustang
Vrso il campo base dell'Everest
Ma il Nepal non è solo cultura, tradizione e trekking. C'è un modo anche più semplice di godersi la natura. Il paese himalayano offre 9 parchi nazionali, 3 riserve naturali e 4 aree di conservazione della flora e della fauna locali. Il parco più famoso è sicuramente quello del Chitwan a sud del paese.

Chitwan national park


Altri ancora possono apprezzare, invece, un soggiorno rilassante nella zona di Pokhara: natura e cultura  in una zona dal clima stranamente  montano e subtropicale.



Ci sarebbero tante altre cose da dire sul Nepal. Tante altre possibilità. Tanti anni di viaggi, di visite e di scoperte, ma posso dire ancora, con gioia, di non saperne mai abbastanza.Un'occasione per viaggiare ancora questa. Ogni viaggio è una scoperta, una curiosità, una nuova possibilità di arricchirmi.
Cultura, natura e tradizione. Ma chi sono i nepalesi? Gente umile, semplice, con il cuore puro. Amici che renderanno il vostro soggiorno indimenticabile.
Il consiglio che do a tutti, da "esperta" (se mai posso usare questo termine) è quello di affidarvi ai locali. Non è necessario andare in Nepal con i grandi tour operator italiani o internazionali. Fare un viaggio in Nepal significa anche essere sensibili all'economia di uno dei paesi più poveri del mondo. E' bene sapere che il 90% dei tour operator stranieri si appoggiano, ovviamente, ai locali. Perchè allora non aiutare direttmente loro? Il mio invito è quello verso un viaggio indimenticabile e consapevole.

Viaggiare in Nepal

Per arrivare
Da Milano: Jet airways, Qatar airways, Turkish airlines, Etihad, Thai
Da Roma: Turkish, Air India, Qatar sirways

Dormire a Kathmandu

Himalayan Travellers INN
Thamel, Kathmandu, Nepal
Phone: 977 - 1 - 4411696
Fax: 977 - 1 - 4411696
E-mail: info@himalayantravellersinn.com
himalayantravellersinn@gmail.com

Cosa dicono di loro su Trip Advisor

Mangiare a Kathmandu

Thamel House restaurant
Bhagawati Bahal | ThamelKathmanduNepal
+977 1-4410388

Garden of dream
Kaiser Mahal, Tridevi MargKathmanduNepal

Agenzia di trekking  affidabile, economica  e sicura in Nepal

Vistatrek

Il loro sito internet  http://www.hikehimalaya.com/
                                 http://vistatreks.com/

I loro contatti
 Vista Trek Pvt. Ltd
GPO Box 9668, Thamel, Kathmadnu, Nepal
Tel +977-1-4701020, 4701164
 Mobile : +977-9841322985Email: vistatrek@outlook.com
 


Per organizzare il viaggio: informazioni, curiosità e logistica di ogni tipo


Email: vistatrek@outlook.com
sonia.namaste@yahoo.it
Devendra Basnet: 977- 9841322985











lunedì 16 giugno 2014

Modi e la geografia

Mr Modi (centre) met Bhutan's King Jigme Kesar Wangchuk (left) and Queen Jetsun Pema on Sunday






La politica estera di Modi comincia proprio male.
In occasione della prima uscita ufficiale come Primo ministro fa già la prima gaffe clamorosa.
Presso il Parlamento del Bhutan ha omaggiato la famiglia reale del Nepal.
Nel delirio geografico ha poi confuso nuovamente il Bhutan con il Ladakh.
Sono dunque finiti i tempi di possibili accordi tra i nepalesi e i cugini indiani?
Cosa ci si può aspettare da un politico che non conosce nenache la geografia del suo continente? Forse doveva rimanere alle realtà del Gujarat.
Ricordiamo che i rapporti tra Bhutan e India sono molto stretti per via delle risorse idriche fornite dal paese himalayano. Tra i due paesi non ci sono barriere doganali di nessun genere. Gli indiani sono gli unici a poter entrare ed uscire liberamente dal Bhutan senza visto e passaporto. Ciò determina spesso un afflusso migratorio abbastanza sostenuto: derelitti e manovali indiani che spesso vegnono sfruttati dalla corona del drago per la costruzione di strade e palazzi.
La scelta del Bhutan come primo paese dell'Asean da visitare non è casuale. Da tempo i cinesi stanno corteggiando il piccolo regno di Thimphu. La controffensiva indiana sembrava quasi dovuta.
A quanto pare Modi non è nuovo a strafalcioni geopolitici. Ne ha inanellati una serie numerosa durante la campagna elettorale.
Dopo la visita in Giappone, che speriamo  non confonda con la Cina, Modi sarà in Nepal ad Agosto. Ci aspettiamo di tutto per quell'occasione.

domenica 4 maggio 2014

Amartya Sen a Venezia




Programma

11.00 Registrazione Partecipanti
 
11.30 Saluti Introduttivi
Carlo Carraro, Rettore Università Cà Foscari Venezia
Giorgio Orsoni, Sindaco Comune di Venezia
Giuseppe Fedalto, Presidente CCIAA Venezia
Fernando Zilio, Presidente Unioncamere Veneto
 
11.45 Oltre il Pil: riportare l'uomo e la società al centro per uno sviluppo economico equo e solidale
Gian Angelo Bellati, Segretario Generale Unioncamere - Eurosportello del Veneto
Roberto Crosta, Segretario Generale Camera di Commercio di Venezia
Fabrizio Pezzani, Università Bocconi di Milano
 
12.15 Amartya Sen
Professore Emerito presso la Harvard University, Premio Nobel per l’Economia nel 1998,
Chair Adviser della Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress (Commissione Sarkozy)
  
13.00 Dibattito e conclusione lavori

E' prevista la traduzione simultanea
L'accesso sarà consentito fino ad esaurimento posti
Si prega di confermare la propria partecipazione registrandosi qui


Servizi Eventi
Università Ca' Foscari Venezia
T. 041 2348358

lunedì 7 aprile 2014

L'Incrocio tra Venezia e Jhumpa Lahiri

Dedico questo post agli amici indofili che non hanno potuto partecipare a questo incontro. In particolare a Clara Nubile, ringraziandola per lo scambio di parole, libri e articoli, dall'India all'Italia, caratterizzato da un'incredibile serie di coincidenze.

Altera, riservata e serissima. Jhumpa Lahiri arriva a Venezia e dona tanto e poco di sè al pubblico di Incroci di civiltà accorso  per l'ultimo importante incontro dell'edizione 2014. Certo resta sullo sfondo il confronto con gli autori indiani che hanno concluso le passate edizioni : Rushdie, Ghosh, Seth, Naipaul. E' forse così spiegabile lo sguardo algido della bellissima quarantottenne bengalese.
L'incontro comincia con la lettura di un brano tratto dal suo ultimo romanzo, The Lowland. Legge in italiano e sorprende il pubblico per il suo accento quasi impeccabile.
La Lahiri è un'autrice di "seconda generazione" nella letteratura anglo-indiana. La prima generazione è quella degli autori che hanno impresso una svolta  decisiva  nel panorama linguistico di questo ambito. Basti ricordare i Figli della mezzanotte di Rushdie nel 1980 o il Dio delle piccole cose di A. Roy nel 1997. The Interpreter of maladies, la  prima raccola di racconti della Lahiri, esce due anni dopo, nel 1999.
Il suo esordio con la scrittura nasce lentamente dopo la laurea, con la partecipazione ad un corso di scrittura creativa a Boston. In quell'ambiente, per la prima volta, si sente realmente appartennete ad un gruppo; per la prima volta sente di poter definire una propria identità che non sia quella sempre in bilico tra una cultura e l'altra.
E quando comincia a scrivere le sorge un dubbio: quale cultura descrivere? Quella bengalese o quella indiana? L'aiuto, la risoluzione di tale dubbio, l'ispirazione, le giungono spesso dalla sua famiglia, dai racconti di suo padre, un piccolo grande uomo che esattamente 50 anni fa lasciò Calcutta per Londra e, successivamente, con una moglie e una figlia, per gli Stati Uniti.
La scrittura la aiuta a risolvere una sensazione di straniamento continuo che avverte in una terra che le appartine completamente e, allo stesso tempo, solo in parte.
La scrittura, per svolgere la sua funzione, deve essere abitudine, una disciplina ferrea, qualcosa con cui avere un contatto quotidiano.
Di una storia Jhumpa Lahiri individua un ingresso, varca una soglia. Scene, personaggi e situazioni vengono poi naturalmente. La scelta di un'entrata parte da uno spazio buio, una stanza ignota nella quale scegliere, cercare, trovare, fallire e ricominciare. Le stanze della scrittura, del racconto e del romanzo, coesistono in lei come in un palazzo, un'antica residenza Rajput piena di misteri e bellezza da scoprire.
Lo spunto a volte nasce da una storia vera, un episodio  realmente accaduto per le strade di Calcutta. E' questo il caso di Lowland: l'evento reale è l'uccisione di due fratelli avvenuta davanti agli occhi impotenti dei genitori. Da questo evento la scrittrice bengalese comincia a limare la sua storia, a creare tragicità e speranza.
Le ispirazioni, gli incipit, le idee per una storia vengono sviluppate e poi abbandonate per poi essere riprese e rimanipolate, a volte ancohe dopo 10 anni. Quello dello scrittore è un lavoro artigianale, meticoloso.
Racconti o romanzi. In tutte le sue opere è sempre lo stesso l'assillante tema: la diversità, la difficoltà dell'integrazione. E' così anche per Gogol, protagonista del suo primo romanzo, Namesake. Anche questa volta lo spunto arriva da un evento reale: il nome bizzarro di un ragazzino di Calcutta. Personale e reale è anche il difficile rapporto che la scrittrice ha con il suo nome in una società, quella americana, così diversa da quella indiana.
Il ritorno al racconto, nel fluire oscillante della scrittura della Lahiri, arriva con "Unaccustomed Earth" del 2008. Protagonisti sono questa volta giovani indiani di seconda e terza generazione alle prese con una realtà quotidiana che si è allontanata sempre più dall'India. E' in questa raccolta che fa capolinea l'Italia, nella trilogia finale di racconti ambientati a Roma e a Volterra.
Ma è con Lowland, La moglie (nell'edizione italiana) che la Lahiri torna al romanzo e quasi definitivamente in India. Il tono piatto, asciutto, scarno, paratattico di questo ultimo lavoro è il frutto di una scelta studiata, un allontanamento consapevole dall'artificiosità del fraseggiare inglese. Una scelta voluta che la soddisfa ma che, forse, a breve cambierà.
Oggi la Lahiri vuole scrivere in italiano. Per questo ha cominciato la collaborazione con la rivista settimanale Internazionale. L'italiano è il mezzo per fuggire dall'inglese e per fare un sondaggio di se stessa. Tale scelta rientra nella sua mancanza di reale appartenenza ad una lingua, sia quella bengalese che quella inglese.
L'interesse per l'Italia chude l'incontro. E' una riflessione su Venezia quella che la scrittrice legge salutando timidamente il pubblico, quel pubblico al quale,  quasi mai  per un'ora e mezza di dialogo, ha rivolto lo sguardo contenuto e pudico. Descrive in italiano  Venezia e la definisce inquietante ed onirica, dalla topografia disordinata. Venezia è il luogo dove è costante il dialogo tra ponti e calli. Scrivere in un'altra lingua equivale ad attraversare un ponte: l'inglese scorre sotto i piedi come l'acqua naturale, l'acqua che manaccia di inghiottirla. Ma i ponti aiutano ad evitare il contatto con l'acqua, la aiutano a salvarsi. Lo smarrimento naturale di ogni straniero  a Venezia equivale allo smarrimento della scrittura in italiano: una sensazione sconvolgente e intrigante, necessaria.
La Lahiri veneziana passa da un ponte all'altro con lingue e storie diverse che affascinano il suo pubblico

domenica 23 marzo 2014

Jhumpa Lahiri a Incroci di civiltà

Come ogni anno segnalo la partecipazione indiana o anglo indiana alla manifestazione culturale veneziana Incroci di Civiltà. Sabato 5 Aprile, alle ore 18.00, presso l'Autitorium di Santa Margherita di Venezia, sarà presente la scrittrice Jhumpa Lahiri.
Il rapporto della Lahiri con l'Italia è ormai di lunga data. Nata da genitori bengalesi e cresciuta a Londra e negli Stati Uniti, ha sempre avuto un rapporto difficile con la lingua nativa. La scrittura la avvolta  nella naturalezza dell'inglese e oggi la vita l'ha portata a vivere a Roma dove un'altra lingua, l'italiano, l'ha stregata e appassionata. Del suo interessante e intricato rapporto con le lingue  la Lahiri parla in una serie di brevi racconti che stanno uscendo sul settimanale Internazionale.
Il testo che l'ha resa nota al pubblico italiano è la raccolta di racconti L'interprete dei malanni. Opera che le è valsa il Premio Pulitzer per la narrativa del 2000.
I racconti della Lahiri sono esperienze lontane e vicine dall'India. Emerge il vissuto di chi risiede ormai lontano dal suo paese e cerca di ricostruirsi una vita. Ambientazione spesso americana, spesso legata la mondo universitario dei campus, spesso legata a giovani mogli non scelte e poi accettate. Emergono il dolore per la lontananza; lo sfondo della guerra per l'indipendenza del Bangladesh e la fratellanza bengalese in America; la povertà il dolore e la dignità del popolo indiano; la difficoltà di adattarsi ad una nuova vita; il successo e la sete di denaro e riconoscimento sociale.
In Una nuova terra (2008) protagonisti sono sempre immigrati (più spesso personaggi femminili) di seconda generazione dall’India o dal Bengala agli Stati Uniti, specchio evidente della situazione vissuta in prima persona dalla scrittrice stessa.
Dal romanzo Namesaze, L'omonimo, la regista Mira Nair ha invece tratto il celebre  film Il Destino del nome. Recentemente in Italia è uscito, sempre per l'editore Guanda, il romanzo La moglie. Questa volta la Lahiri sceglie un'ambientazione è quasi  totalmente indiana, quella di Calcutta. La storia di due fratelli molto diversi tra di loro e del nobile gesto di uno di loro: salvare una donna sola dall'ignoranza e crudeltà di una certa mentalità bengalese.

venerdì 21 marzo 2014

Addio Khushwant Singh


Non è arrivato per poco a 100 anni lo scrittore Khushwant Singh morto ieri a Delhi. Lo ricordiamo per gli splendidi romanzi, tra cui l'indimenticabile Quel treno per il Pakistan, e i numerossissimi racconti editi per la Penguin . Singh era sicuramente uno degli scrittori più importanti dell'India  moderna. Attraversando un secolo ha potuto raccontare la tragedia della partizione e la decadenza di una cultura ( Delhi).
Con  lui se ne va una figura di spicco, caparbia e coraggiosa. Il coraggio di saper uscire dal coro, di saper raccontare la crudezza e il limite della violenza.  Come, e forse più di lui, a rendere la tragicità della parzizione è riuscito solo Saadat Hasan Manto (morto di alcolismo a soli 43 anni).
Nel paese che, a volte scioccamente e presuntuosamente, l'Occidente vede come solo "spirituale", Singh si dichiarava ufficialmente agnostico e rivendicava il suo disprezzo per ogni forma di religione organizzata.
"One can be a saintly person without believing in God and a detestable villain believing in him. In my personalised religion, There Is No God!" (The God, the bad and the ridicolous)
Ma è sua una staordinaria Storia dei sikh del 1967 e la volontà di affermare la necessità di uno stato laico. Quella di Singh, come  quella  di S. Rushdie, è la voce scomoda dell'intellettuale che sa usare una lingua diversa e accusare le false ideologie, l'idolatria e il perbenismo legato ad un'appartenenza comunitaria spesso falsa e perversa. In questi giorni di campagna elettorale, tra i toni del nazionalismo marcatamente intollerante e fondamentalista, scompare la voce saggia di chi ha visto con i propri occhi lo scorrere degli anni cruciali per l'India. E la sua oggettività, la sua reale conoscenza dei fatti,  si tace nei giorni che vedono riemergere antiche e profonde intolleranze di matrice religiosa.
In Train to Pakistan riecheggiavano le grida  e il silenzio di giorni altrettanto folli. Così apre il suo testo:

 "Muslims said the Hindus had planned and started the killing. According to the Hindus, the Muslims were to blame. The fact is, both sides killed. Both shot and stabbed and speared and clubbed. Both tortured. Both raped." (W. Singh, Train to Pakistan)

Ma Singh verrà ricordato anche per il coraggio dei temi affrontati, per l'esplicito riferimento a situazioni e fatti marcatamente erotici altrimenti visti come tabu nella società indiana (La compagnia delle donne). Con un linguaggio delicato e letterario, Singh descrive con naturalezza prostitute, amanti e travestiti. Non c'è volgarità, oscenità, pornografia delle sue parole. Le sue pagine raccontano la naturalezza di gesti e sensazioni umane.
Una produzione ricchissima, la vita, la morte, il piacere, la vecchiaia, la libertà, la violenza e l'ardore. Addio Khushwant Singh.

mercoledì 5 marzo 2014

Gulaab gang al cinema?

Una bella iniziativa in India per la festa della donna. Si è avuto il buon gusto di non far coincidere l'uscita del film Gulaab gang  con l'8 Marzo. Un giorno fa la differenza.
Il film racconta la  vera storia di Sampat Pal Devi, una donna dell'Uttar Pradesh sfuggita ad un matrimonio violento che, prendendo ispirazione da Laximibai Rani, ha fondato una "gang" di donne in sari rosa. La gulabi gang (ne avevamo parlato qui) è il movimento femminile che si occupa della salvaguardia dei diritti dei più deboli. I modi utilizzati dalle donne indiane in rosa non sono sempre pacifici. In una società maschilista e fallocentrica come quella indiana non poteva forse fare alltrimenti.
Il film è diretto dal regista esordiente Soumik Sen,  prodotto da Anubhav Sinha e  interpretato da Madhuri Dixit e Juhi Chawla. Colpisce la mancanza di un importante ruolo maschile nel cast. Essendo incentrato sulle donne non si poteva pretendere altro. Gli uomini, almeno questa volta, subiscono e sono intimoriti da questa "regina rosa" aggressiva e paladina dei diritti clpestati. La colonna sonora, dello stesso Sen, , uscita già in Gennaio, ha avuto abbastanza successo tra il pubblico e la critica.
La leader  reale del movimento, non interpellata prima dell'inizio della produzione, si è dichiarata scontenta dell'uscita del film e proprio oggi l'Alta Corte di Delhi ha vietato la diffusione del film in quanto la reputazione della Pal verrebbe messa irrimediabilmente in cattiva luce. In teoria si dovrebbe aspettare il 18 maggio, data della prossima sentenza.

lunedì 24 febbraio 2014

Danza Dâsî a Roma

India, danze, 2010
Nei giorni 22, 23 e 24 febbraio 2014 dalle ore 11 alle 12,30, a Roma,  presso lo Ials, via Cesare Fracassini 60, si terrà un seminario di danza indiana Dâsî Attam diretto da Tiziana Leucci. Il seminario è aperto a principianti e livelli più avanzati.


Dâsî Attam, lett. la "Danza delle Dâsî ", è l’antico nome dello stile di danza eseguita in passato nei templi e nelle corti dell'India del Sud quale offerta rituale agli dei. Il Dâsî Attam utilizza un articolato lessico gestuale che combina i gesti delle mani con i movimenti del corpo e le espressioni del volto e degli occhi. Nel corso del seminario, aperto ad allievi principianti e più avanzati, si offrirà un’introduzione alla tecnica e ai principi di base con elementi di ritmica e di mimica. Si consiglia di indossare indumenti comodi, pantaloni larghi, tute da ginnastica o calzamaglie. I piedi devono rimanere scalzi.
POSTI LIMITATI - E’ GRADITA LA PRENOTAZIONE
IALS via Cesare Fracassini, 60 - 00196 Roma Tel. 06 3236396 - 06 3611926
tizpulcino@hotmail.com

Dopo gli studi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, Tiziana Leucci si laurea in Discipline dello Spettacolo e Indologia all’Università di Bologna con una tesi sul teatro e la danza indiani. Si reca poi in India con borse di studio dei Ministeri degli Affari Esteri e dell’Università e della Ricerca italiani e del Ministero della Cultura indiano per continuare le sue ricerche storico-antropologiche, affiancate dallo studio pratico della danza indiana (stili Dâsîattam, Bharat Nâtyam e Odissi all’accademia di Kalakshetra e con maestri appartenenti alla comunità di devadâsî e rajadâsî (danzatrici del tempio e della corte), V.S. Muthuswamy Pillai e K. Venkatalakshamma), e dall’ insegnamento della Lingua e Letteratura Italiana presso la Madras University. Dopo dodici anni di permanenza in India (dal 1987 al 1999) si reca in Francia ed ottiene un dottorato di icerca in Antropologia Sociale sulla tradizione artistica e socioreligiosa delle devadâsî e rajadâsî, presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Autrice di varie
pubblicazioni sulla danza, tra cui una monografia adottata come testo d’ esame dalle Università (Devadâsî e Bayadères: tra storia e leggenda, CLUEB, Bologna 2005, p. 319), Tiziana Leucci è ricercatrice del CEIAS (Parigi), del Consiglio Internazionale della Danza (UNESCO Parigi) e delle Associazioni di Ricerca in Danza francese, italiana e europea . Divide il suo tempo tra le attività di ricerca, di danzatrice ed insegnante presso Università, Conservatori di Musica e Danza, Musei e
Teatri (La Scala di Milano, Teatro dell’Opera di Roma).

Promozione a cura di Ass. Cult. Orchestés
www.danzaroma.org
orchestes@gmail.com

Ials
Via Cesare Fracassini, 60

Informazioni aggiuntive

  • data inizio:22-02-2014
  • data fine:24-02-2014
  • Indirizzo:Via Cesare Fracassini, 60 roma
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