lunedì 14 settembre 2015

La ragazza oleandro: una Divakaruni poco convincente

Nuovo esperimento letterario della Divakaruni, la conosciutissima autrice indo-americana. Dopo l'esperimenti di rifacimento del Mahabharata in Il palazzo delle illusioni e le favole per bambini in Anand e la conchiglia magica, le storie della Divakaruni tornano ad ambientarsi in parte sul suolo statunitense seguendo la scia del ben pooco noto e apprezzato Raccontami una storia speciale. Nel nuovo romanzo, La ragazza oleandro, la città di New York è il luogo di antiche origini da ritrovare in un processo migratorio inverso rispetto a quello post-coloniale. Se da una parte la scrittrice non riesce a ritrovare la carica emotica di romanzi come Sorella del mio cuore e Il fiore del desiderio, dall'altra ci stupisce con una vitalità di colpi di scena e un plot dinamico che nulla ha a che vedere con il ben troppo noto La maga delle spezie.
Non si tratta della solita storia d'amore. Karobi, la ragazza oleandro, appartiene ad una famiglia bengalese di antico lignaggio, fatta di tradizioni, rispetto e rigide norme morali e sociali. L'eccessivo controllo da parte del nonno la fa crescere in un mondo ovattato e fuori dal tempo dove la modernità della Calcutta del primo decennio del 2000 sembra non entrare. La semplicità e ingenuità della ragazza colpiscono il rampollo Rajat. Il matrimonio viene organizzato in brevissimo e tutto sembra procedere come in una delle più classiche favole a lieto fine. Ma entrambi hanno ombre nel proprio passato. Il prestigioso lignaggio  bengalese che tanto è apprezzabile nella fanciulla è in verità messo in discussione. Per scoprire le proprie origini Karobi farà un viaggio in America dove tenterà di far luce su se stessa e sull'identità di suo padre. I colpi di scena certo non mancano. Da pura hindu Karobi si rivela essere una "bastarda meticcia". Emerge chiaramente la difficoltà, presente ancora oggi in India, di accettare unioni intercastali o interraziali. Sullo sfondo di questa storia sentimentale si affollano alcune difficoltà ulteriori: l'odio per il diverso dopo l'11 settembre in America; gli scioperi sindacali delle società indiane;la violenza dei gruppi naxaliti; la fame di denaro e successo dell'India moderna; la politica spregiudicata; il ricatto e il potere del denaro; i gruppi integralisti hindu; i disordini seguenti ai tragici incidenti del Gujarat . Ma emergono anche buoni sentimenti, come quelli del fedele Asif per la piccola Pia o quelli della nonna di Karobi  impegnata a preservare l'antica casa di famiglia e i suoi ricordi. Karobi ci ricorda spesso una piccola Lucia Mondello, un po' troppo fragile e stucchevole. Fortunatamente il suo personaggio si anima leggermente a contatto con la realtà americana. Scrittura non certo affascinante quella della nuova Divakaruni ma la storia è coinvolgente e la  suspance rimane alta fino alla fine anche se assolutamente prevedibile. Peccato per il finale frettoloso e poco convincente rispetto al dettaglio dei capitoli precedenti.

7 commenti:

sunil deepak ha detto...

Non so perché ma non ho mai apprezzato la scrittura della Divakaruni, spesso non riesco a finire i suoi libri. Le conclusioni delle sue storie non mi convincono!

Sonia.namaste Namaste ha detto...

Esattamente Sunil. Il successo della Maga delle spezie per me è inspiegabile. Con tutta la splendida letteratura indiana esistente.....
Un abbraccio

Silvia Merialdo ha detto...

Pure a me!
Non mi è mai piaciuta...
Da un certo punto in poi però non l'ho più letta, ma a quanto sembra non mi sono persa molto!

Clara ha detto...

Io ci ho fatto la tesi di laurea sulla Divakaruni (ma nn solo), su Arranged Marriage, la sua primissima opera, una raccolta di racconti. Poi ho letto The Mistress of Spices, e basta mi sono fermata. Come persona, all'epoca - vi parlo di tanti anni fa - fu molto disponibile, la contattai via mail e seguì a grandi linee la mia tesi. Come letteratura, concordo che sia un po' troppo superficiali e piena di stereotipi. Peccato... Un salutone a tutti!

Sonia.namaste Namaste ha detto...

Ciao claraaaaaaaa!
Io alla fine leggo tutto..bello e brutto. La mia libreria indiana ha raggiunto la terza fila..ed ho cominciato a vendere quelli assurdi.
Un abbraccio ad entrambe

Clara ha detto...

Io ho un baule di libri indiani, belli e brutti (i bellissimi ce li ho fuori) che vorrei trasformare in biblioteca, chissà magari un giorno troverò uno spazio adatto
Ciaoo

Sonia.namaste Namaste ha detto...

A Bologna c'è una libreria che li raccoglie. Credo che Sunil ne abbia donati tanti dei suoi ..vero?