martedì 13 dicembre 2011

Lumbini: la culla di Buddha profanata da orde di turisti?

Lumbini è sempre stata considerata una delle città più importanti per il  buddhismo.
Lontana dalle calche turistiche, affascina per la sua semplicità e immediatezza.
Molti lo ignorano, ma in questa piccola cittadina del sud  del  Nepal è nato il principe Siddhartha Gautama.
Nonostante il sito faccia riferimento alla giovinezza  del Buddha, dalla nascita fino ai 29 anni circa, i tesori che  vi si possono trovare non sono di certo inferiori a quelli di Kushinagar, Bodh Gaya e Sarnath.

Quella di Lumbini è una terra difficile, il distretto di Rupandhei si trova infatti nel Terai, caratterizzato da una fortissima  povertà. Ma i buddhisti hanno sempre considerato il sito come uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti. Una bellezza cruda, essenziale e vibrante quella di Lumbini. Un luogo avvolto in un tempo e in uno spazio lontani dai ritmi moderni. Anche i nepalesi  non buddhisti ne vanno fieri: Buddha is nepali!

Questa magia rischia però di essere interrotta. Qualche giorno fa i maoisti hanno preso un accordo con la Cina e l'Onu (Lumbini è patrimonio Unesco dal 1997) volto a trasformare il sito in un'attrazione turistica che richiami un folto numero di osservatori rumorosi e inconsapevoli. La manovra economico-turistica del governo maoista non sorprende perchè dal 2008 si sono avute molte iniziative in tal senso: la riduzione del costo per i permessi alle zone ad accesso limitato (per il Mustang si è passati da 500 $ a persona per 11 giorni ai 300 $ trattabili) o lo stesso Turism Nepal Year 2011. Il coordinatore delle attività di sviluppo per Lumbini è il nostro vecchio amico Prachanda, un politico che è lontano ere e reincarnazioni dal pur minimo significato di buddhismo. L'intervento e interesse cinesi non possono che preoccupare: basta ricordare cosa è diventato il Potala a Lasha  o il monastero di Sera. Il controllo cinese dei monasteri  tibetani nepalesi non è certo un mistero, così come la politica collaborazionista del governo nepalese; ne avevo già parlato qui e qui.
L'iniziativa, nonostante il buon proposito di sviluppo, non è piaciuta affatto  ai buddhisti nepalesi che hanno protestato davanti alla sede dell'Onu di Kathmandu.. Una fila di 200 (alcuni dicono 500) monaci che ha manifestato il  proprio dissenso. 


Da anni Lumbini è caratterizzata da assenza di strutture turistiche invasive. E' vietato costruire troppi alberghi  nelle immediate vicinanze del sito archeologico. Non c'è un aeroporto e la strada da Kathmandu (230 Km) non è delle migliori, così come quella dall'India, anche se molto vicina.
Shakun Sherchand, coordinatore dei buddhisti nepalesi spiega così le sue ragioni:


1. Lumbini development area must be declared as an autonomous peace zone. 

2. Marauding of Buddhist cultural heritage, historical sites and archeological treasures by unlawful acts must be deemed as crime against cultural heritage and must be stopped immediately.

3. Lumbini, Bouddha, Swayambu, Namabuddha and other important Buddhist religious sites must be declared as “peace zone”.

4. A separate Ministry for the development of Buddhist concerns in relation to religion, culture and its resources must be established under the representation of Buddhists only.

5. All Buddhist organizations, committees and functions under the Government of Nepal for Buddhist concerns which is affiliated with party politics without our consent will not be honored by its stake holders.

Come dargli torto?

2 commenti:

giardigno65 ha detto...

nno si può

Domenico Santi ha detto...

Mi sa che devo affrettarmi ad andarci...